Dichiarazione di prestazione e di conformità: cosa chiedere al fornitore

Chiedi al fornitore i dati ambientali di un prodotto e ti arriva una mail con tre allegati: una scheda tecnica commerciale, un PDF di quaranta pagine in inglese con la parola Environmental nel titolo, un certificato con un logo che non hai mai visto. Nessuno dei tre ti dice se quel prodotto è quello che hai capitolato.

La dichiarazione di prestazione e di conformità è il documento che, nel nuovo quadro europeo, dovrebbe togliere questa ambiguità. Conviene smettere di considerarlo un adempimento del produttore: è la fonte da cui verranno i numeri che tu dovrai mettere nei calcoli e da cui la stazione appaltante verificherà quello che hai scritto in relazione.

Vale la pena imparare a leggerla adesso, mentre il costo di sbagliare è ancora zero.

In questo articolo scoprirai:

  • Cosa cambia tra la vecchia DoP e la dichiarazione di prestazione e di conformità
  • Perché la data dell’8 gennaio 2026 non significa quello che sembra
  • Come un’unica EPD può contenere quattro numeri diversi (con un caso reale)
  • Le 7 verifiche da fare su un documento in dieci minuti
  • Una clausola di capitolato pronta da adattare

Indice

Cosa è cambiato con il nuovo CPR

Il regolamento (UE) 2024/3110, che dall’8 gennaio 2026 sostituisce il vecchio regolamento prodotti da costruzione, cambia il nome del documento e ne allarga il contenuto. La dichiarazione di prestazione diventa dichiarazione di prestazione e di conformità, perché attesta due cose insieme: la prestazione del prodotto rispetto alle caratteristiche essenziali e il rispetto dei requisiti di prodotto applicabili.

La novità che riguarda direttamente il tuo lavoro sta all’articolo 15, paragrafo 2, dove si stabilisce che la dichiarazione comprende la prestazione di sostenibilità ambientale del prodotto durante il suo ciclo di vita, rispetto alle caratteristiche ambientali elencate nell’Allegato II, imballaggio compreso. E il calcolo va fatto con l’ultima versione del software che la Commissione mette a disposizione gratuitamente, con gli aggiornamenti che diventano obbligatori un anno dopo la pubblicazione.

Per chi progetta questo cambia la natura del documento: il dato ambientale smette di essere materiale volontario che il produttore pubblica se ha voglia e diventa parte di ciò che il fabbricante dichiara sotto la propria responsabilità. L’articolo 13 è netto sulle conseguenze, perché in assenza di dichiarazione, quando è richiesta, il prodotto non può essere messo a disposizione sul mercato.

Le caratteristiche ambientali elencate nell’Allegato II sono 19 e arrivano scaglionate nel tempo. Le prime quattro riguardano tutte gli effetti dei cambiamenti climatici (totale, fossile, biogenico, uso del suolo): sono i quattro indicatori che già conosci se hai letto una EPD redatta secondo la EN 15804. Il quadro completo delle 19 caratteristiche e del mercato di consulenza che aprono l’ho descritto nell’articolo su marcatura CE ambientale e nuovo CPR.

Perché l’8 gennaio 2026 non è la data che credi

Su questo punto circola parecchia confusione, alimentata da chi ha interesse a venderti una soluzione in fretta. Il regolamento si applica dall’8 gennaio 2026, ma questo non significa che oggi ogni prodotto in cantiere debba avere la nuova dichiarazione con i dati ambientali.

Il meccanismo che rimanda tutto sta nell’articolo 95, paragrafo 9, secondo cui gli obblighi degli operatori economici si applicano a una determinata famiglia di prodotti solo a partire da un anno dalla data di adozione dell’atto di esecuzione che rende obbligatoria la norma armonizzata per quella famiglia. Finché quell’atto non esiste, le norme armonizzate del vecchio regolamento restano valide, come conferma il paragrafo 3 dello stesso articolo.

Il calendario reale, quindi, è una fila e non una data sola: si muove famiglia per famiglia, man mano che escono le nuove specifiche tecniche armonizzate. Il primo piano di lavoro CPR, adottato a dicembre 2025, copre il periodo 2026-2029. Un produttore può comunque scegliere di applicare le nuove specifiche in anticipo, dal momento della loro entrata in vigore.

Per te la conseguenza pratica arriva in cantiere: nei prossimi tre o quattro anni ti troverai in mano documenti di due generazioni diverse, per prodotti posati nella stessa opera. Saperli distinguere è metà del lavoro. L’altra metà è capire cosa dicono davvero i numeri, dove il problema smette di essere normativo. Su come questi dati confluiscono nel calcolo dell’edificio e su perché fermare il conto alla produzione ribalta le classifiche, ho scritto un pezzo dedicato al carbonio incorporato e ai limiti del decreto requisiti minimi.

