Climatizzatori e pompe di calore aria-aria nel Conto Termico 3.0

Sì, i climatizzatori rientrano nel Conto Termico 3.0. Split, multisplit e VRF sono pompe di calore aria-aria a tutti gli effetti e accedono all’intervento III.A come qualsiasi macchina idronica, purché sostituiscano un impianto di riscaldamento esistente. Il punto che sorprende chi arriva qui pensando all’estate è che il decreto vede il climatizzatore come un impianto di riscaldamento che d’estate raffresca, non il contrario.

Da quella prospettiva discende ogni regola del gioco: le prestazioni estive non contano nulla nel calcolo, almeno il 51% della potenza deve servire il riscaldamento e l’incentivo premia lo SCOP invernale, non il SEER da listino. Se ne parla poco, ma gli equivoci abbondano, a partire dai preventivi che promettono incentivi calcolati sul SEER.

In questa guida scoprirai:

  • quando un condizionatore è incentivabile e quando resta fuori
  • la novità della sostituzione della sola unità esterna
  • il confine dei 12 kW tra split e VRF, con le condizioni di prova
  • un esempio svolto con i numeri veri (e il confronto split contro VRF)
  • i 7 errori che fanno ricalcolare o rigettare le pratiche

Indice della guida

I climatizzatori sono incentivabili nel Conto Termico 3.0?

Il D.M. 7 agosto 2025 non usa mai la parola “climatizzatore”. All’Art. 8 incentiva la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con pompe di calore elettriche. Uno split è esattamente questo, una pompa di calore aria-aria a espansione diretta. La condizione di partenza è la stessa di tutto il Titolo III, un generatore esistente da sostituire, funzionante al 25 dicembre 2025, su un edificio accatastato. Chi vuole climatizzare un locale mai riscaldato prima sta facendo una nuova installazione e resta fuori dal meccanismo, come chiarisce la FAQ su entro quale data l’impianto deve risultare esistente.

Dentro quel perimetro la porta è larga: vale la sostituzione della caldaia a gas con multisplit nelle stanze, il ricambio di un VRF di dieci anni in un ufficio e perfino il passaggio da un vecchio climatizzatore a uno nuovo più efficiente, senza vincoli sull’alimentazione del generatore che esce, come conferma la FAQ sulla sostituzione di una pompa di calore aria-aria del 2014. Non esiste nemmeno una taglia minima: il decreto incentiva anche uno split da 2,4 kW, mentre il tetto complessivo sta a 2.000 kW.

Due esclusioni vanno però messe sul tavolo subito. La prima riguarda gli ibridi: l’aria-aria non può fare da pompa di calore di un sistema ibrido factory made (lì servono macchine aria-acqua o acqua-acqua), tema che abbiamo trattato nella guida su sistemi ibridi, bivalenti e add-on. La seconda riguarda chi tiene la vecchia caldaia in campo anche solo come riserva del riscaldamento: quella configurazione esce dal III.A e ricade nelle regole dei bivalenti.

C’è poi il caso domestico più frequente di tutti, la caldaia combinata che scalda casa e produce l’acqua sanitaria. Passando agli split l’acqua calda resta orfana e il decreto lo prevede: si abbina uno scaldacqua a pompa di calore nello stesso progetto, con un multi-intervento III.A più III.E incentivato al 40% sulla parte sanitaria. Per i dubbi sul tuo caso specifico, nel portale FAQ del Conto Termico 3.0 trovi oltre 500 risposte puntuali, con il cluster pompe di calore in testa per numero di quesiti.

Questa guida copre le regole specifiche dell’aria-aria, mentre il quadro generale dell’intervento III.A, dai soggetti ammessi alla formula di calcolo, sta nella guida completa alle pompe di calore nel Conto Termico 3.0, di cui questa è l’approfondimento estivo.

Bisogna sostituire anche le unità interne?

No. Per chi conosce il Conto Termico 2.0 è la novità più concreta del 3.0. Il vecchio decreto considerava l’unità interna parte inscindibile del generatore, quindi per incentivare l’intervento andava cambiato l’intero blocco, motore esterno e tutti gli split di casa. Il D.M. 7 agosto 2025 supera quel limite con una frase precisa che ammette, per le pompe di calore a espansione diretta, la sostituzione della sola unità esterna “mantenendo inalterati il rimanente circuito frigorifero e le relative unità interne”.

