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Esame EGE: come rispondere a un caso studio con dati incompleti

Sono le nove del mattino e hai davanti un fascicolo: qualche pianta, tre anni di bollette in forma aggregata, una richiesta scritta dal committente. Il cronometro della PS2 segna 60 minuti e sta già scendendo. Prima di scrivere una riga cerchi il dato che ti manca, la trasmittanza delle pareti, il rendimento dei generatori, la ripartizione dei consumi fra riscaldamento e altri usi. Non c’è. Non ci sarà nemmeno fra 40 minuti.

Chi si presenta alla prova pratica dell’esame EGE arriva quasi sempre preparato sul metodo di calcolo e impreparato su una cosa sola, cioè cosa fare quando l’informazione che servirebbe non è nel fascicolo e il tempo per andarla a cercare non esiste. È il punto su cui si gioca buona parte del punteggio della PS2 ed è quello che questo articolo prova a chiarire, con un caso costruito apposta per l’esercizio. I numeri della scuola che leggerai più avanti sono di scenario, non dati di letteratura e servono solo ad allenare il ragionamento.

In questo articolo scoprirai:

  • come è strutturata la PS2 e quanto tempo hai davvero per ogni caso studio
  • perché chi ti corregge lavora con una griglia che registra separatamente le risposte insufficienti e i punti di forza
  • come si legge un fascicolo incompleto, con un caso di scuola costruito apposta per l’esercizio
  • le quattro informazioni che rendono un’assunzione una voce spuntabile invece di un buco
  • una ripartizione proposta dei 60 minuti, fase per fase
  • i tre errori più frequenti che tolgono punti prima ancora di arrivare al conto

Indice

  1. Com’è fatta la PS2 e quanto tempo hai davvero
  2. Chi ti corregge non cerca la risposta giusta, spunta una griglia
  3. Il caso della scuola: cosa ti danno e cosa manca
  4. Le quattro voci di un’assunzione dichiarata
  5. I 60 minuti, fase per fase
  6. I tre errori che costano più punti
  7. Le ultime due settimane
  8. Domande frequenti

Com’è fatta la PS2 e quanto tempo hai davvero

L’esame per esperto in gestione dell’energia si articola in due prove scritte e una orale. La PS1 è la prova a risposta multipla: trenta domande, almeno quattro opzioni ciascuna con una sola corretta, nessuna domanda del tipo vero/falso. La PS2 è la prova con domande a risposta aperta su un caso studio, uno per ogni specializzazione richiesta. Sul tempo la norma va letta con attenzione, perché il numero che conta non sta dove ci si aspetta. La norma fissa in 120 minuti la durata massima dell’esame scritto per una sola specializzazione e in 200 minuti per entrambe. I 60 minuti del singolo caso studio compaiono altrove, là dove descrive le tempistiche con cui si ripete una prova non superata.

I conti tornano, perché alla sola PS1 ne assegna 60, che diventano 80 con due specializzazioni. Il caso studio vale quindi 60 minuti del tuo scritto e con due specializzazioni sono due casi da 60 minuti l’uno.

Per essere ammesso all’orale devi ottenere almeno il 60% su ciascuna delle due prove scritte, per ogni specializzazione. Se superi una delle due prove scritte e non l’altra, quella superata resta valida per un anno dalla data dell’esame scritto. Non ripeti da zero, ma nemmeno hai un tempo indefinito per chiudere il percorso. All’orale la soglia sale al 70%.

La cosa che conta più di ogni altra per la PS2 è il tempo. Sessanta minuti non sono tanti per leggere un fascicolo, individuare cosa manca, scegliere una linea tecnica, fare un conto e scriverlo in modo leggibile. Chi arriva pensando di dover prima recuperare i dati mancanti sta già perdendo minuti che non tornano indietro. Se non hai ancora verificato di poter accedere alla prova, i requisiti di titolo, esperienza e dossier sono trattati nell’articolo su requisiti e dossier di certificazione EGE: qui diamo per chiuso quel passaggio e restiamo sulla prova pratica.

Chi ti corregge non cerca la risposta giusta, spunta una griglia

Chi corregge la PS2 non ha in mano una risposta unica da confrontare con la tua. La norma prescrive che l’organismo predisponga griglie di supporto alla valutazione del caso studio e la griglia è un documento in cui dare evidenza delle eventuali risposte negative o insufficienti e dei punti di forza del candidato. Quello stesso documento può essere utilizzato come oggettivazione dei risultati in caso di ricorsi o reclami.

«La griglia è da intendersi come documento in cui dare evidenza delle eventuali risposte negative o insufficienti e dei punti di forza del candidato. Tale documento può essere utilizzato come oggettivazione dei risultati nel caso di ricorsi o reclami.»

