Corso Esperto EGE Settore Civile. In offerta lancio — fino al 21 settembre 2026Leggi il Programma

Risparmio previsto 20%, misurato 8%: come si spiega e si documenta

Il committente entra in studio con la bolletta in mano e il capitolato nell’altra. Sul capitolato c’è scritto 20% di risparmio atteso, sulla bolletta il conto dice 8%. Ti chiede conto dei 12 punti mancanti e la prima cosa che pensi è che serva una relazione tecnica per spiegarli. Non è così. Quella relazione andava scritta prima, sotto forma di un piano di misura e verifica dei risparmi energetici. La scelta del confine di misura, fatta in quella fase, decide già se il risparmio è dimostrabile o no.

In questo articolo scoprirai:

  • Perché un 20% previsto e un 8% misurato non significano un progetto fallito
  • Come si normalizza un consumo rispetto al clima, con un caso costruito passo per passo, che puoi rifare
  • Quando un evento imprevisto giustifica un aggiustamento e quando è solo un guasto
  • Quale opzione IPMVP rende il tuo risparmio dimostrabile, con un caso numerico verificato
  • Cosa deve contenere un piano di misura e verifica scritto prima dell’intervento

Indice

  1. Perché il risparmio misurato non torna con quello previsto
  2. Cosa vuol dire normalizzare, in concreto
  3. E quando succede qualcosa che nessuno aveva previsto?
  4. Quale opzione IPMVP regge la verifica del tuo caso?
  5. Quanto deve essere preciso un risparmio per essere dimostrabile?
  6. Il piano di misura e verifica si scrive prima
  7. Domande frequenti

Perché il risparmio misurato non torna con quello previsto

Il gap fra risparmio previsto e misurato nasce da un limite strutturale, perché il risparmio non si misura mai in modo diretto. Lo confronti con una stima fatta prima dell’intervento e un consumo misurato dopo, corretto per clima, uso ed eventi imprevisti. Il protocollo internazionale di riferimento lo mette nero su bianco, il risparmio energetico non può essere misurato direttamente perché rappresenta l’assenza di un consumo. Quando il numero finale non torna, la causa sta nella stima di partenza oppure negli aggiustamenti applicati.

Per orientarti conviene scomporre lo scarto in quattro cause, una chiave di lettura utile a chi legge, non una tassonomia dell’IPMVP. Il testo più vicino a una classificazione ufficiale ne elenca tre, modellazione, campionamento e misura, non quattro, la quarta arriva da un’altra pubblicazione della stessa famiglia di guide IPMVP.

  • Previsione. L’IPMVP lascia margine alla stima ex ante, purché il plausibile errore sia valutato e accettato da tutte le parti. È il rischio che ti prendi promettendo un valore ancora non misurato.
  • Realizzazione. L’intervento non si comporta come progettato, o qualcosa cambia sul sito che non c’entra col progetto. Un regolatore disattivato manualmente resta un guasto da correggere, non un evento imprevisto. Un evento davvero esterno è un Evento Non di Routine, lo vedi al paragrafo successivo.
  • Normalizzazione. Le condizioni operative cambiano fra riferimento e rendicontazione, più freddo, più ore di occupazione. Il metodo corregge lo scarto con un aggiustamento ordinario, calcolato con la statistica.
  • Misura. Strumentazione, campionamento e modello statistico sono le tre componenti di incertezza, che vedi più avanti.

Le prime due cause riguardano la realtà del progetto, le altre due come lo racconti con i numeri. Il caso più utile per vederle all’opera è anche il più banale, una stagione più fredda del previsto.

Cosa vuol dire normalizzare, in concreto

I numeri di questo caso sono costruiti, non appartengono a un cliente reale, ma i conti tornano, rifalli e ottieni gli stessi valori. È un edificio direzionale con una riqualificazione dell’impianto di climatizzazione, sostituzione dei generatori più regolazione.

