Prated, SCOP ed ηs sono i tre numeri che il Portaltermico chiede per ogni pompa di calore. Nessuno dei tre descrive il tuo impianto: sono prestazioni dichiarate dal costruttore alle condizioni di prova dei regolamenti europei Ecodesign, lette in clima Average nella Scheda Prodotto ErP.
Il Conto Termico 3.0 ha spostato tutta la misura su questi tre parametri. La potenza che entra nella formula è la Prated, l’efficienza che decide requisiti e premialità è la coppia SCOP più ηs (o ETAs, come la chiamano molte schede). Chi compila la pratica non calcola nulla, trascrive. Tutto sta nel trascrivere dal documento giusto, alla colonna giusta, con un’unica eccezione in cui l’impianto reale torna protagonista, la scelta tra bassa e media temperatura.
In questa guida scoprirai:
- da dove viene la Prated e in cosa differisce da Pnominale e Pdesign
- cosa significano clima Average, temperatura bivalente e TOL nella scheda
- quando dichiarare i dati W35 e quando i W55, con la tabella dei terminali
- la conversione esatta tra SCOP ed ηs, con i fattori F che cambiano per sorgente
- un’anomalia della Tabella 4 del decreto che nessuno ha ancora segnalato
- l’esempio pratico completo, dalla scheda ErP ai campi del portale
Indice della guida
- Prated, Pnominale o Pdesign: quale potenza conta?
- Clima Average: le condizioni di prova che fanno fede
- W35 o W55? Decide il terminale
- Da SCOP a ηs: la conversione con i due fattori F
- I requisiti minimi per tipologia e l’anomalia della Tabella 4
- Chi garantisce i numeri? Scheda ErP, certificazione e catalogo
- L’esempio pratico: dalla scheda ErP al Portaltermico
- Gli errori da evitare
- Domande frequenti
Prated, Pnominale o Pdesign: quale potenza conta?
Ai fini del Conto Termico 3.0 conta la Prated: la potenza termica nominale che il costruttore dichiara nella Scheda Prodotto, in kW termici, misurata alle condizioni di riferimento del regolamento Ecodesign a cui la macchina appartiene. Entra nella formula dell’incentivo, nella soglia dei 35 kW e nel tetto dei 2.000 kW.
La definizione arriva dal Regolamento UE 813/2013, che la definisce come la potenza termica dichiarata alle condizioni nominali standard; per le pompe di calore quelle condizioni coincidono con le condizioni di progettazione di riferimento del clima medio europeo. Sembra un gioco di rimandi ed è servita una FAQ ufficiale del GSE, il 25 febbraio 2026, per chiudere i dubbi. Sul Portaltermico va la Prated della scheda, senza ricalcoli e senza scomodare la potenza a pieno regime del vecchio Conto Termico 2.0, come conferma la FAQ su quale potenza va considerata tra Prated, Pnominale e Pdesign.
Anche la potenza termica utile nominale citata dalle Regole Applicative, per le pompe di calore, è di fatto la stessa Prated. La Pdesignh è invece il carico di progetto della UNI EN 14825, il costrutto tecnico da cui la Prated deriva. Per le idroniche e per gli split fino a 12 kW i due valori coincidono alla temperatura esterna di -10 °C, mentre VRF e fixed double duct dichiarano a +7 °C. Lo schema per famiglia di macchine:
| Regolamento UE | Macchine | Parametro di potenza | T esterna di prova |
|---|---|---|---|
| 813/2013 | Aria/acqua, salamoia/acqua, acqua/acqua | Prated (= Pdesign) | -10 °C |
| 206/2012 (≤ 12 kW) | Split e multisplit aria-aria | Pdesignh | -10 °C |
| 206/2012 (≤ 12 kW) | Fixed double duct | Prated | +7 °C |
| 2281/2016 (> 12 kW) | VRF/VRV e rooftop | Prated,h | +7 °C |
La stessa Prated lavora poi in ruoli diversi. Macchina per macchina entra nel calcolo dell’energia incentivata; come somma dell’impianto decide la fascia del coefficiente, il passaggio alle 5 annualità oltre i 35 kW e il rispetto del tetto dei 2.000 kW. Fa eccezione la soglia dei 200 kW di diagnosi e APE, che guarda la potenza dell’impianto preesistente anziché quella delle macchine nuove. Formula, coefficienti e ore convenzionali sono il mestiere della guida completa alle pompe di calore nel Conto Termico 3.0, di cui questo articolo è l’approfondimento tecnico.