La norma chiede anche un’altra cosa, distinta da questa e cioè che l’organismo si dia in anticipo un documento interno di procedura contenente parametri di valutazione oggettivi e codificati, da usare sia per le prove sia per l’ammissione. Sono due oggetti diversi e la norma non dice come si parlino fra loro. Alla tua risposta interessa la griglia del caso studio, di cui la norma definisce lo scopo, non il contenuto.

La conseguenza pratica è che la correzione non cerca la risposta giusta, cerca voci da spuntare. Hai affrontato il problema di cosa manca? Hai scelto una linea tecnica coerente con il dato che avevi davvero? Hai quantificato l’effetto economico? Ogni voce che la tua risposta non tocca è una voce su cui chi corregge non ha nulla da segnare, per quanto elegante sia la soluzione tecnica che proponi. Quanto pesi quel vuoto lo stabilisce l’organismo, che i parametri di valutazione se li dà da sé. La norma gli impone che siano oggettivi e codificati, non quali debbano essere.

Da qui discende la mossa pratica di questo articolo. Un’assunzione dichiarata, scritta come tale, con la sua provenienza e il suo effetto, è una voce che la griglia può spuntare. La stessa assunzione lasciata implicita, magari perché sembra scontata dal contesto, per chi corregge non esiste: non è un punto di forza silenzioso, è un buco.

Il caso della scuola: cosa ti danno e cosa manca

Il caso che segue è un esercizio costruito apposta, per avere un fascicolo concreto su cui applicare il metodo. I contenuti veri delle prove li decide l’organismo di certificazione, che è anche tenuto a farli ruotare da una sessione all’altra, quindi nessun articolo online può anticiparli.

Il committente è un comune. L’edificio è una scuola primaria, corpo del 1978 con un ampliamento del 2004 e una palestra annessa, per una superficie utile riscaldata di circa 2.400 metri quadrati. Due generatori a gas in centrale termica alimentano radiatori in ghisa con una regolazione unica per l’intero edificio. Il calendario scolastico va da settembre a giugno, con orario 8:00-16:30 e chiusura nei mesi estivi. La domanda del committente è diretta: conviene sostituire i generatori e con quale ritorno?

Ecco cosa trovi nel fascicolo che ti viene consegnato e cosa non trovi.

C'è nel fascicoloManca
Bollette gas ed elettriche degli ultimi tre anni, in forma aggregataStratigrafie e trasmittanze degli elementi opachi e trasparenti
Piante dei pianiDati di consumo orari o mensili disaggregati
Anno di costruzione (corpo del 1978, ampliamento del 2004)Contatori separati per corpo aule e palestra
Calendario di utilizzo (settembre-giugno, 8:00-16:30, chiusura estiva)Ripartizione dei consumi fra riscaldamento e acqua calda sanitaria
Rendimento misurato dei due generatori
Dati di occupazione reale
Il fascicolo è un esercizio costruito per l'articolo, non un caso realmente assegnato in una sessione d'esame.

Ognuna delle voci mancanti nella colonna a destra è un punto in cui, senza un’assunzione dichiarata, la tua risposta si ferma. Le bollette aggregate restano un punto delicato anche fuori dall’esame. Se vuoi vedere come si riconcilia un consumo fatturato con un calcolo teorico, l’articolo su diagnosi energetica e bollette che non tornano affronta lo stesso tipo di scostamento.

Le quattro voci di un’assunzione dichiarata

Un’assunzione dichiarata ha quattro parti. Se ne manca anche una, per chi corregge resta un’affermazione, non un’assunzione verificabile.

  1. Valore adottato. Il numero o l’ipotesi che usi al posto del dato mancante.
  2. Provenienza. Da dove viene quel numero: una stima a vista, un valore desunto dall’età dell’impianto, un’ipotesi scelta apposta in modo cautelativo per non sovrastimare il risultato.
  3. Effetto sul risultato. Che cosa cambia nel conto finale se quel numero fosse più alto o più basso e in quale direzione.
  4. Come si verificherebbe. Con quale misura, rilievo o documento quel numero diventerebbe un dato invece di un’ipotesi.
Metodo per rispondere alla prova PS2 dell'esame EGE con un fascicolo incompleto: ripartizione dei 60 minuti, quattro voci di un'assunzione dichiarata e contenuto del fascicolo
La ripartizione proposta dei 60 minuti e le quattro voci che rendono un'assunzione una voce spuntabile sulla griglia di valutazione della PS2. Il caso del fascicolo è costruito per l'articolo.

Applicata al caso della scuola, ecco come si scrive un’assunzione con tutte e quattro le voci. Le tre che seguono sono quelle che il fascicolo ti costringe a fare.

