Alluvione e siccità: la stessa faccia di un dimensionamento sbagliato

C’è una cosa che ho smesso di raccontare ai committenti come se fossero due notizie diverse: “quest’anno c’è la siccità” e “l’anno scorso c’è stata l’alluvione”. Sono la stessa notizia.

Alluvione e siccità non sono due problemi opposti che si alternano: sono la stessa faccia di un dimensionamento sbagliato. La fisica è una sola e sta tutta in un numero, circa il 7% di vapore in più che l’atmosfera trattiene per ogni grado di riscaldamento. Da lì discende il resto, comprese le due cose che da progettista ti tocca firmare, i drenaggi quando piove e gli accumuli quando non piove.

Detto in una riga, conta più quando arriva l’acqua che quanta ne arriva. E quel “quando” è cambiato.

In questo articolo:

  1. Perché alluvione e siccità sono lo stesso problema?
  2. Il numero che tiene insieme tutto: +7% per grado
  3. Cosa significa per chi firma una relazione di calcolo?
  4. I ghiacciai sono il nostro accumulo che si sta svuotando
  5. Il fattore clima: come si aggiusta il dimensionamento?
  6. Una relazione tarata sul 2005 è anche un problema di responsabilità
  7. Come ne parli al committente senza fare l’ambientalista
  8. Domande frequenti

Perché alluvione e siccità sono lo stesso problema?

Perché nascono dallo stesso meccanismo fisico, quello per cui un’atmosfera più calda concentra la stessa pioggia (o meno) in eventi più rari e più violenti. L’alluvione è l’acqua che arriva tutta insieme; la siccità è l’acqua che non arriva nel mezzo. Si alternano solo in apparenza, ma sono due sintomi dello stesso ciclo idrologico, reso più energetico dal riscaldamento.

Lo si vede a occhio nudo nei dati italiani. Il 2024 è stato l’anno più caldo in Italia dal 1961, con un’anomalia di +1,33 °C sul clima di riferimento (SNPA/ISPRA, Rapporto SNPA 44/2025). Nello stesso anno circa metà del territorio nazionale è stata in condizioni di siccità da moderata a estrema, mentre le precipitazioni cumulate nazionali segnavano +8% sulla media. Più pioggia in totale, eppure siccità su metà del Paese. Sembra una contraddizione, ma è esattamente quello che succede quando l’acqua si concentra male nel tempo e nello spazio.

Il rischio, se li tratti come due problemi separati, è che progetti due soluzioni separate e ne sbagli sistematicamente una delle due. Chi dimensiona solo contro la piena lascia il committente senza acqua ad agosto. Chi pensa solo all’accumulo estivo si fa travolgere il piano interrato a ottobre.

Il numero che tiene insieme tutto: +7% per grado

Il meccanismo ha un nome, la relazione di Clausius-Clapeyron, per cui la capacità dell’atmosfera di contenere vapore aumenta di circa il 7% per ogni grado Celsius. È fisica, non scenario. Un’aria più calda evapora di più da oceani, suoli e vegetazione, trasporta più vapore e quando precipita scarica più energia in meno tempo.

Le conseguenze sul ciclo dell’acqua sono tre e si incastrano:

  • piove più intensamente quando piove, perché c’è più vapore precipitabile;
  • il suolo si asciuga più in fretta tra un evento e l’altro, per maggiore evapotraspirazione;
  • il risultato netto è lo stesso volume annuo, o meno, distribuito in eventi più estremi e più distanziati.

Il punto a cui torno sempre è che conta la distribuzione nel tempo, più del totale annuo. La media annua può perfino restare uguale mentre il modo in cui quell’acqua si presenta diventa ingestibile per opere dimensionate su un’altra distribuzione. Le proiezioni del CMCC per l’Italia vanno tutte nella stessa direzione, con precipitazioni estreme in aumento (fino a +20% di intensità e frequenza al 2050) e cumulate annue in calo, magre estive più severe e piene invernali più frequenti.

Vuoi i numeri completi dietro questa tesi? Li ho raccolti e verificati uno per uno sulle fonti primarie nel pillar Troppa o troppo poca: la crisi idrica italiana in numeri.

Cosa significa per chi firma una relazione di calcolo?

Significa che si può sbagliare in due modi opposti e spesso si sbagliano entrambi nello stesso progetto. Il primo modo è il drenaggio sottodimensionato, con tubazioni e caditoie tarate su una curva di possibilità pluviometrica storica che descrive un clima che non esiste più. Il secondo è l’accumulo insufficiente, senza riserva per i mesi in cui l’acqua semplicemente non arriva.