L’anno di riferimento ha consumato 412.000 kWh, con 1.842 gradi giorno effettivi. La regressione sulla baseline mostra che il 60% del consumo dipende dal clima, 247.200 kWh, mentre il 40% resta indipendente dalle temperature, 164.800 kWh di illuminazione, apparecchiature d’ufficio e acqua calda sanitaria. Dopo l’intervento l’edificio ha consumato 379.000 kWh, ma la stagione è stata più fredda, con 2.050 gradi giorno effettivi. 412.000 meno 379.000 fa 33.000 kWh risparmiati, l’8,0%, il numero che ha generato la contestazione con cui si è aperto questo articolo.

Per confrontare in modo corretto non tocchi il consumo misurato, già successo sotto un clima reale. Porti la baseline alle condizioni del periodo di rendicontazione, sommando la quota non climatica, ferma, alla quota climatica scalata sul rapporto fra i gradi giorno delle due stagioni. Attento alla direzione, che è l’errore più comune. Si porta la baseline al periodo di rendicontazione, non il contrario, altrimenti il segno si inverte e il risparmio diventa negativo anche se l’intervento ha funzionato.

Baseline aggiustata = 164.800 + 247.200 × (2.050 / 1.842) = 439.914 kWh

Rifatto il conto, il risparmio normalizzato è 439.914 meno 379.000, cioè 60.914 kWh, il 13,8%. È l’aggiustamento ordinario previsto dal metodo, non un artificio contabile, lo stesso conto che useresti per confrontare due edifici in due città diverse a parità di clima.

Un’ultima attenzione. I gradi giorno di questo calcolo sono quelli effettivi della stagione, misurati sul campo o dalla centralina meteo più vicina, non i gradi giorno convenzionali che il DPR 412/1993 tabella comune per comune, quelli che determinano la zona climatica e con essa i periodi di accensione degli impianti, fissati oggi dal DPR 74/2013. Usare i secondi al posto dei primi falsa l’intera normalizzazione, l’errore che nota subito chi ha già lavorato su una diagnosi energetica riconciliata con le bollette.

E quando succede qualcosa che nessuno aveva previsto?

Il caso non finisce qui. A marzo è entrata in funzione una sala server non prevista nel progetto, con un extra di 12.500 kWh non spiegabili né dal clima né dall’HVAC. Un cambiamento così è un Evento Non di Routine, imprevisto, dovuto a fattori statici, le caratteristiche dell’edificio o dell’impianto che di norma restano ferme, non correlato al progetto misurato. Il metodo distingue tre stadi, potenzialmente non di routine, verificato, infine significativo, quello che giustifica un aggiustamento. Non ogni scostamento merita un ricalcolo: se la causa non è verificabile, l’aggiustamento non è opportuno.

L’aggiustamento straordinario porta la baseline da 439.914 a 452.414 kWh (+12.500 kWh della sala server), il risparmio finale sale a 73.414 kWh, il 16,2%. Restano 3,8 punti rispetto al 20% promesso in offerta. In questo caso costruito, la risposta onesta è che la previsione iniziale era ottimistica: lo scrivi così com’è, senza nasconderlo dietro aggiustamenti che il progetto non giustifica.

PassaggioFormulaRisultato
Risparmio grezzo(412.000 − 379.000) / 412.00033.000 kWh, 8,0%
Baseline aggiustata164.800 + 247.200 × (2.050 / 1.842)439.914 kWh
Risparmio normalizzato(439.914 − 379.000) / 439.91460.914 kWh, 13,8%
Aggiustamento non di routine(439.914 + 12.500 − 379.000) / (439.914 + 12.500)73.414 kWh, 16,2%
Gap residuo verso il 20% previsto20,0 − 16,23,8 punti
Tutti i passaggi del mini-caso costruito, dal risparmio grezzo in bolletta fino al gap residuo verso il 20% previsto in offerta.

Non esiste una soglia di materialità universale per decidere se uno scostamento vale un aggiustamento, i criteri variano da progetto a progetto e vanno fissati prima, dentro il piano di M&V. Quattro elementi orientano quella soglia, decisa insieme dalle parti.