Il rendimento dei due generatori

  • Valore adottato. Un rendimento di generazione medio stagionale nell’ordine dell’80%.
  • Provenienza. Stima basata sull’età dell’impianto e sulla tecnologia desumibile dalle piante, non su una misura.
  • Effetto. Il gas letto in bolletta è un dato e non cambia con la tua ipotesi. Cambia il calore utile che i generatori attuali ne ricavano e quindi il fabbisogno che i nuovi dovranno coprire. Se il rendimento reale fosse più basso dell’80%, il risparmio vero sarebbe più alto di quello calcolato; se fosse più alto, sarebbe più basso e non di poco, perché con generatori nuovi al 95% passare da un’ipotesi dell’80% a un reale del 90% riduce il risparmio a circa un terzo.
  • Come si verificherebbe. Non con una sola misura al camino: l’analisi di combustione dà il rendimento a regime e lascia fuori le perdite al mantello e a bruciatore spento, che in una scuola con attenuazioni notturne e stacco estivo pesano. Il valore stagionale si ricava da energia termica utile e combustibile misurati sullo stesso periodo, quindi un contatore di calore in centrale letto insieme al gas.

L’80% non è prudente per virtù propria, lo diventa se lo scegli come tetto e scrivi perché, cioè che due generatori atmosferici di quell’età, con radiatori ad alta temperatura e una regolazione unica, difficilmente fanno meglio. È questa la differenza fra un’assunzione e un numero buttato lì.

La quota di gas imputabile al riscaldamento

  • Valore adottato. Una quota dell’ordine del 90% del gas invernale, vista la ridotta richiesta di acqua calda sanitaria in una scuola.
  • Provenienza. Ipotesi basata sull’uso dell’edificio, non su una misura.
  • Effetto. Se la quota reale fosse più bassa, il risparmio calcolato sulla sola sostituzione dei generatori andrebbe ridimensionato.
  • Come si verificherebbe. Un contatore dedicato all’acqua calda sanitaria, oppure la lettura del gas in un mese in cui la scuola è aperta, ma il riscaldamento è già spento, come giugno o settembre. I mesi di chiusura estiva non servono: a edificio vuoto misureresti un consumo di fondo.

La ripartizione fra palestra e corpo aule

  • Valore adottato. Consumi attribuiti alla palestra in proporzione alla sua superficie sul totale.
  • Provenienza. Un criterio geometrico, non una misura.
  • Effetto. Se la palestra consuma più della sua quota proporzionale, per soffitti alti o ricambi d’aria più frequenti, il risparmio stimato per il solo corpo aule risulterebbe sovrastimato.
  • Come si verificherebbe. Un contatore dedicato, o una campagna di misura temporanea sulla sola palestra.

Nessuno di questi valori è un dato di letteratura. Sono ipotesi di lavoro, scelte per poter arrivare a un numero nel tempo che hai. Il fatto che tu le abbia scritte, con la provenienza e l’effetto, è quello su cui la griglia può darti un punto; il numero preciso che hai scelto conta meno del percorso che hai reso leggibile. Se vuoi approfondire come si struttura un piano di verifica su un intervento reale, dopo l’esame, il metodo è descritto nell’articolo su misura e verifica dei risparmi energetici.

I 60 minuti, fase per fase

Una possibile ripartizione dei 60 minuti, pensata per non restare bloccato a cercare un dato che non arriverà.

FaseMinutiCosa produci
Lettura e inventario8Elenco di cosa hai e cosa manca nel fascicolo
Assunzioni dichiarate12Le quattro voci per ogni dato mancante che usi
Scelta tecnica15L'opzione che risponde alla domanda del committente
Conto economico15Il calcolo di ritorno, espresso con un intervallo
Verifica di coerenza7Rilettura dei numeri rispetto a ordini di grandezza plausibili
Rilettura finale3Controllo che ogni assunzione sia scritta, non solo pensata
Ripartizione proposta in questo articolo, non prescritta dalla norma.

Resta una proposta. Il fascicolo che ti troverai davanti può avere un solo generatore invece di due, o una domanda diversa dal ritorno economico. Il criterio che conta è che le assunzioni abbiano un tempo dedicato e non restino un pensiero implicito mentre scrivi il conto.

I tre errori che costano più punti

Il primo errore è cercare il dato che non c’è, passando minuti a ricostruire a memoria una trasmittanza o un rendimento che il fascicolo non fornisce, invece di dichiarare un’ipotesi e proseguire. Nel tempo della PS2, ogni minuto speso a cercare è un minuto tolto al conto e alla rilettura finale.

