Recupero delle acque grigie in edificio: progettare con la UNI EN 16941-2

Le acque grigie sono l’acqua che esce da docce, vasche e lavabi: circa il 30% di tutti gli scarichi di una casa (range 25-50%, bibliografia IRIDRA), e a differenza della pioggia arrivano costanti tutti i giorni dell’anno. Recuperarle per scaricare i WC e irrigare taglia un altro 20-30% del prelievo idropotabile, sopra a quanto già fa l’acqua piovana.

Il recupero delle acque grigie ha una sua norma di riferimento, la UNI EN 16941-2:2021, che fissa principi di progettazione, dimensionamento, installazione e manutenzione. La logica è diversa da quella del serbatoio piovana: qui non si massimizza l’accumulo, lo si riduce al minimo. In questo articolo vediamo perché, come si progetta il sistema e lo applichiamo a un caso da 4 persone.

In questo articolo trovi:

Cosa sono le acque grigie e quali conviene raccogliere

Le acque grigie sono le acque reflue domestiche a esclusione di quelle dei WC e degli orinatoi (UNI EN 16941-2:2021, § 3.1). Dentro questa definizione la norma distingue un sottoinsieme più pulito, le acque grigie leggere (light greywater): le grigie senza l’acqua di cucina e quella della lavatrice (§ 3.2). È una distinzione che pesa sul progetto, perché meno carico organico entra nel sistema, meno trattamento serve.

La norma indica un ordine di preferenza per la raccolta, dal flusso più pulito al più sporco: prima docce e vasche, poi lavabi, poi lavatrice, infine lavello cucina e lavastoviglie (§ 6.2.2). La regola operativa che ne discende è semplice: conviene fermarsi alle grigie leggere. Le acque di cucina portano grassi e residui alimentari, con un carico assimilabile a quello delle acque nere, e mandano in sofferenza i trattamenti biologici di piccola taglia.

Restano fuori, sempre e comunque, cucina e WC dal lato sporco, e dal lato usi l’acqua potabile, la preparazione dei cibi e l’igiene personale (§ 1). L’acqua grigia trattata serve per scaricare i WC, irrigare il giardino, alimentare la lavatrice e lavare le superfici.

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Perché le grigie sono diventate un tema da progetto

Per anni il recupero delle acque grigie è rimasto una scelta di sensibilità del committente. Dal 2 febbraio 2026 entra nell’elaborato: il CAM Edilizia (DM 24 novembre 2025) richiede negli appalti pubblici reti di raccolta separate per acque meteoriche, grigie e nere a scala di edificio (criterio 2.3.14), non più solo a livello urbanistico. Una rete dedicata alle grigie, separata dalle nere, è la precondizione fisica per recuperarle: ne abbiamo parlato nell’articolo sui criteri acqua dei CAM 2026.

I numeri reggono l’attenzione anche fuori dall’appalto. Le grigie valgono circa il 30% degli scarichi domestici e, recuperate, aggiungono un risparmio idropotabile a quello del recupero meteoriche. Su una rete nazionale che perde il 42,4% dell’acqua immessa (ISTAT, dato 2022, report marzo 2024), l’acqua che non passa dal contatore è acqua guadagnata due volte: alla fonte e alla bolletta.

I quattro elementi del sistema: raccolta, trattamento, stoccaggio, distribuzione

Ogni sistema di recupero delle acque grigie si descrive con quattro elementi funzionali (UNI EN 16941-2:2021, § 4): raccolta, trattamento, stoccaggio e distribuzione. Vanno progettati insieme, perché la qualità di partenza dell’acqua raccolta decide il livello di trattamento, e l’uso finale decide la qualità da raggiungere.

Raccolta. Le grigie viaggiano in una rete di scarico dedicata, separata da quella delle nere, dimensionata per ridurre la formazione di schiuma (turbolenza e curve al minimo, § 5.2). La rete va etichettata e deve avere un by-pass verso la fognatura per i periodi di manutenzione o blocco.