La flessibilità vale per split, multisplit, VRF/VRV e canalizzati. Negli impianti multi-ambiente già in opera abbatte costi e invasività: si cambia la motocondensante e si lasciano al loro posto tubazioni frigorifere, split a parete o bocchette nel controsoffitto.

La condizione sta nella parola “certificazione”. Nei sistemi ad aria il rendimento nasce dall’accoppiamento termodinamico tra unità esterna e interne, quindi non basta un calcolo del progettista. Serve una certificazione del costruttore sulla combinazione reale, nuova esterna più interne preesistenti, che attesti il rispetto delle efficienze minime Ecodesign con prove secondo UNI EN 14825. E qui la teoria incontra il mercato, perché nessun produttore certifica il proprio motore sugli split di un concorrente, per cui la strada funziona restando sullo stesso marchio. Interne di marca diversa o fuori produzione riportano dritti alla sostituzione integrale, come racconta la FAQ su quando è obbligatorio sostituire anche l’unità interna.

Al fascicolo vanno poi il certificato di smaltimento della sola unità esterna rimossa e le fotografie delle targhe. Curiosamente il vincolo della certificazione non tocca le idroniche: una pompa di calore aria-acqua su ventilconvettori esistenti richiede solo il dimensionamento del progettista, perché lì il generatore è tutto nell’unità esterna.

Split, multisplit o VRF: dove passa il confine dei 12 kW

Il Conto Termico non classifica le macchine col nome del listino, ma col regolamento Ecodesign che le inquadra. Lo spartiacque è la potenza della singola unità esterna: fino a 12 kW si applica il Regolamento UE 206/2012 (split e multisplit), oltre si passa al Regolamento UE 2281/2016 (VRF/VRV e rooftop). La somma non conta: tre motocondensanti da 5 kW fanno 15 kW di impianto, ma ogni macchina resta uno split, come spiega la FAQ sul limite dei 12 kW riferito alla singola macchina. Vale anche il contrario: un “multisplit” da 14 kW di listino è un VRF per legge, qualunque nome gli dia il catalogo.

La classificazione trascina con sé anche le condizioni in cui il costruttore dichiara la potenza, un dettaglio che sul Portaltermico pesa:

MacchinaRegolamento UEParametro di potenzaT esterna di prova
Split e multisplit (≤ 12 kW per unità)206/2012Pdesignh-10 °C
VRF/VRV e rooftop (> 12 kW per unità)2281/2016Prated,h+7 °C
Fixed double duct (≤ 12 kW)206/2012Prated+7 °C
Parametri di potenza per le pompe di calore aria-aria, da FAQ ufficiale GSE del 25 febbraio 2026 e Regolamenti Ecodesign.

Quel valore, Pdesignh o Prated,h secondo i casi, è la potenza che governa tutto: il calcolo dell’incentivo, la soglia dei 35 kW sulla somma delle macchine e il numero di annualità. Sul portale i decimali vanno digitati come da scheda tecnica, con la virgola, senza mai arrotondare.

Quando le unità esterne sono più di una, l’energia incentivata si calcola macchina per macchina con i dati di targa di ciascuna, mentre la somma delle potenze serve a individuare fascia di coefficiente e obblighi documentali. Sopra i 35 kW complessivi la durata passa da 2 a 5 annualità e scatta l’asseverazione di un tecnico abilitato; da 100 kW serve la Relazione Tecnica di progetto e oltre i 200 kW di nuovi generatori anche la contabilizzazione globale del calore, che per i sistemi a espansione diretta va risolta con le norme di settore, visto che le Regole Applicative non fissano un metodo di misura.

Infografica: le regole dei climatizzatori nel Conto Termico 3.0, classificazione 12 kW, sola unità esterna e requisiti minimi
Le regole dell’aria-aria in un colpo d’occhio: classificazione, sola unità esterna e requisiti minimi Ecodesign.

Quali requisiti di efficienza servono per l’aria-aria?

