Mappe PGRA terzo ciclo: controlla il tuo distretto entro il 30 giugno (e impara a leggere P1, P2 e P3)

Le mappe PGRA del terzo ciclo (2027-2033) sono in consultazione in queste settimane: fino al 30 giugno 2026 puoi controllare come viene riclassificato il territorio in cui progetti e presentare osservazioni all’Autorità di Bacino. Dopo quella data, i nuovi perimetri si avviano a diventare i vincoli con cui lavorerai per i prossimi sei anni.

Lo scenario da evitare è concreto: il lotto del tuo cliente oggi è fuori dalle fasce, la mappa aggiornata lo riclassifica in P2, e tu lo scopri a pratica avviata, quando la relazione di compatibilità idraulica non era nel preventivo. Controllare adesso costa mezz’ora. Scoprirlo dopo costa il progetto.

In questo articolo trovi:

  • quali consultazioni sono ancora aperte, distretto per distretto (e quali sono già chiuse)
  • come controllare il tuo sito sul geoportale in 6 passi
  • cosa significano P1, P2 e P3 quando devi progettare
  • chi prevale tra mappe in consultazione, PAI e piano regolatore
  • come presentare un’osservazione tecnica entro la scadenza

Indice

  1. Cosa sono le mappe PGRA e perché ti riguardano?
  2. Quali consultazioni sono ancora aperte?
  3. Come controllare il tuo sito in 6 passi
  4. Cosa significano P1, P2 e P3 quando progetti?
  5. Mappe in consultazione, PAI, piano regolatore: chi prevale?
  6. Come presentare un’osservazione (e quando ha senso)
  7. Se il sito ricade in P2 o P3: la relazione di compatibilità idraulica
  8. Domande frequenti

Cosa sono le mappe PGRA e perché ti riguardano?

Le mappe PGRA classificano il territorio per pericolosità di alluvione in tre scenari (P3 frequente, P2 poco frequente, P1 raro) e per rischio in quattro classi, da R1 a R4. Le predispongono le sette Autorità di Bacino Distrettuali ai sensi del D.Lgs. 49/2010 e vengono riesaminate ogni sei anni.

Il PGRA (Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni) nasce dalla Direttiva 2007/60/CE, recepita in Italia con il D.Lgs. 49/2010. Siamo nel terzo ciclo di pianificazione: le mappe aggiornate sono state pubblicate da tutti i distretti tra dicembre 2025 e febbraio 2026, l’adozione dei nuovi piani è prevista per dicembre 2027 e la validità copre il sessennio successivo.

Perché ti riguarda? Due numeri bastano: secondo ISPRA (Rapporto “Dissesto idrogeologico in Italia”, edizione 2024) 6,8 milioni di abitanti vivono in aree a pericolosità di alluvione, e il 94,5% dei Comuni italiani è a rischio per frane, alluvioni, erosione costiera o valanghe. E il terzo ciclo non è un aggiornamento di routine: incorpora gli eventi recenti, a partire dall’alluvione dell’Emilia-Romagna del maggio 2023 (17 vittime, 8,5 miliardi di euro di danni certificati secondo la Regione Emilia-Romagna). In molti casi le aree P2 e P3 si estendono rispetto al ciclo precedente.

Tradotto in pratica: la classificazione del lotto su cui stai progettando può cambiare. E la finestra per dire la tua sta per chiudersi.

Infografica sulle mappe PGRA del terzo ciclo: scadenze delle consultazioni 2026, classi di pericolosità P1, P2 e P3, controllo del sito in 6 passi e documenti per le zone a rischio
Le mappe PGRA del terzo ciclo in sintesi: scadenze, classi di pericolosità, controllo del sito e documenti per progettare in zona a rischio.

Quali consultazioni sono ancora aperte?

