Pompe di calore nel Conto Termico 3.0: la guida completa

Nel Conto Termico 3.0 la sostituzione della caldaia con una pompa di calore elettrica è l’intervento III.A, quello su cui riceviamo più domande in assoluto sul nostro portale FAQ. È anche l’intervento più aperto del decreto, accessibile a tutti i soggetti, privati compresi, anche sull’abitazione residenziale. Il contributo copre fino al 65% della spesa (100% per i piccoli Comuni), arriva in 2 o 5 rate annuali e sotto i 15.000 euro viene liquidato in un’unica soluzione.

C’è però un equivoco da sciogliere subito: l’incentivo non è una percentuale della spesa, ma un premio alla producibilità termica e all’efficienza della macchina. La formula favorisce le pompe di calore migliori, quindi conoscerla prima di scegliere il modello vale centinaia di euro; ignorarla è il modo più rapido per vedersi ricalcolare la pratica dal GSE.

In questa guida scoprirai:

  • chi può accedere all’intervento III.A e con quali requisiti sull’edificio
  • quale potenza dichiarare (Prated, Pnominale o Pdesign) e quale SCOP fa fede
  • la formula di calcolo del GSE, con la tabella delle ore per zona climatica
  • un esempio numerico svolto passo passo, dalla villetta al Comune
  • i 9 errori che fanno ricalcolare o rigettare le pratiche

Indice della guida

Come funziona l’incentivo per le pompe di calore nel Conto Termico 3.0

Il D.M. 7 agosto 2025, all’Art. 8, comma 1, lettera a), incentiva la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con pompe di calore elettriche o a gas, aerotermiche, geotermiche o idrotermiche. La parola chiave è sostituzione, perché il Conto Termico non finanzia mai una nuova installazione. Deve esserci un generatore da rimuovere, l’edificio deve essere esistente e accatastato e il nuovo impianto deve servire le medesime utenze del vecchio, cioè gli stessi ambienti riscaldati.

Sulla taglia il decreto è più largo di quanto si pensi, perché non fissa una potenza minima (è incentivabile anche uno split da 2,4 kW) e mette il tetto a 2.000 kW di potenza complessiva post intervento, backup esclusi. La durata invece dipende dalla soglia dei 35 kW. Fino a 35 kW l’incentivo dura 2 anni, oltre passa a 5.

Attenzione poi al confine con l’intervento III.B: se la vecchia caldaia resta in campo, anche solo come backup integrato nel riscaldamento, non sei più in una sostituzione III.A, ma in un sistema ibrido o bivalente, con regole e coefficienti diversi. A quel mondo abbiamo dedicato la guida su sistemi ibridi, bivalenti e pompe di calore add-on.

Le regole operative complete sono nelle Regole Applicative GSE, che attuano il decreto MASE 7 agosto 2025; per un inquadramento generale del meccanismo parti dalla nostra analisi delle Regole Applicative, mentre per i casi particolari trovi oltre 500 domande e risposte su faqcontotermico.naturalnzeb.it, con il cluster pompe di calore in testa per numero di quesiti.

Chi può richiederlo e su quali edifici?

Tutti i soggetti ammessi al Conto Termico possono richiedere l’intervento III.A su qualsiasi ambito, perché il Titolo III, a differenza del Titolo II, non esclude nessuno. Un privato può sostituire la caldaia a gas della propria abitazione con una pompa di calore elettrica e incentivarla, come conferma la FAQ sul privato che sostituisce la caldaia di casa. Le differenze tra soggetti stanno nelle condizioni di accesso:

SoggettoAccesso al III.AParticolarità
Privati e condominiSì, residenziale e terziariomassimale 65%, rata unica fino a 15.000 €
Pubbliche AmministrazioniSì, con prenotazione possibile100% per Comuni fino a 15.000 abitanti, scuole e sanità pubblica
Imprese ed ETS economiciSì, solo PdC elettricherichiesta preliminare obbligatoria; intensità 65/55/45% per taglia
ETS non economiciSì, con prenotazione possibileequiparati alle PA su diagnosi e APE
Accesso all’intervento III.A per soggetto, da D.M. 7 agosto 2025, Artt. 10, 11, 25 e 27.