Il secondo è assumere in silenzio, cioè usare un numero senza scrivere che è un’ipotesi e senza le altre tre voci che la rendono verificabile. Per chi corregge, un valore comparso dal nulla nel conto non è distinguibile da un errore di calcolo.

Il terzo è dare un numero unico senza intervallo, presentando il ritorno dell’investimento come un valore secco, per esempio un numero di anni assoluto, invece di un intervallo che rifletta l’incertezza delle assunzioni dichiarate. Un intervallo coerente con le tue stesse ipotesi è più difendibile di un numero preciso costruito su dati che non avevi.

La richiesta del committente, se conviene sostituire, è tecnica ed economica insieme. Rispondere con un intervallo motivato rientra nel compito, decidere l’investimento resta al committente. Se vuoi vedere come si traccia in anticipo questo confine in un incarico reale, ne parla l’articolo su confine dell’incarico EGE nel settore civile.

Le ultime due settimane

Le ultime due settimane prima dell’esame convengono più a consolidare il metodo che ad accumulare altre nozioni. Per l’orale sai già, dalla norma, che una delle cinque domande aperte è dedicata alle diagnosi energetiche svolte secondo la serie UNI CEI EN 16247 ed è l’unico vincolo di contenuto che la norma pone. Le altre non hanno un tema prescritto, ma la norma dà agli esaminatori un criterio che vale per tutte e cinque, cioè approfondire a campione le conoscenze e le abilità richieste dalla norma, tenendo conto anche delle risposte non esatte date nella prima prova scritta, del caso studio o delle esperienze lavorative. Tradotto: gli errori della PS1 e il modo in cui hai svolto il caso studio possono tornarti davanti all’orale.

Ripassa quindi in modo mirato: la logica delle diagnosi che hai già condotto o studiato, il modo in cui hai scritto le assunzioni nelle tue esercitazioni, la lettura veloce di un fascicolo incompleto senza fermarti sul primo dato mancante.

Ripeti l’esercizio di questo articolo su un caso diverso, magari nel settore che conosci meno e cronometra davvero i 60 minuti. Il tempo che ti resta a fine esercitazione dice più di quanto pensi su dove stai perdendo minuti in modo sistematico.

Domande frequenti

Il caso della scuola di questo articolo assomiglia a quello che troverò all’esame?

No. I contenuti delle prove, compreso il caso studio della PS2, li decide l’organismo di certificazione, che è anche tenuto a farli ruotare da una sessione all’altra. Il caso della scuola è stato costruito per questo articolo, con numeri di scenario, non presi da una sessione reale. Serve ad allenare il metodo di lavoro con un fascicolo incompleto, non a memorizzare un contenuto.

Se non dichiaro un’assunzione, ma il risultato finale è comunque corretto, perdo comunque punti?

Non è quantificabile con un numero fisso di punti, perché la norma non pubblica una scala punto per punto. Quello che dice è che la griglia di correzione registra separatamente le risposte insufficienti e i punti di forza e che questo documento può servire come oggettivazione in caso di ricorso. Un risultato numerico corretto senza il percorso che lo sostiene lascia alla griglia una voce vuota su cui non c’è nulla da spuntare.

Se supero la PS2 ma non la PS1, devo rifare l’intera sessione?

No. La prova che superi resta valida per un anno dalla data dell’esame scritto, quindi puoi ripresentarti alla sessione successiva solo per la prova che ti manca, entro quel termine.

Tre cose da portare via

  • La griglia registra due colonne, non una risposta unica. Chi corregge la PS2 spunta risposte insufficienti e punti di forza separatamente: la tua risposta deve dare a entrambe le colonne qualcosa da segnare.
  • In 60 minuti non recuperi un dato mancante, lo dichiari. Ogni assunzione ha quattro voci, valore adottato, provenienza, effetto sul risultato, come si verificherebbe: scritte, diventano una voce spuntabile.
  • Un numero secco vale meno di un intervallo motivato. La richiesta del committente è quasi sempre economica quanto tecnica: rispondi con un intervallo coerente con le ipotesi che hai dichiarato, non con una cifra unica costruita su dati che non avevi.

Se vuoi allenarti sulle conoscenze e sulle abilità richieste dalla norma prima di arrivare in aula d’esame, nel toolkit gratuito trovi lo strumento G1, un’autovalutazione con 30 domande. Non sono le domande della PS1 né i casi della PS2, che restano decisi dall’organismo. Sono un modo per capire dove rivedere prima di sostenere le prove.

Lo zip contiene sei strumenti pronti da usare, incluso G1.

Fonti e riferimenti

  • UNI CEI 11339:2023, Attività professionali non regolamentate – Esperto in gestione dell’energia – Requisiti di conoscenza, abilità, autonomia e responsabilità, Appendice A.3. Scheda su store.uni.com
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