Il serbatoio dell’acqua piovana finisce interrato in giardino e, chiuso il pozzetto, nessuno lo guarda più. Proprio per questo il dimensionamento del serbatoio per l’acqua piovana va azzeccato prima di calarlo nel terreno: se lo fai troppo piccolo, a ogni temporale butti via l’acqua che avresti potuto usare; se lo fai troppo grande, hai pagato metri cubi che non si riempiono mai e ci lasci dentro acqua ferma che peggiora.
La buona notizia è che non devi inventarti niente, perché la UNI/TS 11445:2012 mette a disposizione un metodo semplificato in quattro passaggi, pensato per le case mono e bifamiliari e leggero abbastanza da farsi con una calcolatrice. Qui lo smontiamo formula per formula e lo portiamo su un caso vero, la villetta di 4 persone con 120 m² di tetto a falda che somiglia a metà dei progetti che ti passano sul tavolo.
In questo articolo trovi:
- Perché il serbatoio è tornato un tema da appalto
- Cosa dice la UNI/TS 11445:2012 sul dimensionamento
- Il metodo semplificato in quattro passi
- Esempio svolto: 4 persone, 120 m² di copertura
- Quando il metodo semplificato non basta
- Il reintegro dalla rete potabile (dove si bocciano i progetti)
- Componenti, dettagli e manutenzione
- Domande frequenti
Perché il serbatoio è tornato un tema da appalto
Per anni recuperare l’acqua piovana è stata una scelta di sensibilità, quasi sempre lasciata al committente più attento. Dal 2 febbraio 2026 la musica è cambiata. Il CAM Edilizia (DM 24 novembre 2025) chiede nei progetti pubblici la raccolta e lo stoccaggio delle acque meteoriche per usi non potabili (criterio 2.3.15), oltre alle reti separate a scala di edificio (criterio 2.3.14). Ne abbiamo scritto in dettaglio nei criteri acqua dei CAM 2026; qui ci basta la conseguenza pratica, il serbatoio è passato da optional a elaborato di progetto, con tanto di relazione di calcolo e verifica.
E i numeri reggono l’attenzione anche fuori dagli appalti, perché un impianto residenziale dimensionato bene taglia dal 30 al 50% del prelievo idropotabile (casistica UNI/TS 11445:2012). Messo su una rete nazionale che perde il 42% dell’acqua immessa (ISTAT, Report Giornata Mondiale Acqua, dato 2023 pubblicato marzo 2024), ogni metro cubo che non passa dal contatore è un metro cubo guadagnato due volte, una in bolletta e una tolta a una rete che non ce la fa.

Se vuoi rifare questi conti sul tuo progetto senza costruire il foglio da zero, il calcolatore XLSX del serbatoio del toolkit gratuito è già impostato sul metodo UNI/TS 11445:2012. Gli dai superficie, piovosità e abitanti e ti restituisce volume utile e volume ottimale.
Cosa dice la UNI/TS 11445:2012 sul dimensionamento?
La UNI/TS 11445:2012 è la specifica tecnica italiana per gli impianti che raccolgono e riutilizzano l’acqua piovana a fini non potabili. Per l’accumulo ti lascia due strade. La prima è un metodo semplificato per le case mono e bifamiliari, costruito su afflusso, fabbisogno e una frazione del 6%; la seconda è un metodo analitico a bilancio giornaliero, che entra in gioco sugli edifici più complessi.
Prima di applicarla tieni a mente tre cose.
- È una specifica tecnica (TS), non una norma piena. Non è cogente per legge, ma diventa di fatto vincolante quando la richiamano i CAM, un capitolato pubblico o il regolamento edilizio comunale. In gara, la non conformità si paga.
- Vale per usi non potabili: irrigazione, cassette WC, lavaggio superfici, usi tecnologici. La rete di distribuzione deve essere totalmente separata da quella potabile.
- Il metodo c’è, il dato di input no. La piovosità del sito la reperisci da fonti climatiche (Atlante Climatico ISPRA o servizi idrici regionali), su serie storiche adeguate. Il sottodimensionamento per pigrizia sul dato di pioggia resta uno degli errori più frequenti del progettista.