Per le imprese il decreto fissa due paletti in più. Le pompe di calore a gas sono escluse (Art. 25, comma 2, come spiega la FAQ sulle apparecchiature a gas per le imprese) e i lavori possono partire solo dopo la richiesta preliminare al GSE, pena l’inammissibilità.

L’impianto da sostituire

Il requisito che fa cadere più pratiche riguarda il generatore esistente, che doveva risultare funzionante al 25 dicembre 2025 (connesso, attivo, utilizzato), data di entrata in vigore del decreto. Un capannone mai riscaldato, un edificio al grezzo o una caldaia dismessa da anni non danno accesso all’incentivo. I dettagli, comprese le deroghe per i fermi temporanei, sono nella FAQ su entro quale data l’impianto deve risultare esistente. In montagna vale una curiosità utile, perché anche un camino a legna fisso con almeno 5 kW al focolare conta come impianto da sostituire.

Infografica: le regole essenziali delle pompe di calore nel Conto Termico 3.0, soggetti ammessi, paletti di accesso e soglie 12, 35 e 200 kW e 51%
Le regole essenziali dell’intervento III.A in un colpo d’occhio: chi può accedere, i paletti e le soglie da segnare.

Prated, Pnominale o Pdesign: quale potenza conta?

Il riferimento del Conto Termico 3.0 è la Prated: la potenza termica nominale alle condizioni standard dei regolamenti Ecodesign in clima Average, dichiarata dal costruttore nella Scheda Prodotto. Con quel valore si calcola l’incentivo, si determina il numero di annualità e si verifica la soglia dei 35 kW.

Il valore cambia però condizioni di prova a seconda del regolamento che inquadra la macchina. Proprio qui nascono gli errori di inserimento sul Portaltermico:

Regolamento UEMacchineParametroT esterna di prova
813/2013idroniche (aria/acqua, acqua/acqua, salamoia/acqua)Prated (= Pdesign)-10 °C
206/2012 (≤ 12 kW)split e multisplitPdesignh-10 °C
2281/2016 (> 12 kW)VRF/VRV e rooftopPrated,h+7 °C
Condizioni di prova della potenza per regolamento Ecodesign, da FAQ ufficiale GSE del 25 febbraio 2026.

Con più generatori si somma la Prated di tutte le macchine dell’impianto post intervento, comprese quelle preesistenti mantenute ed escluse quelle di pura emergenza. La potenza risultante non può superare di oltre il 10% la potenza utile ante operam. Oltre quel margine serve l’asseverazione di un tecnico abilitato con il calcolo dei carichi termici secondo UNI EN 12831, come chiarisce la FAQ sul potenziamento del 10%. Il quadro completo delle definizioni è nella FAQ su quale potenza considerare tra Prated, Pnominale e Pdesign.

Occhio anche a un dettaglio operativo che ha già bloccato più di un inserimento: le potenze con i decimali (3,5 kW, 6,8 kW) vanno digitate sul portale esattamente come da scheda tecnica, con la virgola. Mai arrotondare per aggirare un errore del campo; piuttosto si segnala l’anomalia all’assistenza GSE.

SCOP e classi di temperatura: decide il terminale, non il tecnico

Per l’efficienza il decreto ragiona in stagione, non in punto di lavoro. Contano lo SCOP e l’efficienza stagionale ηs in clima Average, dichiarati nella scheda prodotto Ecodesign, mentre le prestazioni estive (EER, SEER) restano fuori dal calcolo. Per le macchine idroniche esistono due sole classi: bassa temperatura, con dati dichiarati a W35 (mandata 35 °C) e media temperatura a W55. La classe “alta temperatura” non esiste nel Conto Termico, quindi una macchina da 65 o 80 °C si dichiara con i dati W55.

A scegliere la classe è il terminale realmente installato, non il tecnico. Pannelli radianti e ventilconvettori a bassa temperatura portano i dati W35; radiatori e aerotermi portano i dati W55. Nemmeno il caso peggiorativo “per prudenza” regge, perché il GSE verifica la coerenza tra dati dichiarati, fotografie e relazione tecnica; un’incongruenza porta a ricalcolo o inammissibilità. Con terminali misti sullo stesso generatore comanda il più svantaggiato, quindi W55. La regola, con tutti i casi limite, è nella FAQ su W35 o W55: si può scegliere?.