Il carico termico reale dell’edificio, quello che calcoli con la UNI EN 12831, resta fuori da tutti questi campi, perché serve al dimensionamento e alla deroga sul potenziamento, non al portale. Per le regole specifiche dell’aria-aria, dove il limite dei 12 kW della singola unità esterna decide perfino il regolamento di appartenenza, c’è la guida ai climatizzatori nel Conto Termico 3.0, insieme alla FAQ sulla definizione esatta di Prated per split e multisplit. E per i casi particolari del tuo cantiere, il portale FAQ del Conto Termico 3.0 ha superato le 500 risposte.
Clima Average: le condizioni di prova che fanno fede
Il -10 °C appena visto non lo sceglie il costruttore. L’Ecodesign divide l’Europa in tre climi convenzionali (Warmer, Average, Colder) e ancora tutte le dichiarazioni al clima Average, modellato sulle temperature di Strasburgo con una temperatura di progettazione di riferimento di -10 °C. Per il Conto Termico si leggono lì Prated, SCOP ed ηs, mai alle colonne degli altri due climi che molte schede riportano comunque, come ricorda la FAQ sulle condizioni di riferimento dello SCOP.
Nella stessa pagina della scheda incontri altre due temperature che vale la pena saper leggere. La bivalente Tbiv, ammessa fino a +2 °C, è il punto in cui la potenza della macchina eguaglia il carico; più sotto entra in gioco la resistenza integrativa. La TOL, ammessa fino a -7 °C, è la temperatura limite sotto la quale la pompa di calore non garantisce più il servizio. Sul Portaltermico non si digitano, però raccontano quanto margine ha la macchina su un clima che con Strasburgo può avere poco a che fare.
Con il passaggio al 3.0, poi, lo SCOP è diventato il metro unico per tutte le potenze, dalle monosplit alle centrali da centinaia di kW, dove il vecchio decreto sopra certe taglie ragionava di COP. Il COP puntuale sopravvive in un solo caso, i fixed double duct fino a 12 kW. Le prestazioni estive restano fuori dal conteggio: EER e SEER sul Conto Termico non muovono un euro.
W35 o W55? Decide il terminale
Le pompe di calore idroniche dichiarano due set di prestazioni, uno per l’applicazione a bassa temperatura (mandata 35 °C, ritorno 30) e uno per la media temperatura (mandata 55, ritorno 47). Sul Portaltermico se ne dichiara uno solo e la scelta non è libera: comanda il terminale realmente servito dalla macchina.
| Applicazione | Condizioni di prova | Terminali |
|---|---|---|
| Bassa temperatura (W35) | mandata 35 °C, ritorno 30 °C | pannelli radianti, ventilconvettori BT, split idronici, TABS |
| Media temperatura (W55) | mandata 55 °C, ritorno 47 °C | radiatori, aerotermi, ventilconvettori MT, termostrisce |
Questo è l’unico punto dell’intera pratica in cui l’impianto reale entra in scena. Il GSE lo presidia proprio per questo: fotografie dei terminali e relazione tecnica devono raccontare la stessa storia dei dati dichiarati, altrimenti si va dal ricalcolo dell’incentivo fino all’inammissibilità. Dichiarare W55 su un pavimento radiante per stare larghi conta come incongruenza a tutti gli effetti, come mette nero su bianco la FAQ sulla possibilità di scegliere tra i valori W35 e W55.
I casi che traggono in inganno sono sempre gli stessi, a partire dai 45 °C citati dal decreto, che riguardano soltanto l’esenzione dall’obbligo di valvole termostatiche, senza costituire una terza classe. Le macchine vendute come alta temperatura, quelle da 65 o 80 °C di mandata, il Conto Termico le assimila alla media, quindi si dichiarano i dati W55 e si rispetta il loro requisito, ignorando le prestazioni alle temperature spinte. Con terminali misti su un solo generatore comanda il più svantaggiato (bastano due radiatori residui per portare tutto a W55), mentre nella sostituzione parziale conta la sola zona servita dalla nuova macchina, con le configurazioni mappate nella FAQ sugli impianti a terminali misti.
Se la macchina produce anche l’acqua sanitaria, il discrimine resta il terminale di riscaldamento, per cui radiante con ACS a 60 °C è comunque un’applicazione W35. Le UTA viaggiano di norma in media temperatura, salvo batterie dimensionate per i 35 °C che il progettista deve attestare.
