Pompa di calore add on e sistema bivalente: come funzionano

Un cliente ti chiede se può tenere la caldaia e affiancarle una pompa di calore. Tu sai che si può fare, il fornitore lo chiama sistema ibrido, il GSE lo chiama in un altro modo ancora, il costruttore della pompa di calore usa un terzo termine. Tre nomi per lo stesso impianto: è il motivo per cui questo argomento sembra più complicato di quanto sia.

Mettiamo ordine partendo dalla definizione che conta, quella del decreto.

Che cos’è una pompa di calore add on

Una pompa di calore «add on» è una pompa di calore installata a integrazione di una caldaia a condensazione a gas già presente, combinata con essa in modo da formare un sistema bivalente. La definizione è dell’articolo 2, comma 1, lettera ff) del DM 7 agosto 2025. Non sostituisci il generatore esistente: gli affianchi una macchina che diventa il generatore principale.

Da questa riga si capisce anche perché in rete trovi due discussioni separate su add on e bivalente, come se fossero argomenti diversi. Non lo sono: l’add on è l’intervento, il bivalente è il risultato. Aggiungi una pompa di calore a una caldaia e ottieni un sistema con due generatori, cioè un bivalente. Le Regole Applicative lo dicono senza giri di parole: un add on è sempre un sistema bivalente.

Una nota di grafia che aiuta nelle ricerche: il decreto e il GSE scrivono «add on» senza trattino, tra virgolette. Nel parlato di cantiere e nei cataloghi trovi anche add-on. È la stessa cosa.

Add on, bivalente, factory made: chi è cosa

Le tre configurazioni non sono tre mondi separati, sono tre modi di arrivare allo stesso schema: una pompa di calore che lavora insieme a una caldaia. Cambia dove il sistema viene messo insieme.

  • Factory made: prodotto unico, progettato e assemblato in fabbrica da un solo costruttore, con la regolazione fornita da lui e certificata
  • Bivalente assemblato in campo: pompa di calore e caldaia scelte separatamente e messe insieme in cantiere
  • Add on: la pompa di calore si aggiunge a una caldaia a condensazione che è già lì e resta al suo posto

Ai fini dell’incentivo tutte e tre stanno nello stesso posto, l’intervento III.B del Conto Termico 3.0, come chiarisce la FAQ sulla tipologia di intervento di bivalenti e add on. Se ti interessa quanto vale e come si calcola, il conto è spiegato nella guida agli incentivi per sistemi ibridi e add on. Qui restiamo sul come funziona.

Perché il vocabolario cambia a seconda di chi parla

Se hai la sensazione che ogni fonte usi parole diverse, non è un’impressione. Le tre filiere che si occupano di questi impianti hanno vocabolari propri che non si parlano.

Chi parlaCome chiama l’impiantoCome chiama la soglia
Decreto e GSEsistema ibrido, bivalente, pompa di calore «add on»temperatura di bivalenza
Costruttori e letteratura tecnicafactory made tipo A, B, C; sistema assemblato; monogeneratoretemperatura di equilibrio
Chi cerca su Google“pompa di calore add on”, “pompe di calore bivalenti”“quando parte la caldaia”
Lo stesso impianto e la stessa grandezza fisica, con tre nomi diversi a seconda della filiera.

La conseguenza pratica è che cercando informazioni su un termine perdi metà della documentazione disponibile, scritta usando l’altro. Vale la pena tenerli entrambi a mente quando cerchi una scheda tecnica o una FAQ.

Le tre configurazioni dell'intervento III.B: factory made, bivalente e add on
Lo stesso impianto ha tre nomi a seconda della filiera, e tre configurazioni ammesse nell’intervento III.B.

Factory made o assemblato in cantiere?

La scelta si gioca su tre fattori: spazio, tempi di installazione e libertà progettuale.

Il factory made arriva con la regolazione già fatta e certificata dal costruttore, quindi si installa in fretta e occupa poco. Nella letteratura tecnica viene classificato in tre configurazioni: due generatori distinti (tipo A), un blocco unico che contiene sia il gruppo a condensazione sia quello a pompa di calore (tipo B), oppure un’unità esterna con la motocondensante più un’unità interna che ospita la caldaia e parte dei componenti della pompa di calore (tipo C). Trova impiego soprattutto nelle piccole taglie, proprio per il risparmio di tempo e di spazio.

Il sistema assemblato in cantiere combina componenti di fabbricanti diversi e si adatta a situazioni che un prodotto preconfezionato non copre. Ti permette anche di aggiungere la pompa di calore in un secondo momento su un impianto che ha già una caldaia a condensazione, purché le condizioni di impianto lo consentano. È esattamente il caso dell’add on.