L’unica stagione che il decreto misura è l’inverno. Contano lo SCOP e l’efficienza stagionale ηs dichiarati in clima Average nella Scheda Prodotto ErP del costruttore, mentre EER e SEER restano fuori dal calcolo, per quanto siano i numeri con cui il climatizzatore viene venduto. Sotto queste soglie la macchina non entra proprio nel meccanismo:

Macchinaηs minimaSCOP minimo
Split e multisplit ≤ 12 kW (GWP > 150)149%3,8
Split e multisplit ≤ 12 kW (GWP ≤ 150)134%3,42
VRF/VRV > 12 kW137%3,5
Rooftop125%3,2
Requisiti minimi per le pompe di calore aria-aria (estratto), da D.M. 7 agosto 2025, Allegato 1, Tabella 3; i fixed double duct usano il COP (2,60 o 2,34 con GWP ≤ 150).

La doppia colonna del GWP racconta una scelta di politica industriale: il requisito non taglia fuori nessun refrigerante, ma abbassa l’asticella per chi sceglie gas a basso impatto climatico. Un R32 (GWP 675) deve garantire ηs 149%, un R290 al propano (GWP 3) si qualifica già al 134%, come approfondisce la FAQ sul ruolo del GWP nel Conto Termico 3.0.

Il portale chiede sia SCOP sia ηs. I due valori devono stare in piedi insieme, perché per l’aria-aria la conversione è ηs = (SCOP / 2,5) × 100 – 3, dove il correttivo vale solo il 3% della termoregolazione, dato che il 5% aggiuntivo delle pompe di circolazione riguarda le macchine che scambiano ad acqua o salamoia. Fanno fede i valori della scheda del costruttore, non i ricalcoli.

Il Catalogo GSE semplifica gli split

Da maggio 2026 il Catalogo degli apparecchi prequalificati copre anche le pompe di calore aria-aria. Per le macchine fino a 35 kW presenti in elenco la pratica si alleggerisce parecchio: dati di targa precompilati, niente schede tecniche da allegare, niente certificazione del produttore né asseverazione, basta l’autodichiarazione all’invio. Un modello fuori catalogo resta incentivabile inserendo a mano i parametri Ecodesign, con un’avvertenza sulle soglie da non confondere: i 35 kW governano l’asseverazione, i 3.500 € di incentivo la certificazione del produttore, da caricare sul portale sopra quella cifra e da conservare sotto. Lo stato dell’arte è nella FAQ sul Catalogo pompe di calore.

Il vincolo del 51%: quando il raffrescamento tradisce

Qui torna la prospettiva da cui siamo partiti: per il decreto quello che installi è un impianto di riscaldamento. L’Art. 8 pretende l’impiego prevalente per la climatizzazione invernale e il GSE lo ha quantificato in un valore convenzionale, per cui almeno il 51% della potenza nominale di ogni singolo generatore deve servire i carichi di riscaldamento. La verifica è per macchina, sulla potenza e in fase di progetto, senza compensazioni di centrale, con i criteri raccolti nella FAQ sul vincolo del 51% della potenza.

Per i climatizzatori il vincolo morde più che altrove, perché molte installazioni nascono per l’estate. La macchina dimensionata sul carico frigorifero della sala server, del negozio pieno di vetrine o del laboratorio con forni lavora in raffrescamento per la quota dominante della sua potenza: se al riscaldamento resta meno della metà, l’incentivo salta. L’esempio del GSE è netto, con una macchina da 30 kW che passa destinando 18 kW al riscaldamento (60%) e non passa destinandone 12 (40%).

Quando l’impianto serve usi diversi da riscaldamento e acqua sanitaria va allegata la relazione di prevalenza firmata dal progettista, a qualsiasi potenza: carichi termici per destinazione, potenza di ciascun generatore, percentuali di copertura, tutto coerente con quanto inserito sul Portaltermico. Un dettaglio che rende il vincolo meno punitivo di quanto sembri: la verifica guarda la potenza destinata, non l’energia consumata, quindi lo split di casa che d’estate gira più che d’inverno resta tranquillamente dentro, finché il progetto lo destina al riscaldamento degli stessi ambienti che serviva il vecchio generatore.

Quali spese copre l’incentivo?