  • l’accuratezza dei risparmi tecnicamente possibile
  • l’accuratezza dei risparmi che serve davvero al contratto
  • il costo dell’analisi necessaria per dimostrarla
  • il valore economico dei risparmi in gioco

Se vuoi tenere a portata di mano questa logica già dalla prossima commessa, il toolkit gratuito include un template di piano di M&V costruito sulla struttura ufficiale IPMVP: i contenuti per documentare previsione, realizzazione, normalizzazione e misura ci sono, distribuiti nelle sue sezioni, non raccolti in un capitolo a parte.

Quale opzione IPMVP regge la verifica del tuo caso?

Quella soglia si decide caso per caso; la stessa logica vale una tacca più a monte, nella domanda che decide se avrai mai i dati per dimostrare un risparmio, cioè dove hai messo il contatore. L’IPMVP definisce quattro opzioni, ciascuna sposta il confine di misura in un punto diverso dell’impianto.

CriterioOpzione AOpzione BOpzione COpzione D
Cosa si misuraSolo i parametri principaliTutti i parametri del sistemaIntero impianto o sottoimpiantoSimulazione confrontata col consumo reale
ConfineIsolamento del sistemaIsolamento del sistemaIntero impiantoIntero impianto o sottosistema
Dati stimati ammessiSì, con giustificazione documentataNo, misura continuaNoNessun dato storico richiesto
Preferibile se il risparmio atteso èSotto il 10% del consumo mensile dell'intero impianto, o sotto il 5% con dati giornalieri e orariCome l'opzione A, quando serve più precisioneAlmeno il 10% del consumo mensile dell'intero impianto, o almeno il 5% con dati più fittiManca del tutto una baseline storica
Incertezza tipica (esempio numerico)Non quantificata nelle fonti consultate±31 MWh su un boiler da 250 MWh/anno±92 MWh su un impianto da 750 MWh/annoNon quantificata nelle fonti consultate
Matrice di scelta fra le quattro opzioni IPMVP. L'incertezza numerica è un caso applicativo verificato, non un valore generalizzabile a ogni progetto.

In un contratto di prestazione energetica con caldaia elettrica, la struttura consuma 750 MWh l’anno, il boiler oggetto di retrofit ne consuma 250, il risparmio atteso è 75 MWh. Con un modello che ha un errore del 15% sui dati misurati, se scegli l’Opzione C e misuri l’intera struttura, l’incertezza sul periodo è di ±92 MWh: più grande del risparmio da dimostrare, si perde nel rumore di fondo dell’edificio. Se invece scegli l’Opzione B e isoli solo il boiler, l’incertezza scende a ±31 MWh, meno della metà del risparmio atteso, dimostrabile senza discussioni.

L’intervento non cambia, il risparmio reale non cambia, la qualità del modello nemmeno. Cambia solo dove hai messo il contatore, da cui dipende se il risparmio esiste. Come regola di partenza guarda quanto pesa il risparmio atteso sul consumo dell’intero impianto, mai sul solo sistema che vuoi isolare, perché il denominatore resta sempre quello. Se con le sole bollette mensili quel peso resta sotto il 10%, o sotto il 5% quando disponi di dati giornalieri e orari, l’Opzione C non regge e ti orienti su A, B o D. Sopra quelle soglie la misura sull’intero impianto funziona, tanto più solida quanto più il risparmio è grande. Sotto, il rumore di fondo lo copre, come nel caso della caldaia.

Dall’errore mensile all’incertezza di periodo manca il passaggio statistico intermedio: prendilo come esempio didattico, non come formula da applicare ad altri casi. Chi decide questa scelta non è sempre chi firma il progetto. Vale la pena rileggere la distinzione fra energy manager ed EGE.

Matrice di scelta fra le opzioni IPMVP A, B, C, D, con l'esempio del boiler che dimezza l'incertezza
La stessa domanda per ogni intervento, quanto è preciso il confine scelto rispetto al risparmio da dimostrare. Il caso del boiler isolato la rende visibile in due numeri, ±31 e ±92 MWh.

