Il proprietario di una villetta ti chiama perché vuole la pompa di calore, gliel’hanno detto in tre che «fa risparmiare». La casa ha i radiatori in ghisa dimensionati per la caldaia, un contatore da 3 kW e un termostato a rotella in corridoio. La compatibilità del sistema va verificata.
Prima di aprire un catalogo, due domande secche. A che temperatura arriva l’acqua nei radiatori nelle giornate più fredde? Quanti kW può assorbire la fornitura senza far scattare il contatore? Le risposte decidono se la pompa di calore in un edificio esistente conviene oggi, conviene dopo altri lavori o non conviene. Nessuna scheda tecnica le contiene.
In questo articolo scoprirai:
- come leggere la potenza dichiarata di una pompa di calore rispetto al carico di progetto e alla temperatura bivalente
- come usare la temperatura di mandata per leggere dati di prova confrontabili, con un esempio teorico della UNI/TS 11300-4
- che cosa distingue un COP di targa da uno SCOP stagionale e quando i due non si possono confrontare
- come si stima il picco elettrico che la fornitura deve reggere, resistenza integrativa compresa
- quali requisiti di regolazione e contabilizzazione verificare nel perimetro dell’intervento
- la checklist delle 7 verifiche con esito verde, giallo o rosso, da compilare prima di scrivere una cifra di risparmio
Indice
- 1. Fabbisogno e potenza: la macchina copre il carico a quale temperatura?
- 2. Terminali e temperatura di mandata
- 3. Prestazione stagionale: COP o SCOP?
- 4. Potenza elettrica disponibile e picchi
- 5. Accumulo termico, per il riscaldamento e per l’acqua calda
- 6. Regolazione e contabilizzazione: obbligo o buona pratica?
- 7. Monitoraggio e commissioning
- La checklist delle 7 verifiche
- Domande frequenti
1. Fabbisogno e potenza: la macchina copre il carico a quale temperatura?
Per rispondere al proprietario devi confrontare il carico termico di progetto dell’edificio con la potenza che la pompa dichiara alla temperatura esterna di progetto del sito, non con quella stampata più in grande nel catalogo. Se sotto una certa temperatura la macchina non copre da sola il carico, l’integrazione va dichiarata e dimensionata prima di parlare di risparmio.
Il carico si calcola con la UNI EN 12831, che la UNI/TS 11300-4:2016 richiama fra i propri riferimenti insieme alla UNI 10349 per i dati climatici. Quel numero in kW, alla temperatura di progetto della località, è la domanda a cui deve rispondere la macchina.
La risposta sta nella scheda tecnica, letta con le definizioni della UNI EN 14825:2022. La potenza di progetto è il carico dichiarato dal costruttore a una temperatura di riferimento, che per il clima medio è quella di Strasburgo, −10 °C, per il clima freddo Helsinki a −22 °C e per il caldo Atene a +2 °C. La tua località non coincide automaticamente con nessuna delle tre.
La stessa norma definisce la temperatura bivalente come la temperatura più bassa alla quale l’unità dichiara di coprire il 100% del carico senza riscaldatore supplementare. Per il rating la UNI EN 14825 richiede di dichiarare Tbiv e la temperatura limite di funzionamento (TOL), come valori interi. Nel clima medio Tbiv deve essere +2 °C o inferiore e TOL −7 °C o inferiore: sono limiti della dichiarazione di rating, non valori da assumere quando mancano i dati della macchina.
TOL indica il punto sotto cui, nel calcolo della norma, la capacità viene posta a zero; non prova che ogni macchina si fermi fisicamente a −7 °C. Analogamente, la Tbiv dichiarata per il rating non sostituisce la temperatura bivalente scelta per il progetto dell’impianto.
In uno schema con funzionamento parallelo, sotto la temperatura bivalente scelta per il progetto la capacità della macchina può scendere sotto il carico e l’integrazione colma la differenza. Una macchina «da 10 kW» può quindi renderne 10 alla temperatura di prova e meno nel giorno per cui hai fatto il calcolo.