L’elenco dell’Art. 9 è più generoso di quanto si pensi, perché copre l’intera filiera della sostituzione a regola d’arte, IVA inclusa quando resta un costo:

  • smontaggio e dismissione del vecchio impianto, anche parziale
  • fornitura, trasporto e posa delle apparecchiature, con opere murarie connesse
  • unità interne e linee frigorifere, come sistemi di emissione a tutti gli effetti
  • regolazione, contabilizzazione, telegestione e monitoraggio (anche sui VRV)
  • messa in funzione, primo avviamento e collaudo, prestazioni professionali comprese

Due voci meritano una sottolineatura da cantiere. L’avviamento del VRF eseguito dal centro assistenza autorizzato del costruttore, spesso obbligatorio per attivare la garanzia, è una spesa ammissibile piena, riconducibile alla posa a regola d’arte: la conferma è nella FAQ sulla messa in funzione di un impianto VRF. E gli split interni con le loro tubazioni rientrano anche quando si sostituisce una caldaia con radiatori, perché la voce “sistemi di emissione” copre i terminali del nuovo impianto, qualunque forma abbiano: il quadro completo è nella FAQ sui costi ammissibili del Titolo III.

Per le pompe di calore non esiste un costo massimo unitario in €/kW. Le spese servono al confronto con il massimale percentuale, 65% per privati e PA, 100% per i Comuni fino a 15.000 abitanti, 65/55/45% per le imprese in base alla taglia, perché l’incentivo si calcola comunque sulla producibilità. Ed è lì che i climatizzatori giocano una partita tutta loro.

Quanto vale l’incentivo: l’esempio svolto

La formula è la stessa di tutte le pompe di calore: Ia = Ei × Ci, con Ei = Prated × Quf × (1 – 1/SCOP) × kp, dove Quf sono le ore convenzionali della zona climatica e kp premia l’efficienza oltre il minimo di legge. La spiegazione fattore per fattore, con la tabella delle ore, è nella guida generale; qui contano i coefficienti dedicati all’aria-aria:

TipologiaCi fino a 35 kWCi oltre 35 kW
Split e multisplit0,070 €/kWht0,070 €/kWht (unico)
VRF/VRV e rooftop0,150 €/kWht0,055 €/kWht
Fixed double duct0,200 €/kWht0,200 €/kWht
Coefficienti di valorizzazione per le pompe di calore aria-aria, da D.M. 7 agosto 2025, Allegato 2, Tabella 9 (estratto).

La tabella dice una cosa scomoda per gli split: il loro kWht vale 0,070 €, meno della metà delle macchine idroniche fino a 35 kW. In compenso il coefficiente è unico: superare i 35 kW di somma non lo riduce, cambiano solo la durata (5 annualità) e gli obblighi documentali, come chiarisce la FAQ su come si calcola l’incentivo con più multisplit.

Proviamo con numeri realistici e dichiarati: villetta su due livelli in zona climatica C (1.100 ore convenzionali), caldaia sostituita con 3 multisplit R32 da 5 kW di Pdesignh ciascuno, SCOP 4,5 e ηs 177% (coppia coerente con la conversione vista sopra), spesa complessiva 12.000 €.

  1. premialità: kp = 177/149 = 1,188
  2. calore utile per macchina: Qu = 5 kW × 1.100 ore = 5.500 kWht
  3. energia incentivata per macchina: Ei = 5.500 × (1 – 1/4,5) × 1,188 = 5.081,7 kWht
  4. incentivo annuo per macchina: 5.081,7 × 0,070 = 355,72 €
  5. tre macchine: 1.067,15 € all’anno, per 2 annualità = 2.134,30 € totali
  6. verifica massimale: 65% × 12.000 = 7.800 € > 2.134 €, incentivo pieno in unica rata

Ora lo stesso fabbisogno servito da un piccolo VRF da 15 kW con un’unica motocondensante, a parità di SCOP 4,5 e ηs 177%. Il kp sale a 177/137 = 1,292, il Ci alla fascia 13-35 kW vale 0,150 €/kWht: Ei = 16.500 × 0,778 × 1,292 = 16.580 kWht, incentivo annuo 2.487,04 €, totale su 2 annualità 4.974,09 €. Stessa potenza complessiva, stessa efficienza dichiarata, incentivo 2,33 volte più alto. Il confronto va preso con una pinza tecnica, perché split e VRF dichiarano la potenza in condizioni di prova diverse (-10 °C contro +7 °C), ma la fotografia normativa resta: fino a 35 kW il decreto valorizza il kWht del VRF più del doppio, per poi farlo crollare a 0,055 oltre soglia.