Un esempio pratico: quattro cementi, una sola EPD

Prendiamo un caso reale, dalla dichiarazione ambientale dei cementi grigi prodotti in uno stabilimento italiano del gruppo Holcim, unità dichiarata 1.000 kg di cemento, modulo di produzione A1-A3.

Tipo di cementoGWP totale (kg CO2 eq per tonnellata)
CEM I 52,5 R778
CEM II/B-LL 42,5 R612
CEM IV/A(V) 32,5 N-LH/SR549
CEM IV/B(V-Q) 32,5 N-LH541
Valori del modulo aggregato A1-A3 per lo stabilimento di Merone, da EPD verificata secondo EN 15804.

Stesso produttore, stesso stabilimento, stesso documento. Tra il primo e l’ultimo ballano 237 kg di CO2 equivalente per tonnellata, cioè il 30%. Se chiedi “l’EPD del vostro cemento” e la usi senza guardare la riga giusta, l’errore che porti nel calcolo dell’edificio è di quell’ordine di grandezza, un errore che nessuno noterà finché qualcuno non chiederà la verifica.

Noterai che quella dichiarazione si ferma alla produzione, senza fine vita. Per il cemento è corretto: è il caso di scuola del prodotto esente, perché una volta impastato è integrato nel calcestruzzo, non è più separabile né identificabile a fine vita e non contiene carbonio biogenico. La EN 15804 chiede però che una EPD priva dei moduli C e D indichi dove trovare gli scenari di fine vita, citando proprio il cemento come esempio. Su una finestra in legno la stessa omissione sarebbe invece inammissibile.

Ribalta però la prospettiva, perché quella stessa tabella è anche la tua leva progettuale. Passare dal CEM I al CEM IV, dove le prestazioni meccaniche e le esigenze di cantiere lo consentono, vale una riduzione del 30% sull’impronta del legante. Nessun materiale esotico, nessuna tecnologia nuova: basta scrivere il tipo giusto nel capitolato e verificarlo in fornitura.

Le 7 verifiche in dieci minuti

Quando ti arriva un documento ambientale di prodotto, queste sono le cose da controllare, in ordine.

  1. Che documento è. Dichiarazione di prestazione e di conformità, EPD, o materiale commerciale con qualche numero verde. Solo i primi due hanno una verifica dietro.
  2. Quale prodotto copre esattamente. Codice, tipo, stabilimento. Una EPD di gamma non descrive necessariamente il pezzo che arriva in cantiere, come mostra il caso dei quattro cementi.
  3. L’unità dichiarata. Un chilogrammo, una tonnellata, un metro quadro, un metro quadro per 30 anni di vita utile. Senza questa riga i numeri non significano niente.
  4. Quali moduli sono dichiarati. Qui casca la maggior parte delle verifiche fatte in fretta. La EN 15804, al punto 5.2, impone a tutti i prodotti da costruzione di dichiarare A1-A3, C1-C4 e il modulo D. L’esenzione dal fine vita vale solo per prodotti che sono fisicamente integrati in altri, non più identificabili a fine vita e privi di carbonio biogenico, tutte e tre le condizioni insieme. L’omissione va comunque giustificata. Se il prodotto contiene carbonio biogenico, una EPD ferma ad A1-A3 non è ammessa.
  5. La data e la validità. Le EPD secondo la EN 15804 si aggiornano entro cinque anni. Un documento del 2019 oggi è scaduto.
  6. Chi ha verificato. Verificatore indipendente e program operator devono essere identificati. Un’autodichiarazione senza verifica è un’altra cosa.
  7. Come te l’hanno consegnata. Il nuovo regolamento, all’articolo 16, permette al fabbricante di pubblicare la dichiarazione su un sito web, ma a sei condizioni precise: formato non modificabile, leggibile da persona e da macchina, sito mantenuto accessibile, accesso gratuito, istruzioni per accedervi, collegamento al prodotto tramite il codice di identificazione unico. Un link a una pagina prodotto generica non soddisfa la sesta condizione.

Se questa scaletta ti è utile in cantiere, il corso Esperto LCA Edifici parte esattamente da qui e arriva al modello completo dell’edificio.

Cosa scrivere a capitolato adesso

Non serve aspettare gli atti delegati per proteggersi. Una clausola di poche righe sposta l’onere della prova dove deve stare, cioè su chi il prodotto lo fabbrica.

Per i prodotti di cui alle voci [elenco], il fornitore trasmette, prima della fornitura, la dichiarazione di prestazione e di conformità ai sensi del regolamento (UE) 2024/3110 oppure, se il prodotto è ancora coperto dalle norme armonizzate del regolamento (UE) 305/2011, la dichiarazione di prestazione vigente accompagnata dalla dichiarazione ambientale di prodotto (EPD) verificata secondo la EN 15804 riferita al prodotto effettivamente fornito e allo stabilimento di produzione. La documentazione indica unità dichiarata, moduli del ciclo di vita dichiarati, data di pubblicazione e scadenza, organismo di verifica. La mancata trasmissione costituisce inadempimento contrattuale.