La UNI/TS 11300-4 trasforma il tema in una scelta da scrivere in progetto. La pompa può essere dimensionata per coprire tutto il carico senza integrazione, oppure in parte con una resistenza o un generatore incorporato, oppure inserita in un impianto dove integra un altro generatore.
Nei due casi con integrazione vanno definiti la temperatura bivalente e il modo di funzionamento, alternato, parallelo o parzialmente parallelo. Quando quella scelta è scritta e i kW tornano al punto di progetto, la potenza nominale a 7 °C smette di guidare il progetto da sola.
Questa prima verifica non riguarda l’incentivo, che è un altro discorso. Se il tuo cliente ha in mente il Conto Termico, la guida alle pompe di calore nel Conto Termico 3.0 è il posto giusto. Le sette verifiche restano un prerequisito anche lì.
2. Terminali e temperatura di mandata
Definito il carico, i radiatori esistenti aiutano a fissare la temperatura di mandata. È una delle condizioni che rendono confrontabili o non confrontabili le prestazioni dichiarate. Le prove usano quattro livelli di applicazione, 35, 45, 55 e 65 °C di uscita dell’acqua. Un COP letto a un livello non si confronta con uno letto a un altro.
La UNI EN 14511-2:2022 prova le unità aria-acqua e acqua-acqua su quattro tabelle di condizioni distinte, con uscita a 35 °C per la bassa temperatura, 45 per l’intermedia, 55 per la media e 65 per l’alta. La UNI EN 14825 usa la stessa scala per definire le applicazioni e ci costruisce sopra SCOP separati.
La UNI/TS 11300-4 chiede al fabbricante prestazioni dichiarate per almeno una delle temperature 35, 45 o 55 °C. Sono livelli di prova, non una scala discreta imposta alla casa: per temperature intermedie, la UNI/TS 11300-4 consente l’interpolazione entro i limiti dei dati del fabbricante.
Il perché sta in un numero che la UNI/TS 11300-4 mette a disposizione con la formula (40), il COP massimo teorico secondo il secondo principio, (θc + 273,15) / (θc − θf), con θc la temperatura del pozzo caldo e θf quella della sorgente fredda. Con aria a −7 °C, che è la condizione A delle prove a carico parziale della UNI EN 14825, la tabella si compila da sola.
| Mandata | Salto termico θc − θf | COP massimo teorico |
|---|---|---|
| 35 °C, livello di prova | 42 K | 7,3 |
| 55 °C, livello di prova | 62 K | 5,3 |
| 65 °C, livello di prova | 72 K | 4,7 |
Passare da 65 a 35 °C di mandata alza il tetto teorico del 56,22%, a parità di sorgente. È un esempio termodinamico utile per capire il verso della relazione, non una graduatoria commerciale né una previsione del COP di una macchina reale. Per la casa da cui siamo partiti bisogna quindi misurare o calcolare se i radiatori restano sufficienti alla mandata proposta.
La potenza resa dai terminali a temperatura ridotta si verifica con le norme dei radiatori e dei pannelli radianti, UNI EN 442 e UNI EN 1264, oltre che con un sopralluogo stanza per stanza. Se i radiatori restano quelli e la mandata resta a 65 °C, il COP letto sulla scheda a 35 °C non descrive quella casa.
Per confrontare due pompe, cerca quindi i COP dichiarati allo stesso livello applicativo e nelle stesse condizioni di prova. Scelta la mandata, resta da capire come cambiano le prestazioni durante l’inverno.
3. Prestazione stagionale: COP o SCOP?
Per seguire la macchina lungo la stagione, il solo COP di targa non basta, perché descrive un punto di prova a una temperatura precisa. Lo SCOP è la media pesata di una stagione di riferimento, su un clima e un’applicazione dichiarati. Non misura il rendimento della casa né prova il suo risparmio. Due SCOP su climi o applicazioni diversi non si confrontano, così come non si confronta un COP con uno SCOP.