Il metodo semplificato in quattro passi
Il metodo semplificato (UNI/TS 11445:2012 § 5.2.1) si regge su quattro grandezze, una per passo.
Passo 1: l’afflusso meteorico annuo Q. È quanta acqua riesci davvero a raccogliere in un anno:
Q = φ × P × A
dove φ è il coefficiente di afflusso della superficie captante, P la precipitazione annua in mm e A la proiezione orizzontale della superficie di captazione in m². Il risultato ti esce in litri. I coefficienti di afflusso li leggi dal prospetto 1:
| Superficie di captazione | Coefficiente di afflusso φ |
|---|---|
| Copertura impermeabile a falda | 0,8 |
| Copertura impermeabile piana | 0,7 |
| Copertura permeabile (es. verde pensile) | 0,5 |
| Superficie impermeabile a terra | 0,7 |
Passo 2: la richiesta annua R. È quanta acqua non potabile consuma la casa in un anno:
R = n × r × 365
dove n è il numero di abitanti e r la richiesta giornaliera procapite per usi non potabili, cioè 50 litri al giorno a testa oppure il 30% del consumo idrico reale se lo conosci (UNI/TS 11445:2012 § 5.2.1).
Passo 3: il volume utile Vu. Qui sta la parte intelligente del metodo. Il serbatoio non si dimensiona su tutta l’acqua che potresti raccogliere, ma solo sul 6% del minore tra Q e R:
Vu = min(Q; R) × 0,06
Quel 6% vale più o meno 21 giorni di autonomia nei periodi asciutti; andare oltre significa comprare volume che poi resta vuoto per gran parte dell’anno. Dimensionare sul minore tra afflusso e richiesta è quello che ti salva sia dal serbatoio che non si riempie mai quando piove poco, sia da quello che si svuota in tre giorni quando a comandare è il consumo.
Passo 4: il volume ottimale Vo. Un coefficiente di sicurezza pari a 1,5 assorbe le oscillazioni stagionali:
Vo = Vu × 1,5
Esempio svolto: 4 persone, 120 m² di copertura
Mettiamolo su un caso concreto. Villetta con copertura impermeabile a falda di 120 m² in proiezione orizzontale, 4 abitanti, piovosità media annua del sito 800 mm (il dato lo trovi sull’Atlante Climatico ISPRA o al servizio idrico regionale del Comune). Gli usi previsti sono le cassette WC e l’irrigazione.
| Passo | Calcolo | Risultato |
|---|---|---|
| Afflusso annuo Q | 0,8 × 800 mm × 120 m² | 76.800 litri |
| Richiesta annua R | 4 ab × 50 l/giorno × 365 | 73.000 litri |
| Minore tra Q e R | R < Q | 73.000 litri |
| Volume utile Vu | 73.000 × 0,06 | 4.380 litri |
| Volume ottimale Vo | 4.380 × 1,5 | 6.570 litri |
Il progetto chiede quindi un accumulo commerciale da 6.500 a 7.000 litri, quasi sempre interrato, perché sottoterra è più stabile in temperatura e sta al riparo dalla luce, che nel serbatoio favorirebbe la crescita algale.
Due controlli di buon senso chiudono il calcolo e vale sempre la pena farli. Il primo, il volume utile vale 36,5 litri per m² di superficie captante, dentro la forbice di 25-50 litri per m² che la casistica UNI/TS 11445:2012 dà per gli edifici mono e bifamiliari. Il secondo, con 73.000 litri l’anno di fabbisogno coperti in gran parte dalla pioggia, la famiglia dell’esempio sposta sull’acqua meteorica qualcosa come 70 m³ ogni anno, in linea con quel risparmio idropotabile del 30-50% di cui dicevamo sopra.
Questo è esattamente il metodo che usiamo nel corso Progettare con l’Acqua (12 ore online, per ingegneri, architetti e geometri), applicato qui a un caso solo. Nel corso lo stesso percorso lo rifacciamo su tutto il ciclo dell’acqua dell’edificio, dalla norma al calcolo alle scelte di progetto fino agli elaborati per la verifica.