Leggendo il regolamento può confondere anche la distinzione tra la pompa di calore a bassa temperatura come apparecchio (una macchina progettata per non superare i 52 °C di mandata) e l’applicazione a bassa temperatura, cioè i dati W35 che qualsiasi idronica dichiara. Sul portale dichiari l’applicazione, quindi il terminale. Anche una macchina capace di 60 °C, installata su un radiante, viaggia con i suoi numeri W35.

Da SCOP a ηs: la conversione con i due fattori F
SCOP ed ηs misurano la stessa stagione con due righelli diversi. Lo SCOP è un numero puro definito dalla UNI EN 14825, i kWh termici resi per ogni kWh elettrico assorbito lungo l’inverno convenzionale; l’ηs è una percentuale riferita all’energia primaria, il parametro con cui l’Ecodesign fissa i minimi. Il Portaltermico li chiede entrambi e i due valori devono reggersi a vicenda.
La conversione per le pompe di calore elettriche è ηs = (SCOP / 2,5) × 100 – ΣF. Il 2,5 è il coefficiente di conversione in energia primaria, fotografia di un’efficienza media di generazione elettrica europea del 40%; nel Conto Termico 2.0 valeva 2,2, quindi i fogli di calcolo ereditati falsano la verifica. ΣF somma due correttivi: il 3% del controllo di temperatura, presente sempre, più il 5% delle pompe di circolazione nelle sole macchine con lato sorgente ad acqua o salamoia. Un’aria/acqua o un’aria-aria si fermano al 3%; acqua/acqua, salamoia/acqua e acqua/aria scontano l’8%. La FAQ sull’efficienza media stagionale richiesta dal portale mette in fila formula e fattori.
Prova con una scheda vera. Un’aria/acqua dichiara SCOP 4,2 alla colonna W35 e la conversione dà (4,2 / 2,5) × 100 – 3 = 165, quindi accanto deve comparire ηs 165%. Se ti ritrovi SCOP 4,0 abbinato a ηs 135%, i due numeri arrivano da colonne o documenti diversi e uno dei due è da rifare. Quella coerenza vale denaro, perché il coefficiente kp premia l’efficienza oltre il minimo. Con 165 su un requisito di 125 il kp vale 1,32, quasi un terzo di energia incentivata in più, con il meccanismo spiegato nella guida generale.
Fa fede in ogni caso la Scheda Prodotto ErP del costruttore. I software termotecnici che ricavano ηs dallo SCOP servono da controprova, mai da fonte. Se scheda e ricalcolo divergono, si dichiara la scheda e si chiede conto al produttore della differenza.
I requisiti minimi per tipologia e l’anomalia della Tabella 4
Per le idroniche il Conto Termico 3.0 chiede ηs almeno 110% in media temperatura e 125% in bassa: sono le soglie Ecodesign in vigore dal settembre 2017, quindi il requisito lascia fuori poco o nulla del listino attuale. La selezione vera la fa il kp, che su quei minimi costruisce la premialità.
| Tipologia | ηs minima | SCOP minimo |
|---|---|---|
| Aria/acqua bassa temperatura (W35) | 125% | 3,2 |
| Aria/acqua media temperatura (W55) | 110% | 2,825 |
| Acqua/acqua bassa temperatura (W35) | 125% | 3,325 |
| Acqua/acqua media temperatura (W55) | 110% | 2,95 |
| Split e multisplit ≤ 12 kW | 149% (134% se GWP inferiore a 150) | 3,8 (3,42) |
| VRF/VRV > 12 kW | 137% | 3,5 |
La tabella porta impressa la formula di conversione. A parità di ηs richiesta, lo SCOP minimo delle acqua/acqua supera quello delle aria/acqua esattamente del correttivo F2 (da 2,825 a 2,95 in media temperatura, da 3,2 a 3,325 in bassa). Per l’aria-aria le soglie salgono parecchio e si sdoppiano col GWP del refrigerante, per cui un R32 deve dare ηs 149% mentre un propano si qualifica già al 134%.
Rileggendo il testo pubblicato in Gazzetta abbiamo trovato un’incongruenza che non risulta ancora segnalata da nessuno. La Tabella 4, quella delle pompe di calore geotermiche, stampa per le salamoia/acqua gli stessi SCOP minimi delle aria/acqua (2,825 in media temperatura e 3,2 in bassa), ma una salamoia/acqua ha il circolatore lato sonde, quindi il suo ΣF vale 8% e la conversione restituirebbe 2,95 e 3,325, proprio i valori che la Tabella 3 assegna alle acqua/acqua. Due tabelle dello stesso allegato applicano il correttivo in modo diverso alla stessa configurazione idraulica. Finché GSE o MASE non si esprimono, il riferimento non ambiguo resta l’ηs (110% e 125%): gli SCOP della Tabella 4 vanno trattati come probabile refuso, senza correzioni di propria iniziativa nella pratica.