La UNI EN 14511-1:2022 definisce il COP come rapporto fra capacità termica e potenza elettrica effettiva. Nel proprio scopo dichiara che la prova a carico parziale è trattata nella EN 14825.
La UNI EN 14825:2022 definisce lo SCOP come il COP complessivo dell’unità rappresentativo di un’intera stagione di riscaldamento designata, cioè il rapporto fra il fabbisogno stagionale e l’energia elettrica consumata per coprirlo. Il calcolo pesa capacità e COP dichiarati alle condizioni A, B, C e D, con aria esterna a −7, 2, 7 e 12 °C, sulle ore di ciascun bin del clima di riferimento.
Su una scheda tecnica vale la pena fermarsi su quale SCOP stai guardando. La norma ne distingue uno «on», riferito alla sola modalità attiva, da uno «net», che esclude anche il riscaldatore supplementare. Cambiano di poco nella sigla e molto nel numero, perché la resistenza elettrica che copre i giorni più freddi entra in uno e non nell’altro.
C’è poi il ciclaggio. La UNI EN 14825 corregge il COP dichiarato a pieno carico con un coefficiente di degrado, che in mancanza di prova vale 0,9 per le unità idroniche e 0,25 per quelle ad aria. La UNI/TS 11300-4 usa gli stessi due valori di default nella propria correzione a carico parziale, formule (56) e (57), chiamando il primo Cc.
Con quei valori, l’esempio di una macchina on/off che lavora al 30% del carico porta a una riduzione fra il 17 e il 19% del COP dichiarato per il solo ciclaggio. Questa riduzione riguarda quell’esempio con valori di default, non una macchina modulante capace di seguire il carico.
Per stimare il caso reale servono carichi del sito, temperature di mandata, ausiliari e integrazione, insieme a una baseline e a un confronto economico. Un solo COP corretto con valori di default non basta per una stima stagionale. Prima di usare lo SCOP per scegliere, bisogna riportarlo al clima, all’applicazione e ai dati dell’edificio.
4. Potenza elettrica disponibile e picchi
Lo stesso passaggio dalla scheda all’edificio vale per la fornitura elettrica. Va verificata sul caso gravoso di esercizio, con i carichi domestici realmente simultanei. Nessuna delle norme di prodotto tratta il contatore: qui servono pratica di progetto e numeri della scheda letti nel modo giusto.
La UNI EN 14511-1 definisce la potenza elettrica effettiva come media sull’intervallo di prova. Comprende compressore e sbrinamento, dispositivi di controllo e sicurezza, più una quota proporzionale di ventilatori e pompe che muovono i fluidi dentro l’unità. Non è il massimo assorbimento della fornitura. Per la verifica servono i massimi di potenza e corrente dichiarati dal fabbricante, il relativo collegamento elettrico e gli ausiliari esterni, per esempio il circolatore dell’impianto, solo se non sono già inclusi.
Alla potenza effettiva si aggiunge la resistenza, quando c’è. La UNI EN 14825 definisce la potenza del riscaldatore supplementare come differenza fra il carico di progetto e la capacità della pompa alla temperatura di progetto, formula (24). In un esempio puramente ipotetico, non tratto da una norma o da un catalogo, il carico di progetto è 10 kW a −5 °C, la pompa rende 7 kW a quella temperatura e la resistenza vale 3 kW.
L’esempio 10/7/3 chiude soltanto il bilancio termico e individua una resistenza equivalente da 3 kW: non ricostruisce un picco elettrico completo. Per decidere sulla fornitura si verificano potenza e corrente massime, resistenza, ausiliari esterni e simultaneità con i carichi della casa. Una fornitura da 3 kW non comporta automaticamente un aumento: l’esito dipende da quel calcolo.
Il fotovoltaico non chiude questa verifica. Alle sette di sera di gennaio non produce. La guida al bando per l’autoproduzione da fonti rinnovabili tratta un problema diverso, ridurre l’energia prelevata nell’anno, non il picco di potenza.