A metà giugno 2026 restano aperte le consultazioni del Distretto Appennino Centrale e del Distretto Alpi Orientali, entrambe fino al 30 giugno 2026. Sono già chiuse quelle del Distretto del Po (31 maggio) e dell’Appennino Settentrionale. Per gli altri distretti verifica direttamente sul portale dell’Autorità.

DistrettoStatoScadenza osservazioniDove controllare le mappe
Appennino Centraleaperta30 giugno 2026 (osservazioni scritte a [email protected])aubac.it, sezione PGRA
Alpi Orientaliaperta (Valutazione Globale Provvisoria)30 giugno 2026 (avviso in GU n. 14 del 19 gennaio 2026)piattaforma SIGMA
Pochiusa31 maggio 2026 (prorogata dal 19 aprile con Decreto del Segretario Generale n. 15 dell’11 marzo 2026)geoportale ADBPO
Appennino Settentrionalechiusa30 giorni dall’avviso su BURL n. 5 del 4 febbraio 2026WebGIS del distretto
Stato delle consultazioni sulle mappe PGRA del terzo ciclo a metà giugno 2026 (fonti: avvisi distrettuali).

Per Appennino Meridionale, Sicilia e Sardegna lo stato della consultazione va verificato sul portale della rispettiva Autorità di Bacino. Il punto di accesso nazionale a tutte le cartografie è il Geoportale Nazionale MASE, sezione “Direttiva Alluvioni”.

Una cosa va detta: anche se la consultazione del tuo distretto è già chiusa, le mappe aggiornate restano consultabili. Il controllo del sito conviene farlo comunque, perché quei perimetri sono la fotografia più recente del rischio sul tuo territorio.

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Come controllare il tuo sito in 6 passi

Il controllo richiede una mezz’ora a sito. Ecco il workflow:

  1. Geolocalizza il sito sulle mappe del distretto competente (geoportale distrettuale oppure Geoportale Nazionale MASE).
  2. Leggi lo scenario di pericolosità: P1, P2 o P3, verificando se i perimetri in consultazione differiscono da quelli vigenti nel tuo punto.
  3. Leggi lo scenario di rischio: da R1 a R4, che incrocia la pericolosità con gli elementi esposti (popolazione, attività economiche, infrastrutture, beni culturali).
  4. Confronta con il PAI vigente: il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico resta lo strumento cogente fino all’adozione del nuovo piano.
  5. Verifica le norme tecniche di attuazione (NTA) del PAI e del PGRA del tuo distretto: sono lì i vincoli edificatori per ciascuna fascia, non nella mappa.
  6. Incrocia con gli strumenti urbanistici comunali (PRG/PGT/PUC) e con il regolamento regionale di invarianza idraulica, dove esiste (articolo dedicato del cluster in arrivo: lo collegheremo appena online).

Ecco il punto chiave: la mappa ti dice “quanto è pericoloso qui”, le NTA ti dicono “cosa puoi costruire qui”. Senza il passaggio 5 il controllo è a metà.

Cosa significano P1, P2 e P3 quando progetti?

P3 indica alluvioni frequenti, con tempo di ritorno tra 20 e 50 anni; P2 alluvioni poco frequenti, tra 100 e 200 anni; P1 alluvioni rare, oltre i 200 anni (art. 6 D.Lgs. 49/2010). Più alta la classe, più stringenti i vincoli: in P3 le nuove costruzioni sono in genere vietate.

I vincoli puntuali dipendono dalle NTA di ciascun distretto, ma lo schema ricorrente è questo:

ClasseScenarioCosa comporta in progetto
P3 (pericolosità elevata)alluvioni frequenti, tempo di ritorno 20-50 annidivieto di nuove costruzioni residenziali e produttive; ammessi manutenzione del costruito esistente, opere di mitigazione e infrastrutture di pubblica utilità non delocalizzabili, con relazione di compatibilità idraulica
P2 (pericolosità media)alluvioni poco frequenti, tempo di ritorno 100-200 anninuova edificazione ammessa con relazione idraulica sulla piena duecentennale, sopralzo del piano abitabile, impianti sopra quota di piena, materiali resistenti all’acqua negli interrati, vie di fuga
P1 (pericolosità bassa)alluvioni rare, tempo di ritorno oltre 200 anniin genere nessun vincolo specifico, ma buone pratiche di progettazione resiliente
Le tre classi di pericolosità dell’art. 6 D.Lgs. 49/2010 e i vincoli ricorrenti nelle norme tecniche distrettuali.

