L’iperammortamento 280% premia chi installa fotovoltaico con moduli europei di alta gamma. Sulla carta è una scelta sensata: incentivare la filiera UE. Nella pratica, però, c’è un paradosso: di moduli idonei ne esiste quasi un solo fornitore. Il risultato è un incentivo generoso che rischia di restare sulla carta, e una norma che 11 produttori europei hanno già denunciato a Bruxelles. Vediamo perché.
In questo articolo scoprirai:
- Quali moduli chiede la norma sull’iperammortamento
- Perché le categorie ammesse sono quasi vuote
- Il nodo dell’unico fornitore di fatto
- Il reclamo dei produttori europei alla Commissione UE
- Cosa significa per chi progetta un impianto oggi
Quali moduli chiede la norma?
Per accedere all’iperammortamento 280%, i moduli fotovoltaici devono essere iscritti al registro ENEA in categoria B o C. Il registro divide i prodotti in tre classi, per efficienza e luogo di produzione:
- Categoria A: moduli prodotti in UE, efficienza di modulo ≥ 21,5%.
- Categoria B: celle e moduli prodotti in UE, efficienza di cella ≥ 23,5%.
- Categoria C: moduli con celle bifacciali a eterogiunzione o tandem prodotte in UE, efficienza ≥ 24%.
Un emendamento di dicembre 2025 ha escluso la categoria A dal beneficio. Restano ammesse solo la B e la C, le due più spinte sul piano tecnologico.
Perché le categorie B e C sono quasi vuote?
Ecco il punto. Alzare l’asticella ha senso solo se esistono prodotti che la superano. E qui i conti non tornano: la categoria B oggi non conta nessun modulo iscritto. La categoria C ne conta pochissimi, e di questi uno solo ha produzione attiva.
Quel produttore è 3SUN, controllata di Enel, che nello stabilimento di Catania realizza moduli con celle bifacciali a eterogiunzione prodotte in UE. È un prodotto serio e di alta qualità, non è in discussione. Il problema è un altro: l’altro costruttore precedentemente iscritto alla categoria C, Meyer Burger, ha cessato la produzione in Europa. Restando di fatto un solo fornitore in pista.
Il nodo: un solo fornitore di fatto
Tradotto in pratica: chi progetta un impianto iperammortizzabile può acquistare i moduli da un solo produttore. Su 26 produttori di moduli Made in UE iscritti al registro ENEA, 25 restano esclusi perché in categoria A.
Le conseguenze sono concrete: disponibilità, tempi di consegna e condizioni commerciali dipendono da un unico soggetto. E un fornitore unico ha un potere di prezzo che può erodere proprio il beneficio fiscale che l’incentivo voleva garantire. Un incentivo che si morde la coda.
Il reclamo dei produttori europei
La questione non è passata inosservata. Il 2 febbraio 2026, undici produttori europei di moduli (tra cui Eurener, FuturaSun e Sunerg Solar) hanno presentato un reclamo formale alla Commissione UE, contestando una violazione della normativa sugli aiuti di Stato e un “monopolio de facto” a favore di un’azienda a controllo statale.
La loro richiesta non è abolire il vincolo Made in UE, ma allargare i criteri di ammissione per includere più produttori europei. Una correzione che potrebbe arrivare con i prossimi provvedimenti, a partire dal DL Energia.
Cosa significa per chi progetta oggi?
Se stai valutando un impianto in iperammortamento, due regole pratiche. Primo: verifica subito disponibilità, tempi e prezzo dei moduli idonei, perché incidono direttamente sulla convenienza netta. Secondo: tieni d’occhio l’evoluzione normativa, perché i criteri di ammissione potrebbero ampliarsi e cambiare lo scenario dei fornitori.
In sintesi
- L’iperammortamento ammette solo moduli di categoria B o C del registro ENEA (la A è esclusa).
- La B è vuota e la C ha di fatto un solo produttore attivo (3SUN): 25 produttori UE su 26 restano fuori.
- 11 produttori europei hanno denunciato la norma alla Commissione UE: la partita sui criteri è aperta.
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