Per l’acqua calda la UNI EN 16147 aggiunge un dettaglio. Definisce i prodotti «off-peak» come alimentati per un massimo di 8 ore consecutive fra le 22:00 e le 07:00. È un vincolo dell’unità che può spostare un carico nella notte, senza rendere più piccolo il picco del riscaldamento.
5. Accumulo termico, per il riscaldamento e per l’acqua calda
La produzione di acqua calda porta anche al tema dell’accumulo, che nel circuito di riscaldamento ha un compito diverso. Qui può garantire le condizioni idrauliche e limitare il ciclaggio, ma si aggiunge solo se serve. Sull’acqua calda sanitaria le perdite del serbatoio sono già nel COP dichiarato per uno specifico profilo di prelievo. Quel profilo va confrontato con i carichi reali, senza dedurlo dal volume del boiler o dal solo numero di persone.
Sul lato riscaldamento la UNI/TS 11300-4 definisce il sistema di accumulo termico inerziale come uno o più serbatoi coibentati con il fluido dell’impianto, con eventuali panetti di sali eutettici, ma non dà un volume per le pompe di calore. L’unico rapporto litri per kW che la specifica scrive, 25 l/kW, riguarda i generatori a biomassa a caricamento automatico e non si trasferisce per analogia.
Il serbatoio si aggiunge quando volume d’acqua già disponibile, portata minima della macchina, sbrinamento, eventuale chiusura delle valvole e istruzioni del fabbricante lo richiedono. È un’integrazione tecnica di progetto, coerente anche con le indicazioni pratiche di Caleffi e Viessmann, non una prescrizione delle norme citate.
Sul lato sanitario la UNI EN 16147:2023 definisce il COP per l’acqua calda con un profilo di prelievo di riferimento e include le perdite termiche del serbatoio. A differenza del COP puntuale della 14511, queste perdite sono già comprese nella prova. I profili sono dieci, da 3XS a 4XL, con un’energia di riferimento che va da 0,345 kWh a 93,52 kWh, circa 270 volte.
Prima di confrontare due bollitori, chiedi su quale profilo è dichiarato il COP e confrontalo con i carichi reali. Il volume da solo non chiude né la verifica idraulica né il confronto fra due COP sanitari.
6. Regolazione e contabilizzazione: obbligo o buona pratica?
Verificati macchina, terminali e accumulo, devi stabilire come regolare l’impianto e quali obblighi si applicano all’intervento. Il DM 28/10/2025 disciplina BACS e dispositivi autoregolanti nell’Allegato 1, §2.3, commi 9 e 10. La regolazione climatica compare separatamente nel §5.3.1, c.1, lettere b) e d.iv): gli ambiti vanno letti uno per uno.
Il DM 28/10/2025, che aggiorna i requisiti minimi, mette in fila i casi nel paragrafo 2.3 dell’Allegato 1. Se l’intervento è una nuova installazione di climatizzazione invernale con generatore sopra i 35 kW, vanno installati un contatore del volume di acqua calda sanitaria prodotta e uno del volume di acqua di reintegro, con le letture riportate sul libretto di impianto. Sono contatori di volume, non contatori di calore.
Negli edifici non residenziali con impianti termici sopra i 290 kW, il §2.3, comma 9 richiede un sistema di automazione e controllo di classe B o superiore secondo la UNI EN ISO 52120-1 entro 180 giorni dalla pubblicazione del decreto. L’obbligo vale quando l’installazione è tecnicamente realizzabile e ha tempo di ritorno semplice inferiore a 6 anni senza incentivi né benefici fiscali. Negli altri casi il progettista motiva l’esito nella relazione tecnica.
La sostituzione del generatore apre un terzo controllo. L’Allegato 1, §2.3, comma 10 richiede dispositivi autoregolanti che controllano separatamente la temperatura in ogni vano, o in una zona quando giustificabile. Anche qui contano fattibilità tecnica e tempo di ritorno semplice inferiore a 6 anni senza incentivi né benefici fiscali; la relazione tecnica motiva la mancata installazione ove prevista.
