L’Italia Rivoluziona l’Edilizia: 6 Sorprese nei Nuovi Criteri Ambientali che Cambieranno le Nostre Città

Nuovi CAM Edilizia 2025 svolta circolare per le costruzioni

Quando pensiamo a un “edificio verde”, l’immagine che viene in mente è quasi sempre la stessa: pannelli solari sul tetto, un buon isolamento termico e magari finestre ad alta efficienza. Per anni, la sostenibilità in edilizia è stata sinonimo di risparmio energetico.

Ma questa visione, per quanto importante, è ormai superata. Una rivoluzione silenziosa sta per ridefinire completamente cosa significhi costruire in modo responsabile in Italia, e le sue implicazioni vanno ben oltre il cappotto termico.

Con l’adozione del Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 24 novembre 2025 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 dicembre 2025), sono stati formalizzati i nuovi Criteri Ambientali Minimi (CAM) 2025 per l’edilizia.

Queste regole, obbligatorie per tutte le opere pubbliche, non sono un semplice aggiornamento, ma un vero e proprio cambio di paradigma. Rappresentano la risposta strategica dell’Italia alle grandi direttive europee come l’EU Green Deal e il Next Generation EU, trasformando gli appalti pubblici in una leva di politica industriale per la transizione ecologica. Impongono un approccio olistico che trasformerà la progettazione, la scelta dei materiali, la gestione dei cantieri e persino il modo in cui concepiamo la fine della vita di un edificio.

Questo non è più solo un tema per addetti ai lavori; è una trasformazione che modellerà le città, le scuole e gli uffici del futuro.

In questo articolo ti svelo i 6 punti più radicali e inaspettati dei nuovi CAM, le svolte normative che stanno riscrivendo le regole del gioco per costruire il futuro, non solo edifici.

Le 6 Svolte dei Nuovi CAM Edilizia

1. Non solo Efficienza: L’Edificio va Pensato per l’Intero Ciclo di Vita

La prima e più grande sorpresa dei nuovi CAM è lo spostamento del focus dall’efficienza energetica del singolo edificio a un “approccio olistico” che considera l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita.

Non basta più garantire che l’edificio consumi poca energia una volta costruito; ora è obbligatorio valutare l’impatto di ogni sua fase, “dalla culla alla tomba”. Come specificato nel paragrafo 1.3.2 del decreto, diventano centrali metodologie come l’Analisi del Ciclo di Vita (LCA) e l’Analisi dei Costi del Ciclo di Vita (LCC).

Questo obbliga i progettisti a porsi domande radicalmente nuove: quanta energia è servita per estrarre le materie prime? Qual è l’impronta di carbonio della produzione dei materiali? E cosa succederà all’edificio quando verrà demolito? Questo approccio trova la sua espressione più radicale nel modo in cui le nuove regole ci costringono a pianificare la fine stessa di un bene.

Le competenze, gli accorgimenti progettuali e le tecnologie riguardo il tema dell’efficientamento energetico costituiscono solo una parte della sostenibilità, che invece riguarda diversi aspetti, indagati nell’ambito di un’analisi del ciclo di vita, della sfera ambientale, economica e sociale di un prodotto o edificio.

2. Progettare la Fine: Gli Edifici Diventano “Banche di Materiali”

Forse il concetto più rivoluzionario è l’introduzione del “Piano di decostruzione e demolizione selettiva a fine vita” (paragrafo 2.3.17). La norma impone che la progettazione di un nuovo edificio debba già prevedere come verrà smantellato decenni dopo. Il requisito chiave è sbalorditivo: almeno il 70% in peso dei componenti edilizi deve essere riutilizzabile o facilmente disassemblabile per il riciclo.

In pratica, questo significa dire addio a connessioni permanenti e materiali compositi difficili da separare.

I progettisti dovranno favorire connessioni meccaniche smontabili, scegliere materiali puri e tracciabili, e concepire l’edificio non più come un futuro rifiuto ingombrante, ma come una vera e propria “banca di materiali”: una riserva di risorse preziose pronte per essere reintrodotte nel ciclo produttivo.

Progettare per la decostruzione, inoltre, è il presupposto fondamentale per creare i flussi di materie prime seconde pulite necessarie a chiudere il cerchio dell’economia circolare.

3. Il Clima che Cambia Entra nel Progetto: Spazio alla Natura e alla Resilienza

I nuovi CAM non si limitano a mitigare le cause della crisi climatica, ma impongono di progettare tenendo conto dei suoi effetti già in atto. Due specifiche tecniche sono emblematiche di questo approccio.