Se questo confronto fra opzioni ti serve già su una commessa reale, il Modulo 7 del corso riprende il protocollo IPMVP con le opzioni A, B, C e D, insieme alla qualità del dato e all’incertezza del risparmio.

Quanto deve essere preciso un risparmio per essere dimostrabile?

Scelta l’opzione, resta da dire quanto deve essere preciso il numero che ne esce perché regga a un confronto. Prima di firmare un piano di M&V, committente ed esecutore vogliono sapere quanto fidarsi del numero finale. La risposta si scrive con due valori insieme, mai uno solo. Servono un livello di confidenza e una precisione, notazione standard confidenza/precisione. Gli esempi che porta il protocollo sono 95/10 e 80/15. Il primo numero è la probabilità che il valore vero cada nell’intervallo dichiarato, il secondo è quanto quel valore può discostarsi dal risultato. Un «90/10» dice che c’è una confidenza del 90% che il valore vero stia entro il 10% di quello dichiarato. Il 90% è anche il livello di confidenza più diffuso in M&V.

Per l’indice R² del modello di regressione non esiste uno standard universale per un valore minimo accettabile. Alcune guide di settore citano 0,75 come soglia pratica, ma è un riferimento industriale, non uno standard normativo.

Il CV(RMSE), lo scarto del modello rispetto alla media dei consumi, è definito come formula di calcolo, ma l’IPMVP non gli assegna nessuna soglia di accettazione. L’NMBE, che alcuni fornitori citano insieme come se fosse uno standard del protocollo, nei volumi IPMVP dedicati al modello e all’incertezza non compare proprio. Le soglie che girano nei capitolati esistono davvero, però vengono da un altro documento: la ASHRAE Guideline 14 chiede NMBE entro il 5% e CV(RMSE) entro il 15% sui dati mensili, 10% e 30% su quelli orari, come criterio di conformità della simulazione calibrata. Se te le presentano come requisito IPMVP, la domanda utile non è se quei numeri esistano, è quale documento li renda vincolanti per il tuo contratto.

Dichiara sempre entrambi i numeri nel report, il livello di confidenza scelto e la precisione ottenuta, mai uno dei due da solo. Un risparmio «dimostrato al 90/10» dice molto di più di un semplice «dimostrato».

Il piano di misura e verifica si scrive prima

Le quattro cause, la normalizzazione, l’evento imprevisto, la scelta dell’opzione, l’incertezza dichiarata, il metodo chiede di scriverle prima che il progetto parta, non dopo che il committente si presenta con la bolletta in mano.

Chi non ha mai scritto quel piano non resta senza strumenti. La stessa logica di normalizzazione e di aggiustamento si applica anche a un progetto già concluso, a condizione di avere i dati di riferimento e le variabili indipendenti registrate. Quello che perdi è la forza di un metodo concordato prima, non la possibilità di fare i conti, perché il committente può contestare assunzioni che non ha mai approvato.

Nel processo dell’IPMVP il piano di M&V è il Passo 4, sviluppato prima di misura, installazione e rendicontazione, approvato da tutte le parti: può diventare parte del contratto di prestazione energetica. Se il tuo mandato lascia questo punto indefinito, vale la pena rivedere come si fissa il confine dell’incarico dell’EGE nel settore civile, perché la M&V va scritta dentro quel confine, non aggiunta a lavori quasi finiti.

Il piano secondo l’IPMVP copre 15 sezioni, fra cui l’opzione scelta, il confine di misura, il periodo di riferimento, la base per gli aggiustamenti ordinari e straordinari, l’accuratezza attesa e il budget dedicato. La UNI ISO 50015 copre lo stesso terreno con una lista propria di 12 punti, più aperta nel linguaggio, un’impostazione già vista lavorare sulla baseline dell’EnPI nel sistema di gestione dell’energia: non è la stessa lista rinumerata, la granularità è diversa. In un contratto quadro senza scope definito, l’IPMVP ammette un piano generale con tre soli contenuti, opzioni considerate, raccolta dei fattori statici, soluzioni possibili se il modello darà scarsa accuratezza.