I tempi di ritorno con cui abbiamo imparato a dimensionare (T = 2, 5, 10, 20, 50 anni) poggiano su serie storiche che oggi sottostimano la realtà. Un evento “duecentennale” si ripresenta a distanza di pochi anni; una curva del 2005 è vecchia, non prudente. E il dissesto riguarda quasi tutti, visto che il 94,5% dei Comuni italiani è a rischio per frane, alluvioni, erosione costiera o valanghe (ISPRA, Dissesto idrogeologico in Italia, edizione 2024).

In concreto, le due facce diventano due voci della stessa relazione:

Progettata bene, la stessa cisterna fa entrambe le cose, lamina l’evento intenso e immagazzina per la magra. È il punto in cui la tesi smette di essere clima e diventa geometria di progetto.

Infografica: alluvione e siccità come due facce di un errore di dimensionamento, con il +7% di vapore per grado, la fisica dell'emergenza, le due facce del problema e le soluzioni progettuali
Alluvione e siccità: dalla fisica del +7% per grado alle soluzioni progettuali. Infografica Naturalnzeb.

I ghiacciai sono il nostro accumulo che si sta svuotando

C’è un accumulo che non compare quasi mai nelle relazioni, ma è il più grande che abbiamo, il ghiaccio alpino. Un ghiacciaio è uno stoccaggio idrico multidecennale. Quando si scioglie, prima alimenta i fiumi (effetto positivo nel breve), poi si esaurisce (effetto negativo strutturale).

Il fenomeno è già in corso e non lascia margini di interpretazione, perché nel 2025 tutti i ghiacciai italiani monitorati hanno chiuso l’anno con un bilancio di massa negativo, senza eccezioni (World Glacier Monitoring Service e Università di Pisa, dati dell’anno idrologico 2025). Per dare una misura, il ghiacciaio del Caresèr ha perso oltre 53 metri di equivalente in acqua tra il 1995 e il 2025, più di un metro all’anno (ISPRA, indicatore Bilancio di massa dei ghiacciai). Significa che stiamo prelevando dal capitale, non dagli interessi.

La conseguenza per chi progetta è diretta e tocca molte più opere di quante il committente medio immagini. Per le opere alimentate da sorgenti d’alta quota il calo delle portate primaverili ed estive è la tendenza in atto, non un’ipotesi remota. L’accumulo naturale su cui abbiamo contato per generazioni sta diventando inaffidabile e questo sposta lavoro a valle, sul singolo edificio.

Il fattore clima: come si aggiusta il dimensionamento?

Si aggiusta smettendo di usare dati storici come se fossero attuali e introducendo un margine esplicito per il clima che cambia. Non serve un software nuovo. Servono cinque scelte, da mettere nero su bianco nella relazione.

  1. Aggiorna il riferimento pluviometrico al dato regionale ARPA più recente, non al manuale universitario. È la correzione che pesa di più e costa di meno.
  2. Inserisci un “fattore clima” dichiarato nel dimensionamento di drenaggi, sfioratori e accumuli, in attesa che le norme tecniche lo prescrivano. Meglio un margine motivato che nessun margine.
  3. Progetta per la doppia stagione: l’acqua di gennaio deve poter servire ad agosto. Una vasca con doppia funzione (laminazione dell’evento intenso e stoccaggio stagionale) risolve le due facce con un’opera sola.
  4. Privilegia le Nature-Based Solutions (tetti verdi, pavimentazioni drenanti, fitodepurazione) come scelta di adattamento, non come decorazione.
  5. Verifica la coerenza con il PNACC e con i piani regionali di adattamento: sta diventando un requisito di legittimità degli atti di pianificazione, non un di più.

Il “fattore clima” è prudenza progettuale documentata, niente di ideologico: è quello che passa tra una cisterna da 15 m³ e una da 8, tra un drenaggio che regge l’evento del 2030 e uno che cede il giorno del temporale.

Una relazione tarata sul 2005 è anche un problema di responsabilità

Qui arriva la parte che di solito non si dice. Se uno scenario climatico è ufficiale, pubblicato e accessibile, ma il progettista lo ignora, in caso di contenzioso post-evento può diventare un elemento di valutazione della diligenza qualificata richiesta dall’art. 1176, comma 2, del Codice civile.

Facciamo un esempio concreto. Immagina una vasca di laminazione che hai dimensionato su una curva pluviometrica del 2005, senza alcun fattore correttivo, destinata a cedere durante un evento estremo nel 2030. In sede di perizia non conterà solo la regola d’arte dell’epoca, ma cosa era disponibile sapere quando hai firmato il progetto. E nel 2026 il PNACC (DM 21 dicembre 2023 n. 434), il suo Osservatorio Nazionale (DM 16 dicembre 2025), gli scenari del CMCC e i rapporti SNPA/ISPRA sono atti pubblici e citabili. Hanno tutti un autore istituzionale, organi statali e centri di ricerca pubblici, non letteratura grigia.