Risultato? In P2 non ti viene vietato di costruire: ti viene chiesto di dimostrare che il progetto convive con la piena di riferimento. È un lavoro tecnico in più, ma è anche il terreno su cui un progettista preparato si distingue.

Il corso “Progettare con l’Acqua” (12 ore live, 3 sessioni: giovedì 25 giugno, martedì 30 giugno e venerdì 3 luglio 2026, ore 14:30-18:30, 12 CFP, docente Ing. Sergio Pesaresi) parte dalla lettura del territorio e arriva alle soluzioni: invarianza idraulica, reti separate, recupero delle meteoriche, tetti verdi, con casi reali svolti.

Prezzo di lancio €197 + IVA fino al 25 giugno.

Mappe in consultazione, PAI, piano regolatore: chi prevale?

Il PAI vigente prevale: le previsioni del Piano di bacino hanno carattere immediatamente vincolante anche verso gli strumenti urbanistici comunali (art. 65 D.Lgs. 152/2006), e il PAI ne è un piano stralcio (art. 67, comma 1 D.Lgs. 152/2006). Le mappe in consultazione non sono ancora cogenti, ma anticipano i perimetri del piano che verrà adottato.

Questo crea una situazione che conviene maneggiare con chiarezza:

  • Oggi fa fede il PAI in vigore: è su quello che si verificano i titoli edilizi e si scrivono le asseverazioni.
  • Le mappe in consultazione sono il futuro prossimo: se il tuo lotto vi compare in una classe peggiore, progettare ignorandole significa consegnare al cliente un progetto già vecchio. La prudenza professionale suggerisce di assumere lo scenario più gravoso tra i due.
  • Se la nuova perimetrazione ti sembra sbagliata, la consultazione è esattamente lo strumento per dirlo: dopo, i margini si riducono ai contenziosi.

Come presentare un’osservazione (e quando ha senso)

L’osservazione è una comunicazione scritta all’Autorità di Bacino Distrettuale, entro la scadenza della consultazione, in cui documenti con dati tecnici le ragioni di una correzione: rilievi topografici, foto datate, studi idraulici esistenti, modellazioni alternative. Le modalità di invio sono indicate nei singoli avvisi distrettuali (per l’Appennino Centrale: osservazioni scritte a [email protected] entro il 30 giugno 2026).

Quando ha senso? Quando hai elementi tecnici, non opinioni: un rilievo che dimostra una quota diversa da quella del modello, un’opera di difesa realizzata e non recepita, un tirante osservato in un evento reale diverso da quello calcolato. L’osservazione generica (“il vincolo mi penalizza”) non produce effetti.

Un esempio del valore in gioco: il professionista che controlla le mappe in consultazione e scopre che il sito del cliente sta per passare in P3 può documentare l’osservazione ora, oppure scoprire il vincolo a piano adottato. Nel primo caso è un consulente che ha salvato un patrimonio edificabile; nel secondo è quello che “non se n’era accorto”.

Due cautele da professionista: lavora sempre sul confronto diretto con l’Autorità di Bacino e con la Regione competente, e ricorda che in zone P2/P3 nessun esito progettuale è garantito senza una verifica tecnica caso per caso.