C’è un vincolo che spesso viene applicato a sproposito: quello sul rapporto di potenza 0,5 tra pompa di calore e caldaia. Vale solo per gli ibridi factory made: al numeratore la potenza della pompa di calore, al denominatore quella della caldaia. Il risultato non deve superare 0,5. I sistemi bivalenti e gli add on montati in campo non hanno alcun vincolo di rapporto. È una differenza che cambia la scelta della macchina, quindi conviene verificarla prima di dimensionare: il dettaglio del calcolo è nella FAQ sul rapporto di potenza negli ibridi.

La temperatura che decide tutto

In un sistema a due generatori la domanda vera è una sola: a che temperatura esterna smette di lavorare la pompa di calore e parte la caldaia? Quel valore ha due nomi, temperatura di bivalenza per il decreto e temperatura di equilibrio per la letteratura tecnica. È la stessa grandezza.

Si ricava graficamente, incrociando due curve. La prima è quella climatica dell’impianto, cioè la temperatura di mandata che serve al variare della temperatura esterna. La seconda è quella di erogazione della pompa di calore, cioè la temperatura che la macchina riesce davvero a produrre. Il punto in cui si intersecano è la soglia. In un esempio di letteratura tecnica quel punto cade a 5 °C: sopra, la pompa di calore copre il fabbisogno da sola; sotto, non ce la fa più in modo efficiente.

Il passo successivo è la scelta della macchina. Dalla curva caratteristica dell’edificio si legge la potenza richiesta a quella temperatura, che nello stesso esempio risulta di 6 kW, un valore compatibile con una pompa di calore commerciale. Non dimensioni sul carico di picco invernale, dimensioni sul punto in cui la macchina lavora ancora bene.

Qui casca il dubbio che frena molti progettisti: far spegnere la pompa di calore sotto una certa temperatura sembra un modo per penalizzare l’intervento agli occhi del GSE. È vero il contrario. Quella logica è prescritta, non tollerata: la fonte rinnovabile lavora per prima e la caldaia interviene solo quando serve. Il decreto non fissa il valore della soglia, che resta una scelta di progetto, ma pretende che il sistema di controllo dia priorità alla pompa di calore: il punto è sciolto nella FAQ sulla logica di priorità della pompa di calore.

Grafico della temperatura di equilibrio fra curva climatica e pompa di calore
La temperatura di equilibrio si legge dove la curva climatica incontra la temperatura erogabile dalla pompa di calore.

La caldaia non è un generatore di riserva

Nel linguaggio comune la caldaia di un ibrido viene chiamata backup, ma la parola porta fuori strada. Un backup è un generatore che si accende se il principale si guasta. Qui invece la caldaia è il generatore secondario, parte integrante dell’impianto: copre i picchi di carico e sostituisce la pompa di calore quando le condizioni esterne la rendono inefficiente, in modo automatico e regolato.

La differenza non è terminologica. Un generatore di riserva puoi dimensionarlo alla buona e lasciarlo scollegato dalla regolazione, un generatore secondario no: deve dialogare con la pompa di calore e obbedire alla stessa logica di priorità. La distinzione è spiegata nella FAQ su cosa si intende per backup.

Cosa serve idraulicamente per affiancare una pompa di calore

Sul piano idraulico il problema è rendere indipendenti i due circuiti, quello dei generatori e quello dei terminali, che lavorano con portate e logiche diverse.

  • Separazione dei circuiti: si usa un separatore idraulico, in molte soluzioni integrato nell’accumulo, che rende indipendenti primario e secondario
  • Volume d’acqua tecnica: l’accumulo va dimensionato sulle esigenze di funzionamento della pompa di calore, che a seconda della taglia richiede un volume minimo sempre disponibile, necessario anche per gli sbrinamenti
  • Protezione della macchina: la pompa di calore va difesa dalle impurità che arrivano dalla rete esistente, il punto più trascurato quando si innesta un apparecchio nuovo su un impianto vecchio
  • Regolazione dei terminali: valvole termostatiche a bassa inerzia o altra regolazione modulante sulla portata, insieme alla messa a punto e all’equilibratura della distribuzione

Un impianto esistente a radiatori dimensionato per 70 °C di mandata non diventa magicamente adatto a una pompa di calore perché gli affianchi una macchina nuova. È la verifica da fare prima di aprire i cataloghi.

I requisiti che decidono se l’intervento si può fare

Se l’obiettivo è accedere all’incentivo, alcune condizioni vanno verificate prima di proporre l’intervento al cliente, perché non sono negoziabili. Le fissa il paragrafo 9.10.1.3 delle Regole Applicative.