Trattamento. La norma elenca i passi possibili, da combinare secondo l’uso (§ 5.3): sedimentazione o flottazione, grigliatura, filtrazione fine (anche a membrana), trattamento biologico con aerazione, trattamento chimico, disinfezione. Per gli usi residenziali tipici la filiera consigliata è filtrazione, trattamento biologico e disinfezione UV (preferita all’ipoclorito, che lascia residui di cloro e odori). L’Allegato B della norma ordina i sistemi per complessità crescente: dal solo uso diretto senza trattamento (ammesso solo per subirrigazione) fino ai sistemi bio-meccanici che uniscono digestione batterica e separazione fisica.

Stoccaggio. Qui sta la prima regola controintuitiva: l’acqua grigia non trattata non va stoccata (§ 5.4.1). Si degrada in fretta, produce odori e abbassa la qualità. Il serbatoio accumula solo acqua già trattata, in materiale non traslucido (per fermare la crescita algale), con sfioro sifonato verso la fognatura e protezione anti-riflusso.

Distribuzione. Una rete in pressione totalmente separata da quella potabile, senza alcuna interconnessione (§ 5.9). Le connessioni incrociate tra rete potabile e non potabile non sono ammesse, e in fase di collaudo si verificano con un test al colorante (Allegato C).

Quanto serbatoio serve davvero?

Poco. È la differenza più grande rispetto al serbatoio della pioggia: lo stoccaggio delle acque grigie trattate va minimizzato, e un volume pari al 50% fino a un massimo di un giorno di consumo è di norma sufficiente (UNI EN 16941-2:2021, § 6.1). Il motivo è fisico: le grigie si producono e si consumano ogni giorno, in modo costante, quindi non serve un grande polmone di accumulo come per la pioggia stagionale.

Il dimensionamento si fa sul minore tra resa e domanda, per non raccogliere e trattare acqua che poi non si userebbe. Per le abitazioni la norma offre un approccio base con i valori medi giornalieri dell’Allegato A (Table A.1), riferiti alla singola persona:

VoceValore (litri per persona al giorno)
Resa da docce, vasche e lavabi60
Domanda per scarico WC35
Domanda per lavatrice15
Domanda per altri usi (es. irrigazione)10
Fonte: UNI EN 16941-2:2021, Allegato A, Table A.1 (valori medi giornalieri tipici).

Esempio svolto: famiglia di 4 persone. Raccogliamo le grigie leggere (docce, vasche, lavabi) e le usiamo per gli scarichi WC e la lavatrice.

PassoCalcoloRisultato
Resa giornaliera60 l × 4 persone240 litri/giorno
Domanda WC + lavatrice(35 + 15) l × 4 persone200 litri/giorno
Valore di dimensionamentominore tra resa e domanda200 litri/giorno
Volume di stoccaggioda 50% a 1 giorno di domanda100-200 litri
Esempio con l’approccio base UNI EN 16941-2:2021 (§ 6.2.3), valido per le abitazioni con riuso per WC e lavatrice.

Il sistema si dimensiona quindi su 200 litri al giorno, con un serbatoio di acqua trattata nell’ordine dei 150-200 litri. Confronto utile: lo stesso nucleo, per il recupero della pioggia, chiede un accumulo di oltre 6.000 litri. Stesso edificio, due ordini di grandezza di differenza, perché le due acque hanno comportamenti opposti nel tempo.

Quando si aggiunge l’irrigazione, o quando il sistema serve un albergo, una residenza o più immobili, l’approccio base non basta: la norma prescrive l’approccio dettagliato con le formule di resa e domanda (§ 6.2.4), che richiedono i dati reali degli apparecchi (portata e durata di docce e rubinetti, volume e cicli di lavatrice).

Questo è il metodo del corso, applicato a un caso. In “Progettare con l’Acqua” (12 ore online, 25 giugno, 30 giugno e 3 luglio 2026, 12 CFP per ingegneri, architetti e geometri) ripetiamo questo percorso, norma per norma, su tutto il ciclo dell’acqua dell’edificio. Fino al 25 giugno il prezzo di lancio è 197 euro + IVA.

Norma, calcolo e scelte di progetto su tutto il ciclo dell’acqua dell’edificio.

Infografica recupero acque grigie UNI EN 16941-2: quattro elementi del sistema, dimensionamento per 4 persone, confronto grigie e piovane, reintegro in categoria 5
Recupero acque grigie in edificio: il sistema, il dimensionamento e il confronto con la pioggia. Infografica Naturalnzeb.