Sul fronte informatico esiste un inciampo già tracciato. Con dati W35 il Portaltermico è stato visto applicare il minimo della media temperatura, 110%, al posto del 125%. Se capita, la macchina resta con i suoi dati: si allega uno screenshot e si segnala all’assistenza GSE, come indica la FAQ sull’errore di calcolo del portale con i dati a bassa temperatura.
L’etichetta energetica come pre-verifica
L’ηs del Conto Termico è lo stesso numero che costruisce l’etichetta energetica del Regolamento UE 811/2013. Per gli apparecchi a media temperatura la classe A++ parte da ηs 125% e la A+++ da 150%. Davanti al pieghevole di un produttore sai già che una A++ dichiarata a 55 °C supera il requisito con margine, mentre una A+ (98-124%) va verificata numero alla mano. Il ponte regge meno sul lato bassa temperatura, dove l’etichetta usa una scala dedicata con soglie più alte, quindi la classe non si traduce direttamente nel 125% richiesto e conviene tornare sempre alla scheda.
Chi garantisce i numeri? Scheda ErP, certificazione e catalogo
Il decreto lo scrive in una riga sola: la prestazione deve essere “dichiarata e garantita dal costruttore sulla base di prove effettuate in conformità alla UNI EN 14825“. Per le pompe di calore non serve alcuna certificazione di ente accreditato, a differenza di quanto il Conto Termico 3.0 chiede ad altre tecnologie. La catena documentale è la Scheda Prodotto ErP con Prated, SCOP ed ηs al clima Average, la certificazione del produttore e, sopra certe soglie, l’asseverazione di un tecnico abilitato.
Le soglie sono due, non si parlano e generano metà degli equivoci documentali del Titolo III. I 35 kW di potenza, come somma delle Prated, governano l’asseverazione del tecnico abilitato, sempre obbligatoria oltre quella soglia e sostituita sotto dall’autodichiarazione del Soggetto Responsabile. I 3.500 € di incentivo totale lordo governano invece la certificazione del produttore: oltre va caricata sul portale, sotto va solo conservata per i controlli. Una pompa di calore da 40 kW con 8.000 € di incentivo vuole entrambe le cose; uno scaldacqua da 1.200 € vuole solo il cassetto in ordine, come schematizza la FAQ sulle soglie dei 35 kW e dei 3.500 €.
Il Catalogo degli apparecchi prequalificati chiude il cerchio. Online da maggio 2026 in cinque sezioni, una per tecnologia del Titolo III, per le macchine fino a 35 kW presenti in elenco precompila i dati di targa alla selezione di marca e modello: niente schede da allegare, niente certificazione del produttore, niente asseverazione, resta la sola autodichiarazione all’invio. Un modello assente si incentiva comunque inserendo a mano i parametri della scheda ErP, con le soglie di cui sopra; il produttore può inoltre chiederne l’inserimento con istanza al GSE. Ripartire da zero era inevitabile, visto che il catalogo del 2.0 ragionava ancora in COP mentre il 3.0 vuole SCOP e Prated; lo stato dell’arte è nella FAQ sul Catalogo pompe di calore.
L’esempio pratico: dalla scheda ErP al Portaltermico
Mettiamo tutto in fila sul caso più frequente, la villetta con caldaia che esce e aria/acqua da 12 kW su pavimento radiante. La scheda ErP mostra due colonne complete, W35 e W55, entrambe in clima Average. Il percorso:
- tipologia: aria/acqua, perché la sorgente è l’aria esterna (l’acqua che gira nei pannelli non la rende acqua/acqua)
- applicazione: bassa temperatura, dettata dal radiante; si lavora sulla colonna W35
- Prated: 12,0 kW a -10 °C; i decimali si trascrivono con la virgola, senza arrotondare
- SCOP: 4,2, dalla stessa colonna
- ηs: 165%, coerente con la conversione (4,2 / 2,5) × 100 – 3 = 165
- requisito e premio: 165% supera il minimo di 125%, quindi kp = 165/125 = 1,32
- documenti: 12 kW stanno sotto i 35, basta l’autodichiarazione; con la macchina a catalogo i campi arrivano precompilati; se l’incentivo supera i 3.500 €, la certificazione del produttore va caricata
Il filo rosso è sempre quello: il portale registra le condizioni di prova europee della macchina e l’impianto reale entra solo nella scelta della colonna. Se vuoi vedere questo percorso applicato a 8 casi studio completi, con le pratiche svolte campo per campo sul Portaltermico, è il lavoro che facciamo nel Workshop Conto Termico 3.0.