Sotto queste soglie di efficienza la macchina non entra proprio nel meccanismo:

Tipologiaηs minimaSCOP minimo
Split e multisplit ≤ 12 kW149% (134% se GWP < 150)3,8 (3,42)
VRF/VRV > 12 kW137%3,5
Aria/acqua media temperatura (W55)110%2,825
Aria/acqua bassa temperatura (W35)125%3,2
Geotermiche salamoia/acqua110% (125% in BT)2,825 (3,2)
Requisiti minimi Ecodesign per l’accesso, da D.M. 7 agosto 2025, Allegato 1, Tabelle 3 e 4 (estratto).

La conversione tra ηs e SCOP

Il portale chiede entrambi i valori e molti tecnici scoprono qui che non coincidono con quelli del software di calcolo. La conversione per le PdC elettriche è ηs = (SCOP / 2,5) × 100 – ΣF, dove il coefficiente di conversione è 2,5 (nel Conto Termico 2.0 era 2,2, usare quello vecchio falsa tutto) e ΣF vale 3% per la termoregolazione, con un ulteriore 5% solo per le macchine che scambiano ad acqua o salamoia sul lato sorgente (acqua/acqua, salamoia/acqua, acqua/aria, salamoia/aria): una aria/acqua si ferma quindi al 3%. Fanno fede i valori della Scheda Prodotto ErP del costruttore, non i ricalcoli; il passaggio è spiegato nella FAQ sull’efficienza media stagionale richiesta dal portale.

Split, multisplit e VRF: le regole per l’aria-aria

Anche i climatizzatori a pompa di calore rientrano nel III.A, con un paio di regole tutte loro. La prima riguarda la classificazione. Il limite dei 12 kW vale per singola unità esterna, non per la somma. Tre motocondensanti da 5 kW restano “split/multisplit” (Reg. 206/2012) anche se insieme fanno 15 kW; una singola unità esterna oltre i 12 kW diventa VRF/VRV per legge (Reg. 2281/2016), qualunque nome le dia il listino.

La seconda è la vera novità del CT 3.0. Il decreto ammette la sostituzione della sola unità esterna, “mantenendo inalterati il rimanente circuito frigorifero e le relative unità interne”, senza più l’obbligo di cambiare l’intero blocco che valeva nel Conto Termico 2.0. La condizione è una certificazione del costruttore sulla combinazione tra nuova unità esterna e unità interne preesistenti, che ne garantisca le efficienze minime. In pratica funziona solo restando sullo stesso marchio, perché nessun produttore certifica il proprio motore sugli split di un concorrente, come racconta la FAQ sulla sostituzione delle sole unità esterne.

Sul fronte economico gli split hanno un coefficiente dedicato di 0,070 €/kWht, unico per qualsiasi taglia complessiva. Superare i 35 kW di somma non lo riduce; cambiano solo la durata (5 annualità) e gli obblighi documentali. I VRF seguono invece la doppia fascia che vediamo tra poco.

Cascate, soglia dei 35 kW e vincolo del 51%

Quando i generatori sono più di uno, la soglia dei 35 kW si misura sulla somma delle potenze, non sulla singola macchina. Due pompe di calore da 20 kW in cascata fanno 40 kW. Le conseguenze sono due, entrambe economiche: il coefficiente Ci scende alla fascia superiore (per l’aria/acqua da 0,150 a 0,060 €/kWht) e la durata passa da 2 a 5 annualità. La FAQ sulle cascate e il limite dei 35 kW aggiunge il dettaglio che confonde di più, cioè che i Ci non si sommano mai. Si somma la potenza per individuare la fascia, si legge un solo coefficiente e l’energia si calcola macchina per macchina.