Grigie o piovane? La tabella che decide

Recupero meteoriche e recupero grigie risolvono lo stesso problema, ridurre il prelievo potabile, ma si progettano con logiche opposte. Confonderle è l’errore che fa nascere impianti sovradimensionati o serbatoi che vanno in odore. La tabella mette a confronto i due sistemi sui punti che cambiano davvero in fase di progetto.

AspettoAcque meteoriche (UNI/TS 11445:2012)Acque grigie (UNI EN 16941-2:2021)
Fontetetto e superfici di captazionedocce, vasche, lavabi
Disponibilitàstagionale e irregolarecostante, giornaliera
Trattamentofiltrazionefiltrazione, biologico, disinfezione
Stoccaggio non trattatoammesso (acqua pulita)da evitare (degrada in fretta)
Logica di accumulomassimizzare l’autonomiaminimizzare lo stoccaggio
Volume serbatoio (4 persone)migliaia di litricentinaia di litri
Reintegro potabileair gap categoria 5 (AA/AB)air gap categoria 5 (AA/AB)
Recupero meteoriche e grigie a confronto: stessa finalità, logiche di progetto opposte.

Il dimensionamento del serbatoio piovana, con il metodo semplificato della specifica italiana e l’esempio numerico completo, lo trovi nell’articolo dedicato al serbatoio per l’acqua piovana. I due sistemi convivono bene: una buona pratica è un unico accumulo che integra pioggia e grigie trattate, esplicitamente prevista dalla UNI EN 16941-2 (§ 5.4.1).

Il reintegro potabile e la categoria 5

Quando il serbatoio delle grigie si svuota, il sistema deve poter attingere alla rete potabile. È il punto in cui l’impianto non potabile tocca quello potabile, e la norma lo tratta con la massima severità. L’acqua grigia è un fluido di categoria 5 (rischio sanitario per presenza di agenti patogeni): il reintegro è ammesso solo attraverso un vuoto d’aria, cioè una caduta libera in atmosfera (UNI EN 16941-2:2021, § 5.5.2).

In concreto, servono i dispositivi di tipo AA (vuoto d’aria senza restrizioni, UNI EN 13076) o tipo AB (vuoto d’aria con troppopieno non circolare, UNI EN 13077), con un battente d’aria di almeno 20 mm. Niente valvole, ritegni o disconnettori a pressione ridotta: il tipo BA copre fino alla categoria 4, non la 5, quindi su un impianto di acque grigie non è ammissibile. La UNI EN 1717:2025 (in vigore dal 18 settembre 2025) conferma alla tabella 2 che la categoria 5 è riservata ai soli vuoti d’aria AA e AB.

Il secondo presidio è l’identificazione, che in collaudo viene controllata per prima. La norma chiede tubazioni marcate e distinte da quelle potabili, segnaletica “acqua non potabile” su ogni punto di erogazione (segnale ISO 7010-P005) e, sui rubinetti non potabili accessibili, un dispositivo di sicurezza come una leva rimovibile (§ 8). La separazione fisica senza marcatura visiva è una non conformità ricorrente.

Il quadro normativo italiano (e le sue zone grigie)

La UNI EN 16941-2 dà la regola tecnica, ma non sostituisce gli obblighi di legge nazionali e locali (lo dice la norma stessa nello scopo). E qui il quadro italiano per il riuso civile delle grigie è ancora frammentato. Tre coordinate da tenere a mente.

Le grigie sono acque reflue domestiche. Ai sensi dell’art. 74 del D.Lgs. 152/2006 rientrano nei reflui domestici e non possono essere assimilate alle acque meteoriche: lo stoccaggio e il riuso seguono quindi una disciplina più stringente.

Il riferimento nazionale storico è in transizione. Il riuso a fini civili e irrigui delle acque reflue è regolato dal DM 12 giugno 2003 n. 185, oggi in via di abrogazione. Il nuovo DPR di riordino è stato licenziato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri il 5 novembre 2025, ma a metà 2026 non risulta ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale (punto da verificare alla data del progetto). Per l’agricoltura, intanto, è direttamente applicabile dal 26 giugno 2023 il Regolamento (UE) 2020/741, con le sue quattro classi di qualità.