Infografica: quanto vale l'incentivo per i climatizzatori nel Conto Termico 3.0, esempio svolto split contro VRF
La formula, i coefficienti dell’aria-aria e il confronto split contro VRF a parità di potenza.

Per un progettista la conseguenza operativa è che la scelta tra tanti multisplit e un VRF centralizzato va fatta con la formula davanti, non solo col computo metrico. Se vuoi vedere calcoli come questi applicati a 8 casi studio completi sul Portaltermico, dalla scuola comunale all’azienda agricola, li trovi svolti passo passo nel Workshop Conto Termico 3.0.

I 7 errori da evitare

La checklist finale, distillata dalle domande che arrivano al portale FAQ:

  • installare climatizzatori dove non c’è un impianto di riscaldamento da sostituire (nuova installazione, fuori dal meccanismo)
  • classificare la macchina col nome del listino invece che col regolamento: sopra i 12 kW per unità esterna è un VRF, sotto è uno split
  • sostituire la sola unità esterna su interne di marchio diverso, senza certificazione della combinazione
  • scegliere il modello per il SEER estivo: nel calcolo contano solo SCOP e ηs invernali
  • destinare al riscaldamento meno del 51% della potenza di un generatore
  • superare i 35 kW di somma senza mettere in conto asseverazione e 5 annualità
  • arrotondare i decimali della potenza sul portale invece di segnalare l’anomalia all’assistenza GSE

Domande frequenti sui climatizzatori nel Conto Termico 3.0

I condizionatori sono incentivabili con il Conto Termico 3.0?

Sì: split, multisplit e VRF sono pompe di calore aria-aria e rientrano nell’intervento III.A, purché sostituiscano un impianto di climatizzazione invernale esistente e funzionante al 25 dicembre 2025. Una nuova installazione in ambienti mai riscaldati non è incentivabile.

Si può sostituire solo l’unità esterna lasciando gli split interni?

Sì, è una novità del Conto Termico 3.0: si cambia la sola motocondensante mantenendo circuito frigorifero e unità interne. Serve una certificazione del costruttore sulla combinazione, che ne garantisca le efficienze minime Ecodesign: fattibile restando sullo stesso marchio, di fatto impossibile tra marchi diversi.

Il limite dei 12 kW vale sulla somma delle potenze?

No, vale sulla singola unità esterna e serve solo a classificare la macchina: fino a 12 kW split e multisplit (Reg. 206/2012), oltre VRF/VRV (Reg. 2281/2016). Tre motocondensanti da 5 kW restano split anche se insieme fanno 15 kW.

Come si calcola l’incentivo con più multisplit?

L’energia incentivata si calcola macchina per macchina con Prated e SCOP di targa; l’incentivo totale è la somma. Il coefficiente degli split è 0,070 €/kWht ed è unico: sopra i 35 kW di somma non si riduce, ma la durata passa da 2 a 5 annualità e serve l’asseverazione.

Quale SCOP serve per incentivare un climatizzatore?

Per split e multisplit fino a 12 kW servono SCOP 3,8 e ηs 149%, che scendono a 3,42 e 134% con refrigeranti a GWP non superiore a 150 come il propano. Per i VRF oltre 12 kW bastano SCOP 3,5 e ηs 137%. Contano i valori invernali in clima Average, mai EER o SEER.

Da dove partire

Tre cose da portare a casa da questa guida. Il climatizzatore entra nel Conto Termico 3.0 come impianto di riscaldamento, quindi sostituzione di un generatore esistente e prevalenza invernale sono i due requisiti da verificare prima di tutto; la classificazione la fa il regolamento Ecodesign sulla singola unità esterna, non il listino; la scelta tra multisplit e VRF cambia l’incentivo di oltre due volte a parità di potenza e va fatta con la formula davanti.

Le regole complete del D.M. 7 agosto 2025 le trovi nel testo in Gazzetta Ufficiale e nelle Regole Applicative GSE, di cui abbiamo pubblicato un’analisi completa. Se invece vuoi partire con la tua prima pratica, il toolkit gratuito mette in fila checklist pre-portale, matrice del Soggetto Responsabile e modulo raccolta dati.

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