Alla potenza sono agganciati anche gli obblighi documentali: oltre 35 kW serve l’asseverazione del tecnico abilitato, da 100 kW la Relazione Tecnica di progetto. La soglia dei 200 kW va letta con attenzione, perché Diagnosi Energetica e APE scattano sulla potenza dell’impianto preesistente, mentre la contabilizzazione globale del calore si misura sui nuovi generatori installati.

C’è poi il vincolo di destinazione. Almeno il 51% della potenza di ogni singolo generatore deve servire la climatizzazione invernale, la soglia convenzionale indicata dal GSE per l'”impiego prevalente” richiesto dall’Art. 8 del decreto. La verifica è per macchina, sulla potenza e in fase di progetto, senza compensazioni di centrale. Una PdC da 30 kW che destina 18 kW al riscaldamento (60%) passa; una che ne destina 12 (40%) no. Una macchina dedicata al 100% alla piscina o al calore di processo resta fuori. Quando l’impianto serve usi diversi da riscaldamento e ACS va allegata la relazione di prevalenza firmata dal progettista, a qualsiasi potenza; i criteri sono nella FAQ sul vincolo del 51%.

Quali spese copre l’incentivo?

Molto più della sola macchina. Le spese ammissibili dell’intervento III.A comprendono l’intera filiera della sostituzione a regola d’arte, IVA inclusa quando costituisce un costo:

  • smontaggio e dismissione del vecchio impianto, anche parziale
  • fornitura, trasporto e posa di tutte le apparecchiature, con opere idrauliche e murarie connesse
  • distribuzione e terminali: tubazioni, collettori, ventilconvettori, pannelli radianti, unità interne split e linee frigorifere
  • regolazione e contabilizzazione, trattamento acque, telegestione e monitoraggio
  • opere di captazione geotermica: sonde, perforazioni, collettori
  • messa in funzione, collaudo e prestazioni professionali connesse

L’elenco completo, con i riferimenti all’Art. 9 del decreto, è nella FAQ sui costi ammissibili del Titolo III. C’è anche una precisazione che sorprende molti, perché per le pompe di calore non esiste un costo massimo unitario in €/kW, a differenza di fotovoltaico o teleriscaldamento. Le spese servono al confronto con il massimale percentuale, dato che l’incentivo si calcola comunque sulla producibilità. Ed è il calcolo il punto dove conviene rallentare.

Quanto vale l’incentivo per una pompa di calore?

L’incentivo annuo è il prodotto tra l’energia termica incentivata e un coefficiente di valorizzazione: Ia = Ei × Ci, con Ei = Prated × Quf × (1 – 1/SCOP) × kp. Il totale è il valore annuo moltiplicato per 2 o 5 annualità e si confronta sempre con il massimale percentuale sulla spesa, perché al GSE vale il minore tra i due.

Ogni fattore della formula ha la sua tabella nel decreto. Quf sono le ore di funzionamento convenzionali della zona climatica (Tabella 8 del D.M.):

Zona climaticaABCDEF
Quf (ore/anno)6008501.1001.4001.7001.800
Ore di funzionamento convenzionali per zona climatica, D.M. 7 agosto 2025, Allegato 2, Tabella 8.

Il coefficiente kp premia l’efficienza oltre il minimo di legge ed è il rapporto tra la ηs dichiarata della macchina e la ηs minima Ecodesign della sua categoria. Una aria/acqua a bassa temperatura con ηs 165% vale kp = 165/125 = 1,32, cioè il 32% di incentivo in più solo per aver scelto una macchina migliore. Il Ci dipende invece da tecnologia e fascia di potenza (Tabella 9 del D.M.):

TipologiaFino a 35 kWOltre 35 kW
Split e multisplit0,070 €/kWht0,070 €/kWht
VRF/VRV e rooftop0,150 €/kWht0,055 €/kWht
Aria/acqua0,150 €/kWht0,060 €/kWht
Acqua/acqua e geotermiche0,160 €/kWht0,060 €/kWht
Coefficienti di valorizzazione Ci per le tipologie più diffuse (estratto), da D.M. 7 agosto 2025, Allegato 2, Tabella 9; la tabella completa include anche fixed double duct (0,200) e acqua/aria (0,160).