La regolazione climatica, con la mandata che scende quando fuori fa meno freddo, è espressamente nominata dal §5.3.1, c.1, lettera b) per installazione, ristrutturazione e sostituzione. La lettera d.iv) la tratta nel percorso di sostituzione multiunità/non residenziale. Il criterio dei sei anni dei commi 9 e 10 non si estende automaticamente a queste disposizioni. Nel progetto della pompa di calore va verificata anche la curva di mandata, insieme alla resa dei terminali e al carico.
Per l’acqua calda sanitaria, la UNI EN 16147 definisce lo smart control come il dispositivo che adatta da solo il riscaldamento dell’acqua alle condizioni d’uso per ridurre il consumo. Lo riconosce come attivo solo se il fattore misurato raggiunge 0,07 e la macchina supera anche una prova di ciclo. Per il quadro degli edifici più grandi, le 4 cose da sapere sugli edifici intelligenti e sullo Smart Readiness Indicator aiutano a orientarsi.
Prima di dichiarare la conformità vanno quindi identificati i requisiti applicabili e le condizioni che li fanno scattare. La verifica non si risolve con il nome del componente.
7. Monitoraggio e commissioning
Le verifiche precedenti preparano il progetto, ma non collaudano l’impianto installato. Le prove della UNI EN 14511 e della UNI EN 16147 sono di laboratorio, con sequenze e condizioni che in una casa non esistono. Il commissioning in cantiere e i punti di misura si progettano prima, perché sono l’unico modo di trasformare una promessa di risparmio in un numero verificato.
L’esercizio, la conduzione, il controllo e la manutenzione dell’impianto seguono il DPR 74/2013, qualunque generatore si installi. Per capire se quella pompa mantiene la prestazione attesa servono però misure dedicate: il regolamento non può sostituirle.
I punti di misura da prevedere prima del montaggio sono pochi e precisi. Energia termica prodotta; energia elettrica assorbita dalla pompa, dagli ausiliari esterni e dalla resistenza integrativa, contati separatamente; temperature di mandata e ritorno; ore di funzionamento della resistenza. Senza il contatore dedicato alla resistenza non saprai mai se il risparmio mancato è colpa della macchina, del dimensionamento o di un inverno più freddo.
Con quei dati il risparmio dichiarato diventa una grandezza da verificare contro una baseline. Il metodo è quello di come si spiega e si documenta un risparmio previsto del 20% e misurato dell’8%. Senza punti di misura in progetto e un piano di misura e verifica scritto, il numero resta legato alla targa invece che all’impianto.
La checklist delle 7 verifiche
Le sette verifiche stanno in una tabella. Un rosso segnala che manca una verifica essenziale; un giallo indica dati o condizioni da chiudere. Quando tutte sono verdi, puoi passare alla stima del caso reale, non ancora promettere un risparmio.
| Verifica | Verde | Giallo | Rosso |
|---|---|---|---|
| 1. Fabbisogno e potenza | carico e potenza verificati alla temperatura di progetto; integrazione definita | dati di capacità o integrazione da completare | dimensionamento sulla sola potenza nominale a 7 °C |
| 2. Terminali e mandata | resa dei terminali e carico verificati alle temperature di progetto | dati o condizioni da completare | nessuna verifica della resa a temperatura ridotta |
| 3. Prestazione stagionale | dati di rating dichiarati e calcolo del caso reale | dati stagionali incompleti | SCOP senza clima o applicazione, o confrontato con un COP |
| 4. Potenza elettrica | massimi, resistenza, ausiliari e simultaneità verificati | dati o opere da definire | nessuno ha calcolato i carichi simultanei |
| 5. Accumulo | profilo ACS, carichi reali e verifica idraulica documentati | dati da chiudere | COP sanitari su profili diversi confrontati |
| 6. Regolazione e contabilizzazione | requisiti applicabili identificati e verificati | perimetro o documentazione da chiudere | conformità affermata senza verifica |
| 7. Monitoraggio e commissioning | punti di misura in progetto e piano di misura e verifica | solo contatore generale | risparmio promesso sulla targa, nessuna misura |
Con le sole informazioni iniziali non si decide. Prima si verificano resa dei terminali, potenza disponibile e requisiti applicabili alla regolazione; poi si decide se servono modifiche all’impianto o alla fornitura. È una risposta meno immediata di un sì, ma è l’unica che regge quando arriva la prima bolletta di gennaio.