Aggiornare il proprio standard progettuale va molto oltre l’etica climatica, perché è prima di tutto protezione professionale. Mettere nero su bianco nella relazione di calcolo che hai usato scenari aggiornati è una tutela esplicita per chi firma ed è anche, molto banalmente, quello che distingue un progettista preparato da chi ricicla la relazione di tre anni fa.

Questa lettura, dal territorio e dal clima fino alle soluzioni operative con casi reali svolti, è il filo del corso Progettare con l’Acqua.

Come ne parli al committente senza fare l’ambientalista

Non gli parli di termodinamica. Il cliente medio percepisce la crisi climatica come tema politico, non come vincolo di progetto. Se entri da lì, hai perso la riunione. La traduci in numeri sull’edificio specifico, lasciando fuori il giudizio morale.

Gli argomenti che funzionano sono quattro e sono tutti economici prima che ecologici:

  • continuità di servizio in caso di siccità (l’acqua c’è quando serve);
  • riduzione del rischio assicurativo da alluvione;
  • valore patrimoniale di un immobile climate-ready;
  • costi evitati di adeguamento futuro, quando l’obbligo arriverà comunque.

La frase che uso in cantiere non è “il clima sta cambiando”, ma questa. “L’atmosfera più calda trattiene più vapore, quindi quando piove piove di più e tra un evento e l’altro l’acqua si esaurisce prima. Per questo la cisterna è da 15 m³ e non da 8, il drenaggio ha questa geometria.” Il principio fisico è il fondamento e in riunione parla solo il dimensionamento.

Tre cose da portare a casa

  • Alluvione e siccità sono lo stesso fenomeno: un ciclo idrologico più energetico, spinto da +7% di vapore per grado. Progettarle separatamente vuol dire sbagliarne una.
  • Le curve storiche non bastano più: serve un fattore clima dichiarato, dati pluviometrici aggiornati e accumuli a doppia funzione (laminazione + stoccaggio stagionale).
  • È anche responsabilità: gli scenari ufficiali sono pubblici e citabili. Una relazione tarata sul passato è un rischio professionale, oltre che tecnico.

L’acqua è come la libertà: la si apprezza solo quando manca. Il corso “Progettare con l’Acqua” parte esattamente da qui, dalla lettura del territorio e del clima e arriva alle soluzioni operative, invarianza idraulica, reti duali, recupero delle meteoriche, riuso delle grigie, tetti verdi e fitodepurazione, con casi reali svolti. Sono 12 ore live, docente Ing. Sergio Pesaresi.

12 ore live, per ingegneri, architetti e geometri.

Domande frequenti

Le curve di possibilità pluviometrica storiche sono ancora valide?

Restano la base di calcolo, ma vanno aggiornate. Le serie storiche su cui poggiano i tempi di ritorno classici (T = 2, 5, 10, 20, 50 anni) sottostimano gli eventi estremi attuali, perché descrivono un clima precedente. La pratica corretta è usare il dato pluviometrico regionale ARPA più recente e applicare un fattore di sicurezza esplicito, documentandolo in relazione.

Cos’è il fattore clima e come lo applico?

È un margine di sicurezza aggiuntivo che si applica al dimensionamento di drenaggi, sfioratori e accumuli per tenere conto dell’intensificazione degli eventi estremi, in attesa che le norme tecniche lo prescrivano. In concreto si parte dai dati aggiornati, si sovradimensiona prudenzialmente l’opera e si motiva la scelta citando gli scenari CMCC o i rapporti SNPA/ISPRA.

Il PNACC è obbligatorio per i progettisti?

Il PNACC (DM 21 dicembre 2023 n. 434) non è una norma tecnica prescrittiva, ma un piano nazionale di indirizzo. Tuttavia i suoi contenuti vengono progressivamente recepiti dai Piani di Gestione delle Acque, dai PGRA e dagli strumenti urbanistici regionali e per progetti soggetti a VAS, VIA o autorizzazioni la coerenza con il PNACC è già materia di istruttoria. Ignorarlo espone a contestazioni sulla diligenza tecnica.

Perché parlare di alluvione e siccità insieme?

Perché hanno la stessa causa fisica, un’atmosfera più calda che concentra la stessa pioggia annua in eventi più rari e violenti. Trattarle come problemi separati porta a progettare contro uno solo dei due, lasciando l’edificio scoperto sull’altro. La progettazione idrica corretta affronta entrambe le facce con le stesse opere.

Progettare per il clima fa lievitare i costi?

Quasi sempre no, se la scelta è strutturale e non aggiunta a posteriori. Un accumulo a doppia funzione, una pavimentazione drenante o un tetto verde costano poco di più in fase di progetto e molto meno di un adeguamento futuro o di un danno da evento estremo. Per il committente sono continuità di servizio, minor rischio assicurativo e maggior valore dell’immobile.

Fonti

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