Il piano che scrivi oggi è la risposta che darai fra un anno alla domanda del committente con la bolletta in mano, scritta prima che quella domanda arrivi.

Domande frequenti

Che differenza c’è fra aggiustamento ordinario e aggiustamento straordinario?

L’aggiustamento ordinario segue un metodo predeterminato, di solito una regressione, applicato a una variabile che cambia regolarmente, come i gradi giorno. Lo straordinario scatta quando un evento non di routine, imprevisto e non legato al progetto, risulta anche significativo dopo la verifica, come la sala server del caso sopra. Il primo è previsto fin dal piano, il secondo si valuta caso per caso.

Il piano di misura e verifica va scritto prima o dopo l’intervento?

Prima. È il Passo 4 del processo IPMVP, sviluppato prima di misura, installazione e rendicontazione, approvato da tutte le parti. La UNI ISO 50015 ammette un’eccezione, ma riguarda solo il consumo di riferimento, non il piano: se va stabilito dopo l’attuazione dell’intervento, il professionista deve documentarne le ragioni.

Perché un risparmio piccolo è più difficile da dimostrare di uno grande?

Perché l’incertezza del modello non scala con la dimensione del risparmio. Nel caso della caldaia, 75 MWh attesi su 750 si perdono in un margine di ±92 MWh se misuri l’intera struttura, ma diventano dimostrabili con ±31 MWh se isoli solo il boiler. Il confine di misura scelto pesa più della qualità del modello.

Tre cose da portare via

  • Il gap fra previsto e misurato quasi sempre si spiega con quattro cause distinte: previsione, realizzazione, normalizzazione, misura. È una scomposizione utile per lavorare, non una tassonomia ufficiale dell’IPMVP.
  • La baseline si aggiusta alle condizioni del periodo di rendicontazione, mai il contrario: invertire la direzione produce un risparmio negativo anche quando l’intervento ha funzionato.
  • Il confine di misura scelto pesa più della qualità del modello: lo stesso intervento, lo stesso risparmio reale, può risultare dimostrabile o no soltanto in base a dove è stato messo il contatore.

Il Modulo 7 del corso copre questo tema alla lettera: monitoraggio energetico, misura e verifica, commissioning e reporting, con l’Ing. Renata Tecchia, lunedì 12 ottobre 2026, dalle 14:30 alle 18:30. Si lavora su IPMVP con le opzioni A/B/C/D, ISO 50015, ISO 50006, UNI CEI EN 16247-1 e 2, baseline statiche e dinamiche, normalizzazione su clima, occupazione e orari, aggiustamenti ordinari e straordinari, accuratezza e incertezza del risparmio.

Il programma completo, i docenti e le date di ogni modulo sono sulla pagina del corso.

Fonti e riferimenti

  • Efficiency Valuation Organization, protocollo IPMVP
  • UNI ISO 50015:2015, Misurazione e verifica della prestazione energetica delle organizzazioni. Scheda su store.uni.com
  • UNI ISO 50006:2024, Valutazione della prestazione energetica utilizzando gli indicatori di prestazione energetica e i consumi di riferimento. Scheda su store.uni.com
SCOPRI GLI ULTIMI CORSI

Guarda tutti i corsi gratuiti disponibili.

Oltre 45.000 professionisti fanno già parte della community!

Fogli excel prestazione energetica edifici

Entra anche tu, scarica i tools di calcolo gratuiti e riservati dei vantaggi su tutti i corsi disponibili!

Inserisci nome e email e scarica gratis

Quasi fatta! Riceverai una email con un link per CONFERMARE L'ISCRIZIONE!

Risposte

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ASPETTA, HO UN REGALO PER TE!

Oltre 45.000 professionisti fanno già parte della community di Naturalnzeb.it

ENTRA ANCHE TU, SCARICA I TOOLS DI CALCOLO GRATUITI E RISERVATI UN CODICE SCONTO PER I TUOI ACQUISTI SU NATURALNZEB.IT!

Fogli excel prestazione energetica edifici

Inserisci Nome e Email e scarica i Tools di Calcolo