Quando il metodo semplificato non basta?
Quel metodo semplificato nasce apposta per le case mono e bifamiliari. Quando sali su un plurifamiliare, sul terziario o su usi con domanda irregolare, la stessa UNI/TS 11445:2012 (§ 5.2.2) ti manda al metodo analitico, cioè un bilancio giornaliero del serbatoio con afflussi, prelievi, sfiori e la regola di gestione Yield After Spillage, su serie pluviometriche di almeno 30 anni.
Accanto c’è la strada europea. La UNI EN 16941-1:2024 (recepita il 18 aprile 2024) affianca la specifica italiana con un approccio base e uno dettagliato su almeno 5 anni di dati giornalieri. Un’accortezza però, le due fonti non si mescolano. I coefficienti di resa della norma europea (0,9 per le falde lisce, 0,8 per le piane senza ghiaia, fino a 0,3 per i tetti verdi intensivi, tabella 2) non coincidono con i φ del prospetto 1 italiano, quindi scegli una norma e le resti fedele fino all’ultima riga del calcolo.
Resta un caso in cui il dimensionamento cambia proprio natura. Se il lotto cade in area a pericolosità idraulica, l’accumulo interrato va verificato anche su falda e galleggiamento, con il progetto che deve fare i conti con i vincoli delle mappe PGRA. Per capire in che classe sta il tuo sito, il percorso in 6 passi sul geoportale è qui.
Perché il reintegro dalla rete potabile boccia i progetti?
Perché è il punto in cui l’impianto non potabile tocca la rete potabile, il contatto che la norma tratta con la massima severità. L’acqua piovana stoccata è classificata categoria 5, cioè rischio microbiologico, secondo UNI EN 1717:2025. Il reintegro di soccorso dalla rete potabile è ammesso solo attraverso un vuoto d’aria di tipo AA o AB, una caduta libera in atmosfera, mai un collegamento diretto.
Sul cantiere questo vuol dire niente valvole, niente ritegni, niente disconnettori a zona di pressione ridotta, perché il tipo BA arriva alla categoria 4 e non copre la 5. Va bene solo lo scarico libero con battente d’aria di almeno 20 mm, conforme alle norme di prodotto UNI EN 13076 (tipo AA) o UNI EN 13077 (tipo AB).
E l’alimentazione di soccorso non è un di più da impiantisti scrupolosi, visto che nei progetti soggetti a CAM la pretende il criterio 2.3.14, insieme alla contabilizzazione separata dei consumi per ciascuna sorgente. È il punto più delicato dell’impianto ed è anche il primo che il verificatore va a controllare.
Due note che vale la pena controllare nei tuoi capitolati:
- La UNI EN 1717 è stata aggiornata: la versione 2025 è in vigore dal 18 settembre 2025 e sostituisce la 2002. Un capitolato che cita ancora “UNI EN 1717:2002” è formalmente disallineato.
- La separazione fisica delle reti va completata dall’identificazione cromatica delle tubazioni e dalla cartellonistica “acqua non potabile” su ogni punto di erogazione: la sola separazione senza marcatura visiva è una non conformità ricorrente in collaudo.
Componenti, dettagli e manutenzione
Oltre al volume, la UNI/TS 11445:2012 mette dei paletti anche sui componenti. Sono i dettagli che separano un impianto conforme da uno che invecchia male:
- Filtro in linea prima del serbatoio, con efficienza minima del 90% (§ 8.2): trattiene foglie e sedimenti.
- Prelievo dal punto giusto: galleggiante a 100-150 mm sotto il pelo libero, oppure presa fissa a circa 150 mm dal fondo (§ 9.1). L’acqua migliore non sta né in superficie né sul fondo.
- Troppopieno sifonato con protezione anti-roditori, mai collegato direttamente alla fognatura.
- Gruppo di pompaggio con protezione contro la marcia a secco.