Chiudono il quadro i massimali. Privati e PA si fermano al 65% delle spese ammissibili, le imprese al 65, 55 o 45% in base alla taglia, mentre i Comuni fino a 15.000 abitanti arrivano al 100% (esteso a scuole e sanità pubblica). Sotto i 15.000 euro di incentivo totale l’erogazione è in un’unica rata. Nessuna maggiorazione Made in EU qui, perché quel 10% in più riguarda solo gli interventi del Titolo II.

Infografica: la formula di calcolo dell'incentivo pompe di calore nel Conto Termico 3.0 con tabelle Quf e Ci, massimali ed esempio svolto
La formula del GSE con le tabelle Quf e Ci, i massimali e l’esempio della villetta svolto passo passo.

Esempio di calcolo completo

Proviamo la formula su un caso tipo, con ipotesi realistiche dichiarate: villetta in zona climatica D, caldaia a gas sostituita con una pompa di calore aria/acqua da 12 kW su pavimento radiante (quindi dati W35), SCOP 4,2, ηs 165% (coppia coerente con la conversione vista sopra), spesa complessiva 16.000 euro.

  1. calore prodotto: Qu = 12 kW × 1.400 ore = 16.800 kWht
  2. premialità: kp = 165/125 = 1,32
  3. energia incentivata: Ei = 16.800 × (1 – 1/4,2) × 1,32 = 16.896 kWht
  4. incentivo annuo: Ia = 16.896 × 0,150 = 2.534,40 €
  5. totale su 2 annualità: 5.068,80 €
  6. verifica massimale: 65% × 16.000 = 10.400 € > 5.069 €, incentivo pieno, liquidato in unica rata perché sotto i 15.000 €

Cambiando scala cambia la musica. Nel caso svolto nella FAQ sull’incentivo per un Comune sotto i 15.000 abitanti, una aria/acqua da 50 kW con SCOP 4 e ηs 150% dichiarati (kp 1,2) in zona D produce un algoritmo di 18.900 € in 5 annualità, perché sopra i 35 kW il Ci scende a 0,060 e le rate diventano 5. Il preventivo era di 28.900 euro e la lezione sta qui. Anche con il massimale al 100% il Comune incassa 18.900 €, perché il 100% resta un tetto dentro cui comanda sempre la formula, non un rimborso a piè di lista.

Se vuoi vedere questi calcoli applicati a 8 casi studio completi, dalla scuola comunale all’azienda agricola, il Workshop Conto Termico 3.0 li svolge passo passo sul Portaltermico, pratica inclusa.

Da maggio 2026 è online il Catalogo degli apparecchi prequalificati, articolato in cinque sezioni (pompe di calore, ibridi, biomassa, solare termico, scaldacqua a PdC). Per le macchine fino a 35 kW presenti a catalogo la pratica si alleggerisce parecchio: dati di targa precompilati, niente schede tecniche da allegare, niente certificazione del produttore né asseverazione, basta l’autodichiarazione all’invio. Un modello fuori catalogo resta incentivabile con la procedura ordinaria, inserendo a mano i parametri della scheda Ecodesign; lo stato dell’arte è nella FAQ sul Catalogo pompe di calore.

Fuori dal catalogo valgono due soglie da non confondere, spiegate nella FAQ sul limite dei 3.500 €: i 35 kW di potenza governano l’asseverazione (obbligatoria solo oltre), i 3.500 € di incentivo governano la certificazione del produttore (oltre va caricata sul portale, sotto basta conservarla).

Pompa di calore più fotovoltaico: come funziona il traino

La pompa di calore elettrica è anche la chiave che apre il fotovoltaico nel Conto Termico. L’impianto FV con accumulo (intervento II.H) è incentivabile solo insieme a una sostituzione III.A con PdC elettrica, mai da solo, mai con gli ibridi. L’incentivo del fotovoltaico vale il 20% delle spese e non può comunque superare quello riconosciuto alla pompa di calore trainante. Una PdC piccola fa da tappo a tutto il resto.