Da quella stima parte il conto economico. La stessa pompa di calore può avere lo stesso payback di un intervento sull’involucro e un valore attuale netto molto diverso. Stesso payback, decisioni diverse: quando il VAN cambia tutto spiega come si arriva alla decisione difendibile.

Tre cose da portare via
- La potenza e il COP di targa valgono alle condizioni di prova. La UNI EN 14825 dichiara SCOP e capacità su un clima e su un’applicazione di temperatura precisi; il caso reale richiede i dati del sito e del fabbricante.
- Con la formula (40) della UNI/TS 11300-4, a sorgente −7 °C, il tetto teorico del COP passa da 4,7 a 65 °C a 7,3 a 35 °C: un aumento del 56%. È un esempio fisico, non un confronto fra marche.
- Il contatore e il collaudo in opera non stanno in nessuna norma di prodotto. Sono le due verifiche che il progettista fa da solo. Senza di loro il risparmio resta una promessa.
Il Modulo 6 del corso EGE settore civile, tenuto dall’Ing. Paolo Tkalez, riprende queste scelte con l’approccio del sistema edificio-impianto. Le prestazioni ai carichi parziali e stagionali vengono messe in relazione con le temperature di distribuzione e la compatibilità dei terminali con le pompe di calore.
La potenza disponibile, la gestione dei picchi e l’accumulo si affrontano insieme a bilanciamento, regolazione e contabilizzazione. Si lavora anche sulla qualità dell’acqua, sulle cause di decadimento prestazionale e sui punti di misura necessari al commissioning e alla misura e verifica.
Un’esercitazione mette a confronto alternative di riqualificazione impiantistica, con i dati richiesti, le prestazioni attese, le criticità di integrazione e i parametri da trasferire al Modulo 10 per la valutazione economica.
48 ore in 12 moduli, in diretta online, con materiali e registrazioni sempre disponibili.
Domande frequenti
Una pompa di calore funziona con i radiatori esistenti?
Sì, se il progetto verifica resa dei radiatori, carico e temperatura di mandata nel caso reale. Parti dalla resa dei radiatori alla mandata proposta, poi leggi la prestazione della macchina nei limiti dei dati del fabbricante. I 35, 45, 55 e 65 °C della UNI EN 14511-2 e della UNI EN 14825 sono livelli di prova, non temperature obbligatorie della casa.
COP e SCOP sono la stessa cosa?
No. Usa il COP per leggere una condizione di prova e lo SCOP per una stagione convenzionale, sempre sul clima e sull’applicazione dichiarati. Per stimare consumi e risparmi della casa servono carichi del sito, mandata, ausiliari, integrazione, baseline e confronto economico.
Serve aumentare la potenza del contatore per una pompa di calore?
Non per forza. Per decidere, il progettista ricostruisce il caso gravoso con potenza e corrente massime dichiarate, resistenza integrativa, ausiliari esterni e carichi simultanei della casa, senza sommare due volte ciò che la macchina già include. Se il totale supera la potenza disponibile, servono una fornitura più alta o una diversa gestione dei carichi.
Quanto fa risparmiare una pompa di calore rispetto alla caldaia?
Non c’è una percentuale valida per ogni casa. La UNI EN 14511, la UNI EN 14825 e la UNI EN 16147 misurano le prestazioni della macchina, non il risparmio rispetto a un altro generatore. Per dichiararlo servono carichi, mandata, regolazione, ausiliari e una baseline dei consumi precedenti, poi un piano di misura che confronti la previsione con l’impianto in esercizio.
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