Se il sito ricade in P2 o P3: la relazione di compatibilità idraulica

Se il controllo conferma una classe P2 o P3, il progetto dovrà essere accompagnato da una documentazione specifica. Il set tipico richiesto in fase di permesso:

  • Relazione di compatibilità idraulica: inquadramento del sito sulle mappe vigenti e in consultazione, calcolo dei tiranti di piena attesi per i tempi di ritorno di riferimento, verifica delle quote di soglia, dimensionamento delle opere di mitigazione.
  • Asseverazione del progettista sul rispetto delle NTA del PAI/PGRA e dei regolamenti regionali di invarianza idraulica.
  • Studio di invarianza idraulica per le superfici impermeabilizzate, dove il regolamento regionale lo impone.
  • Parere idraulico dell’Autorità di Bacino o del Consorzio di Bonifica nei casi specifici (interventi vicini ad alvei, opere su reti consorziali).
  • Modellazione idraulica monodimensionale o bidimensionale per gli interventi rilevanti.

E qui il cerchio si chiude con il resto della progettazione idrica: la gestione delle meteoriche alla sorgente (superfici permeabili, stoccaggio, riuso) riduce sia il rischio a valle sia i volumi da gestire in sito. Non a caso reti di scarico separate e riuso delle acque piovane sono diventati requisiti obbligatori negli appalti pubblici: ne abbiamo parlato in CAM 2026 e acqua: le reti duali entrano nell’edificio.

Domande frequenti

Il mio sito è in zona P2: cosa significa concretamente?

P2 indica pericolosità media di alluvione, con tempi di ritorno tra 100 e 200 anni: ogni anno c’è circa lo 0,5-1% di probabilità di un evento. Per i nuovi interventi serve la relazione di compatibilità idraulica; sul costruito esistente sono ammessi manutenzione e adeguamento, con eventuali misure di mitigazione (rialzo delle soglie, protezione degli interrati).

Posso costruire una nuova residenza in zona P3?

In genere no, salvo i casi specifici previsti dalle NTA del PAI distrettuale (per esempio completamento di lotti già edificati o interventi di pubblica utilità non delocalizzabili). Verifica sempre la disciplina del distretto competente: i nuovi PGRA possono variare perimetri e regole.

Le mappe PGRA prevalgono sul PRG o sul PGT comunale?

Sì, per il tramite del Piano di bacino: le sue previsioni vincolano immediatamente amministrazioni, enti pubblici e privati, e gli strumenti urbanistici devono coordinarsi o comunque non essere in contrasto (art. 65 D.Lgs. 152/2006). Il PAI, in quanto piano stralcio, eredita questa efficacia.

Cosa cambia con il terzo ciclo PGRA?

I perimetri delle aree di pericolosità vengono aggiornati sulla base degli eventi recenti (alluvioni 2023-2025), di nuovi modelli idraulici, di dati LiDAR aggiornati e degli scenari di cambiamento climatico. In molti casi le aree P2 e P3 si estendono rispetto al ciclo precedente.

Cosa faccio se trovo un errore nella mappa del mio sito?

Presenta un’osservazione scritta all’Autorità di Bacino Distrettuale entro la scadenza della consultazione, documentando con dati tecnici (rilievi, foto, modellazioni alternative) le ragioni della contestazione. Le modalità operative sono indicate nei singoli avvisi distrettuali.

In sintesi

  • Le mappe PGRA del terzo ciclo (2027-2033) ridisegnano la pericolosità di alluvione del territorio: per Appennino Centrale e Alpi Orientali puoi presentare osservazioni fino al 30 giugno 2026, e il controllo del sito conviene comunque, anche a consultazione chiusa.
  • P1, P2 e P3 sono scenari di probabilità (art. 6 D.Lgs. 49/2010): i vincoli reali stanno nelle NTA del distretto, e oggi fa fede il PAI vigente, mentre le mappe nuove anticipano i vincoli di domani.
  • In P2 e P3 la differenza la fa la documentazione: relazione di compatibilità idraulica, asseverazione, invarianza, e una gestione delle meteoriche progettata alla sorgente.

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