Il traino ha però un perimetro che sorprende. Per i privati il Titolo II è precluso sul residenziale, quindi chi sostituisce la caldaia di casa incentiva la pompa di calore, ma non i pannelli, come chiarisce la FAQ sul fotovoltaico trainato su edificio residenziale (fa eccezione il canale delle CER che agiscono da Soggetto Responsabile). Regole, dimensionamento in autoconsumo e massimali sono nella nostra guida completa al fotovoltaico nel Conto Termico 3.0.

I 9 errori da evitare

La checklist finale, distillata dalle domande che arrivano al portale FAQ:

  1. trattare l’incentivo come una percentuale della spesa e scegliere la macchina senza guardare SCOP e kp
  2. dichiarare i dati W35 con i radiatori (o W55 “per prudenza” con il radiante)
  3. dimenticare che i 35 kW si contano sulla somma delle potenze in cascata
  4. destinare al riscaldamento meno del 51% della potenza di un generatore
  5. sostituire la sola unità esterna su interne di marchio diverso, senza certificazione della combinazione
  6. tenere la vecchia caldaia come backup credendo di restare nel III.A
  7. potenziare oltre il 10% senza asseverazione e calcolo dei carichi UNI EN 12831
  8. per le imprese: avviare i lavori prima della richiesta preliminare o proporre una PdC a gas
  9. arrotondare le potenze decimali sul portale invece di segnalare l’anomalia

Domande frequenti sulle pompe di calore nel Conto Termico 3.0

Quale potenza si considera per le pompe di calore: Prated, Pnominale o Pdesign?

Il riferimento è la Prated, la potenza alle condizioni standard Ecodesign in clima Average dichiarata dal costruttore nella scheda prodotto. Serve per il calcolo dell’incentivo, per le annualità e per la soglia dei 35 kW. Le condizioni di prova variano col regolamento: -10 °C per idroniche e split, +7 °C per i VRF.

Come si calcola l’incentivo per una pompa di calore nel Conto Termico 3.0?

L’incentivo si calcola sulla producibilità con la formula Ia = Ei × Ci, dove Ei dipende da potenza, ore convenzionali della zona climatica, SCOP e premialità kp. Il risultato si confronta col massimale (65% privati e PA, 100% piccoli Comuni) e vale sempre il minore. Erogazione in 2 o 5 annualità, unica rata fino a 15.000 euro.

SCOP a bassa o media temperatura: si può scegliere?

No. I valori W35 valgono con pannelli radianti o ventilconvettori a bassa temperatura, i W55 con radiatori o aerotermi, perché decide il terminale realmente installato. Il GSE verifica la coerenza con fotografie e relazione tecnica; un’incongruenza porta a ricalcolo o inammissibilità della pratica.

Con più pompe di calore in cascata il limite dei 35 kW vale sulla singola macchina?

No, sulla somma delle potenze dei generatori dello stesso impianto. Superati i 35 kW complessivi il coefficiente Ci scende (per l’aria/acqua da 0,150 a 0,060 euro per kWht) e la durata passa da 2 a 5 annualità; scattano anche asseverazione e, oltre 200 kW, diagnosi e contabilizzazione.

Si può sostituire solo l’unità esterna lasciando gli split interni?

Sì, è una novità del Conto Termico 3.0 per split, multisplit e VRF. Si sostituisce la sola motocondensante mantenendo circuito frigorifero e unità interne, con una certificazione del costruttore sulla combinazione che garantisca le efficienze minime Ecodesign. Fattibile monomarca, di fatto impossibile tra marchi diversi.

Che vantaggi offre una pompa di calore a catalogo GSE?

Per gli apparecchi fino a 35 kW presenti nel Catalogo prequalificati la pratica è semplificata, con dati precompilati e senza schede tecniche, certificazioni né asseverazione. Basta l’autodichiarazione. Un modello fuori catalogo resta incentivabile con inserimento manuale dei parametri e, sopra 3.500 euro di incentivo, certificazione del produttore da caricare.

Da dove partire

Tre cose da portare a casa da questa guida. L’incentivo premia producibilità ed efficienza, quindi la scelta della macchina va fatta con la formula davanti; la classe di temperatura la decide il terminale installato, non la prudenza; le soglie dei 35 kW e del 51% si verificano prima di firmare il preventivo, non dopo.

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