- Piano di manutenzione documentato: pulizia dei filtri, ispezione del serbatoio, controllo del dispositivo di disconnessione. Per gli impianti di recupero è la condizione che tiene in vita qualità dell’acqua e prestazione idraulica nel tempo.
Domande frequenti
La UNI/TS 11445:2012 è obbligatoria?
No, è una specifica tecnica, non cogente per legge. Diventa però di fatto vincolante quando è richiamata da capitolati pubblici, regolamenti edilizi comunali o dai CAM Edilizia. In un appalto pubblico, la non conformità ai documenti richiamati si traduce in scarto dell’offerta.
Serve un’autorizzazione per recuperare l’acqua piovana del tetto?
No, non serve un’autorizzazione allo scarico: è una rete privata interna senza recapito in corpo idrico. Vanno però rispettati il regolamento edilizio comunale (alcuni Comuni richiedono una SCIA per le opere interrate) e il regolamento del gestore idrico per il dispositivo di disconnessione sull’allaccio potabile.
Posso usare l’acqua piovana recuperata per la doccia o il bucato?
Per la doccia no in ogni caso: l’igiene personale è esclusa sia dalla UNI/TS 11445:2012 sia dalla UNI EN 16941-1:2024. Per la lavatrice le due norme divergono: la specifica italiana non la contempla tra gli usi, la norma europea sì. Serve una scelta di quadro normativo esplicita e un trattamento adeguato.
Quanto si risparmia con il recupero dell’acqua piovana?
La casistica della UNI/TS 11445:2012 indica un taglio del 30-50% del prelievo idropotabile per un impianto residenziale ben dimensionato. Nell’esempio di questo articolo, una famiglia di 4 persone copre con la pioggia circa 70 m³ l’anno di usi non potabili.
Esiste una regola rapida per stimare il volume del serbatoio?
Sì: per gli edifici mono e bifamiliari il volume utile ricade tipicamente tra 25 e 50 litri per m² di superficie captante. È una verifica di ordine di grandezza, utile per un preventivo di massima: il dimensionamento vero richiede il calcolo con piovosità e fabbisogno reali.
Dal calcolo al progetto completo
Il serbatoio, alla fine, è un tassello. A monte ci sono la superficie captante e i pluviali, a valle la rete duale, il reintegro in categoria 5, gli elaborati per la verifica CAM. E accanto alla pioggia lavora anche il recupero delle acque grigie, che abbatte un’altra fetta di prelievo potabile. Nel corso “Progettare con l’Acqua” questo percorso lo facciamo per intero, con lo stesso ordine di oggi, prima la norma, poi il calcolo, poi le scelte di progetto. 12 ore online, casi studio reali.
In alternativa, parti dal toolkit gratuito: calcolatore del serbatoio, checklist CAM reti duali e altri 6 strumenti operativi.
Fonti
- UNI/TS 11445:2012, Impianti per la raccolta e l’utilizzo dell’acqua piovana per usi diversi dal consumo umano (metodo semplificato § 5.2.1 e analitico § 5.2.2, prospetto 1 dei coefficienti di afflusso).
- UNI EN 16941-1:2024, Sistemi idrici in loco per acque non potabili, parte 1 dedicata all’acqua piovana (coefficienti di resa, tabella 2).
- UNI EN 1717:2025, Protezione contro l’inquinamento dell’acqua potabile negli impianti idraulici (categorie di rischio, categoria 5 per l’acqua piovana stoccata).
- UNI EN 13076 e UNI EN 13077, dispositivi per la prevenzione dell’inquinamento da riflusso con vuoto d’aria non controllabile (tipo AA) e con troppopieno (tipo AB).
- Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 24 novembre 2025, Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia, criteri 2.3.14 e 2.3.15 (GU n. 281 del 3 dicembre 2025).
- ISTAT, statistiche sull’acqua per la Giornata Mondiale dell’Acqua, perdite delle reti di distribuzione intorno al 42%.
- ISPRA, dati e indicatori su clima e precipitazioni in Italia, per reperire la piovosità media annua del sito.
- MASE, Criteri Ambientali Minimi vigenti.

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