La regola operativa la scrive il territorio. In attesa del nuovo DPR, il riferimento concreto resta il regolamento edilizio comunale e le linee guida regionali (Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna hanno discipline proprie), più il regolamento del gestore del servizio idrico per il dispositivo di disconnessione. Prima di progettare, si verifica sempre il regolamento locale. Per il quadro d’insieme sul riuso delle reflue affinate è utile la pagina del MASE sul riutilizzo delle acque reflue affinate.

Sul piano dei parametri di qualità, l’Allegato D della UNI EN 16941-2 fornisce valori guida utili in assenza di soglie nazionali: per lo scarico WC, ad esempio, Escherichia coli fino a 250 UFC/100 ml, torbidità sotto 10 NTU, pH tra 5 e 9,5. Sono valori di orientamento da affiancare, non sostituire, agli eventuali limiti regionali più severi.

Domande frequenti

Posso usare le acque grigie per scaricare il WC in Italia? È legale?

Sì, è ammesso. La filiera di riferimento è il DM 12 giugno 2003 n. 185 (uso civile, in via di abrogazione), integrato dal regolamento edilizio comunale e dalle norme tecniche UNI. Il progettista deve prevedere trattamento (filtrazione, biologico, disinfezione UV), rete duale separata con etichettatura, e reintegro potabile con vuoto d’aria. Verificare sempre il regolamento locale e quello del gestore idrico.

Quali acque grigie conviene raccogliere?

Le acque grigie leggere: docce, vasche e lavabi. La UNI EN 16941-2 consiglia di escludere cucina e lavatrice quando si vuole ridurre il trattamento, perché l’acqua di cucina porta grassi e residui che appesantiscono i sistemi biologici di piccola taglia. Le acque di WC e cucina restano in ogni caso nella rete delle acque nere.

Quanto deve essere grande il serbatoio delle acque grigie?

Piccolo. La UNI EN 16941-2 (§ 6.1) raccomanda di minimizzare lo stoccaggio: un volume pari al 50% fino a un massimo di un giorno di consumo è di norma sufficiente. Per una famiglia di 4 persone si parla di 100-200 litri, contro i diversi migliaia di litri di un serbatoio per l’acqua piovana dello stesso nucleo.

Che differenza c’è tra recupero acque grigie e recupero acqua piovana?

Cambia la logica di accumulo. La pioggia è stagionale e si massimizza l’autonomia con un grande serbatoio; le grigie sono costanti e si minimizza lo stoccaggio, perché non trattate degradano in fretta. Anche il trattamento è diverso: per le grigie servono filtrazione, biologico e disinfezione, per la pioggia spesso basta la filtrazione.

Serve la disinfezione per le acque grigie?

Per gli usi residenziali tipici sì. La UNI EN 16941-2 indica la disinfezione (di norma UV) come passo finale del trattamento, e l’Allegato D fissa valori guida di qualità microbiologica, ad esempio Escherichia coli fino a 250 UFC/100 ml per lo scarico WC. La verifica della qualità si fa a regime, non subito dopo la messa in servizio.

Dal recupero al progetto completo

Il recupero delle acque grigie è un tassello del ciclo dell’acqua dell’edificio: a monte la riduzione dei consumi con rubinetteria e sanitari efficienti, accanto il recupero della pioggia, a valle la rete duale, obbligo che ha vent’anni, il reintegro in categoria 5 e gli elaborati per la verifica. È lo stesso quadro che dà ai numeri della crisi idrica italiana un senso operativo: meno prelievo, più autonomia dell’edificio.

Nel corso “Progettare con l’Acqua” questo percorso si fa per intero, con l’approccio di questo articolo: prima la norma, poi il calcolo, poi le scelte di progetto. Tre pomeriggi online (giovedì 25 giugno, martedì 30 giugno e venerdì 3 luglio 2026, ore 14:30-18:30), 12 CFP, docente Ing. Sergio Pesaresi, casi studio reali.

Fino al 25 giugno 2026 al prezzo di lancio. In alternativa, parti dal toolkit gratuito: bilancio idrico, calcolatore del serbatoio e checklist CAM reti duali.

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