  • La caldaia preesistente deve essere a condensazione, alimentata a gas e con età non superiore a 5 anni, dall’anno di fabbricazione in targa o dalla data di messa in esercizio, oltre a rispettare la Tabella 6 dell’Allegato 1
  • La pompa di calore deve essere aria-acqua o acqua-acqua. L’aria-aria è ammessa solo se l’edificio è soggetto a vincoli architettonici
  • La termoregolazione deve appartenere alle classi V, VI, VII o VIII; negli impianti centralizzati serve un gruppo termoregolatore equivalente, con controllo sulla temperatura di mandata o ritorno e rilevamento della temperatura esterna
  • Serve la dichiarazione di compatibilità del fabbricante della pompa di calore con il generatore secondario, con l’elenco dei modelli compatibili
  • Il sistema di controllo deve garantire il funzionamento preferenziale della pompa di calore
  • Se pompa di calore e caldaia sono di fabbricanti diversi, serve l’asseverazione di un tecnico abilitato sulla compatibilità e sul dialogo tra gli apparecchi

Il vincolo dei cinque anni taglia fuori la maggior parte del parco esistente, quindi conviene dirlo al cliente subito. C’è però una compensazione che vale la pena conoscere: l’obbligo di sostituire in tutto o in parte l’impianto di climatizzazione invernale preesistente riguarda l’ibrido factory made e il bivalente, ma non l’add on, che per definizione si affianca a una caldaia destinata a restare.

Cinque errori che fanno saltare l’intervento

  1. Verificare l’età della caldaia alla fine invece che all’inizio. Se ha più di cinque anni, l’add on non è percorribile e il progetto va reimpostato da capo
  2. Applicare il rapporto 0,5 a un sistema assemblato in campo, sottodimensionando la pompa di calore senza motivo
  3. Scegliere la macchina sul carico di picco anziché sulla potenza richiesta alla temperatura di equilibrio, con il risultato di pagare una taglia che lavorerà quasi sempre a carico parziale
  4. Trattare la caldaia come riserva di emergenza, lasciandola fuori dalla logica di regolazione
  5. Innestare la pompa di calore sull’impianto esistente senza verifiche, cioè senza separazione idraulica, senza volume d’acqua adeguato e senza protezione dalle impurità della vecchia rete

Domande frequenti

Che differenza c’è tra sistema bivalente e sistema ibrido?

Sono la stessa famiglia. “Ibrido” indica in generale l’accoppiamento tra una pompa di calore e una caldaia, “bivalente” è il termine che il decreto usa per il sistema che nasce da quell’accoppiamento. Nel Conto Termico 3.0 il factory made, il bivalente assemblato in campo e l’add on stanno tutti nell’intervento III.B.

Con un add on devo dismettere la caldaia esistente?

No: è la caratteristica che distingue questo intervento. La caldaia a condensazione resta in funzione come generatore secondario, mentre l’obbligo di sostituzione dell’impianto preesistente riguarda le altre configurazioni.

Posso usare una pompa di calore aria-aria?

Solo se l’edificio è soggetto a vincoli architettonici. Negli ibridi factory made l’aria-aria non è ammessa. L’unica eccezione riguarda proprio gli add on in edifici vincolati.

Chi sceglie la temperatura a cui parte la caldaia?

Il progettista. Il decreto impone che la regolazione dia priorità alla pompa di calore, ma non fissa il valore della soglia, che dipende dalla curva climatica dell’impianto e dalle prestazioni della macchina scelta.

Da dove partire

Su un impianto esistente l’ordine delle verifiche è questo: prima l’età e la tipologia della caldaia, poi la curva climatica dell’impianto per trovare la temperatura di equilibrio, poi la potenza richiesta a quella temperatura per scegliere la macchina, infine le condizioni idrauliche della rete che dovrà ospitarla.

Quando il quadro tecnico è chiaro, restano i numeri dell’incentivo: li trovi nella guida al calcolo per sistemi ibridi e add on, mentre per la scelta della macchina è utile la guida alle pompe di calore nel Conto Termico 3.0 e, se il cliente vuole invece sostituire del tutto il generatore, il confronto sulla sostituzione della caldaia con pompa di calore.

Per i casi che non rientrano negli schemi, dal condominio con impianto ibrido di prima generazione alla sostituzione della sola unità esterna, le risposte puntuali con i riferimenti normativi sono nel portale FAQ del Conto Termico 3.0.

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Fonti

  • DM 7 agosto 2025, art. 2 comma 1 lettera ff) per la definizione di pompa di calore «add on», Allegato 1 Tabella 6 per i requisiti della caldaia preesistente.
  • GSE, Regole Applicative del Conto Termico 3.0, paragrafi 9.10.1.1, 9.10.1.2, 9.10.1.3 e 9.10.1.4.
  • Comunicazione della Commissione 2014/C 207/02 per le classi dei sistemi di termoregolazione.
  • Caleffi, Idraulica n. 65, gennaio 2024, dedicato ai sistemi ibridi caldaia e pompa di calore, per le configurazioni factory made e per il metodo grafico della temperatura di equilibrio.
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