Prima di incollarla nel tuo capitolato tieni conto di due cose. La prima: chiedi il documento riferito al prodotto e allo stabilimento, altrimenti riceverai un dato medio di gruppo. La seconda: se stai lavorando su un appalto pubblico, tieni presente che l’articolo 83 del nuovo CPR prevede requisiti minimi obbligatori di sostenibilità ambientale per gli appalti, che la Commissione definirà con atti delegati e la cui prima valutazione d’impatto parte entro il 31 dicembre 2026. Potranno assumere la forma di specifiche tecniche, criteri di selezione, condizioni di esecuzione o criteri di aggiudicazione. Chi ha già l’abitudine di raccogliere questi documenti si troverà pronto, chi improvvisa scoprirà che i fornitori impiegano mesi.

Nel frattempo, il passaporto digitale dei prodotti da costruzione sta costruendo il canale attraverso cui questi stessi dati diventeranno leggibili in automatico: la dichiarazione potrà essere inclusa direttamente nel passaporto invece che consegnata a parte.

Domande frequenti

Cosa cambia tra DoP e dichiarazione di prestazione e di conformità?

La DoP del regolamento 305/2011 dichiarava solo la prestazione rispetto alle caratteristiche essenziali. La dichiarazione di prestazione e di conformità del regolamento (UE) 2024/3110 attesta anche il rispetto dei requisiti di prodotto e include la prestazione di sostenibilità ambientale lungo il ciclo di vita, secondo le caratteristiche dell’Allegato II.

Dall’8 gennaio 2026 tutti i prodotti devono avere i dati ambientali in dichiarazione?

No. L’articolo 95, paragrafo 9 stabilisce che gli obblighi si applicano a una famiglia di prodotti solo dopo un anno dall’atto di esecuzione che rende obbligatoria la relativa norma armonizzata. Fino ad allora restano valide le norme del vecchio regolamento, salvo che il fabbricante scelga di applicare le nuove in anticipo.

Il fornitore può darmi solo un link invece del documento?

Sì, ma a condizioni precise. L’articolo 16 richiede formato elettronico non modificabile, leggibilità umana e meccanica, sito sorvegliato e accessibile, accesso gratuito, istruzioni di accesso e collegamento al prodotto tramite codice di identificazione unico, anche via permalink. Un link generico alla pagina commerciale non basta.

Una EPD e una dichiarazione di prestazione sono la stessa cosa?

No. L’EPD è una dichiarazione ambientale di prodotto verificata secondo la EN 15804 e pubblicata da un program operator. La dichiarazione di prestazione e di conformità è l’atto con cui il fabbricante si assume la responsabilità delle prestazioni dichiarate ai fini della marcatura CE. Nel nuovo quadro i dati ambientali confluiscono nella seconda.

Una EPD può fermarsi al modulo A1-A3?

Solo per i prodotti esenti. La EN 15804, punto 5.2, chiede a tutti i prodotti da costruzione di dichiarare A1-A3, C1-C4 e il modulo D. L’esenzione richiede tre condizioni contemporanee: integrazione fisica in altri prodotti, impossibilità di identificarli a fine vita, assenza di carbonio biogenico. Il cemento rientra nell’esenzione, un serramento in legno no.

Quanto dura la validità di una EPD?

Cinque anni dalla pubblicazione secondo la EN 15804, salvo modifiche sostanziali al processo produttivo che impongono un aggiornamento anticipato. Verifica sempre la data: nelle forniture capita spesso di ricevere documenti scaduti perché archiviati anni prima dall’ufficio acquisti.

Devo pretendere l’EPD anche fuori dagli appalti pubblici?

Non c’è un obbligo che te lo imponga oggi nei lavori privati, ma i dati servono comunque per qualunque valutazione di ciclo di vita dell’edificio, che diventerà obbligatoria nell’attestato di prestazione energetica dal 2028 sopra i 1.000 m². Chiederli adesso costa una riga di capitolato.

Tre cose da portare via

  • La dichiarazione di prestazione e di conformità include i dati ambientali di ciclo di vita e il fabbricante ne risponde: non è più materiale volontario.
  • L’8 gennaio 2026 non accende un obbligo generalizzato: il calendario reale procede famiglia di prodotto per famiglia di prodotto, con un anno di transizione dall’atto di esecuzione.
  • Una sola EPD può contenere valori che differiscono del 30%: senza unità dichiarata, moduli e riferimento allo stabilimento, il numero che porti nel calcolo non è affidabile.

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