Gli errori da evitare
Sei trappole ricorrenti, distillate dalle domande che arrivano al portale:
- dichiarare la classe di temperatura per prudenza invece che dal terminale reale: con un radiante i dati sono W35, con i radiatori W55, senza margini di scelta
- accoppiare SCOP ed ηs presi da documenti diversi (listino, brochure, scheda di un altro modello): la coppia deve reggere la conversione
- convertire con il 2,2 del Conto Termico 2.0, o applicare il correttivo dell’8% a un’aria/acqua che sconta solo il 3%
- leggere i dati alle colonne Warmer o Colder, o le prestazioni a 65-80 °C delle macchine alta temperatura: fa fede solo Average, W35 o W55
- declassare la macchina quando il portale applica il requisito sbagliato ai dati W35: l’anomalia si segnala, non si asseconda
- trattare i 35 kW e i 3.500 € come un’unica soglia: la prima decide l’asseverazione, la seconda il caricamento della certificazione del produttore
Domande frequenti sui parametri delle pompe di calore
Che differenza c’è tra Prated e Pdesign?
La Prated è la potenza termica nominale dichiarata dal costruttore alle condizioni di riferimento Ecodesign ed è il valore da inserire sul Portaltermico. La Pdesignh è il carico di progetto della UNI EN 14825 da cui deriva: per le idroniche e gli split fino a 12 kW i due valori coincidono a -10 °C in clima Average, mentre VRF e fixed double duct dichiarano a +7 °C.
A quali condizioni vanno letti SCOP ed ETAs per il Conto Termico 3.0?
Sempre al clima Average, il clima medio europeo modellato su Strasburgo, nella Scheda Prodotto ErP del costruttore. Per le idroniche si usa la colonna W35 (mandata 35 °C) se i terminali sono a bassa temperatura, la colonna W55 (mandata 55 °C) con radiatori o aerotermi. Le colonne Warmer e Colder e i dati estivi EER e SEER non si usano mai.
Come si converte lo SCOP in ETAs?
Con la formula ηs = (SCOP / 2,5) × 100 – ΣF, dove 2,5 è il coefficiente di conversione in energia primaria. ΣF vale 3% per il controllo di temperatura, sempre, più 5% per le pompe di circolazione nelle sole macchine con lato sorgente ad acqua o salamoia. Lo SCOP 4,2 di un’aria/acqua corrisponde così a ηs 165%.
Quando si dichiarano i dati W35 e quando i W55?
Decide il terminale realmente servito: pannelli radianti, ventilconvettori a bassa temperatura e split idronici portano ai dati W35; radiatori, aerotermi e termostrisce ai dati W55. Con terminali misti comanda il più svantaggiato. La scelta di comodo non è ammessa: il GSE verifica con fotografie e relazione tecnica.
Serve una certificazione di un ente accreditato per le pompe di calore?
No. Il decreto chiede che le prestazioni siano dichiarate e garantite dal costruttore con prove secondo la UNI EN 14825. I documenti sono la Scheda Prodotto ErP, la certificazione del produttore (da caricare oltre 3.500 € di incentivo lordo) e l’asseverazione di un tecnico abilitato oltre i 35 kW; per gli apparecchi a catalogo fino a 35 kW basta l’autodichiarazione.
Da dove partire
Tre cose da portare al prossimo preventivo. I numeri della pratica si trascrivono dalla Scheda Prodotto ErP alla colonna Average, W35 o W55 secondo il terminale reale, che è l’unico punto in cui il tuo impianto conta davvero. SCOP ed ηs devono reggersi a vicenda con la conversione a 2,5 e i fattori F giusti, perché su quella coerenza si gioca anche il kp. Le due soglie documentali, 35 kW e 3.500 €, decidono infine cose diverse; chi le confonde carica documenti inutili o si vede chiedere integrazioni.
Il testo del D.M. 7 agosto 2025 con le tabelle dei requisiti è in Gazzetta Ufficiale; per l’operatività ci sono le Regole Applicative GSE, di cui abbiamo pubblicato un’analisi completa. Se stai preparando la tua prima pratica, il toolkit gratuito mette in fila checklist pre-portale, matrice del Soggetto Responsabile e modulo raccolta dati.
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