La prima riguarda l’adattamento ai cambiamenti climatici (paragrafo 2.2.2). Per combattere le isole di calore urbane e gestire eventi meteorologici estremi, il progetto deve garantire che almeno il 60% della superficie territoriale resti permeabile, favorendo l’infiltrazione dell’acqua nel suolo.

Inoltre, impone l’uso di materiali per pavimentazioni e coperture con un alto Indice di Riflessione Solare (SRI), capaci di riflettere il calore invece di assorbirlo.

La seconda è la protezione della biodiversità e degli ecosistemi (paragrafo 2.2.1). Il criterio obbliga a conservare e proteggere gli habitat esistenti all’interno dell’area di intervento, anche se non formalmente tutelati: siepi, filari, piccoli corsi d’acqua e muri a secco diventano elementi preziosi da integrare nel progetto, non ostacoli da rimuovere.

4. Dalla Finanza all’Edilizia: La Sostenibilità Ora si Misura con i Rischi ESG

In una mossa che sorprende per l’interdisciplinarietà, i CAM introducono nel mondo dell’edilizia pubblica un concetto finora relegato alla finanza e alla corporate governance: la valutazione dei rischi non finanziari o ESG (Environment, Social, Governance).

Menzionato come criterio premiante nei paragrafi 2.6.4 e 3.2.5, questo non è un inserimento casuale. È una mossa strategica per allineare gli appalti pubblici italiani agli standard internazionali della finanza sostenibile.

Come esplicitato nella premessa al decreto, questo approccio risponde a un quadro normativo europeo in evoluzione (dalla Direttiva 2014/95 alle normative dell’Autorità Bancaria Europea) e mira ad “aumentare l’attrazione di capitali pubblici e privati sulle opere da realizzare“.

Valutare un’impresa anche sui rischi ESG significa renderla più solida, trasparente e appetibile per gli investitori moderni, che considerano la sostenibilità un fattore chiave per la stabilità a lungo termine.

Un’azienda non viene più giudicata solo per l’impatto del cantiere, ma anche per l’etica della sua catena di fornitura, le politiche di inclusione e la solidità della sua governance. Non bastano mattoni “verdi”, servono imprese responsabili.

5. Riciclato per Legge: Le Regole Dettagliate che Scuotono la Filiera

I nuovi CAM non si limitano a “incoraggiare” l’uso di materiali riciclati; lo impongono con un livello di dettaglio prescrittivo senza precedenti, chiudendo il cerchio avviato con la progettazione per la decostruzione.

Il capitolo 2.4 fissa percentuali minime obbligatorie di contenuto di materia riciclata, recuperata o di sottoprodotti per un’ampia gamma di prodotti da costruzione.

Alcuni esempi sono particolarmente d’impatto:

  • Calcestruzzi: almeno il 5% sul peso del prodotto (par. 2.4.2).
  • Acciaio da forno elettrico non legato: contenuto minimo del 75% per usi strutturali (par. 2.4.4).
  • Laterizi per muratura: almeno il 15% (par. 2.4.5).
  • Isolanti in lana di vetro: almeno il 60% (par. 2.4.7).

Questi obblighi specifici e non negoziabili avranno un effetto a catena su tutta la filiera. I produttori saranno costretti a innovare i processi, a riorganizzare la logistica per approvvigionarsi di materie prime seconde e, soprattutto, a rendere tracciabile e certificabile l’origine dei loro materiali.

6. Un Rifugio Salubre: Benessere e Salute Diventano Priorità Progettuali

Infine, i nuovi CAM mettono al centro del progetto un aspetto spesso trascurato: la salute e il benessere di chi vivrà e lavorerà negli edifici. La sostenibilità non è più solo una questione ambientale, ma anche di salute pubblica.

Vengono introdotti requisiti stringenti per garantire che gli spazi interni siano salubri e confortevoli.

  • Inquinamento indoor: vengono fissati limiti molto severi sulle emissioni di composti organici volatili (COV), formaldeide e altre sostanze nocive per tutti i materiali a contatto con l’aria interna, come pitture, pavimenti, adesivi e pannelli (par. 2.4.1).
  • Comfort acustico: è obbligatorio che gli edifici raggiungano almeno la classe II di prestazione acustica secondo la norma UNI 11367, garantendo un’adeguata protezione dai rumori esterni e da quelli provenienti da altre unità immobiliari (par. 2.3.10).
  • Gas Radon: il progetto deve prevedere strategie attive per ridurre la concentrazione di Radon, un gas radioattivo naturale dannoso per la salute, fissando un livello di riferimento massimo di 200 Bq/m3 (par. 2.3.11).
Nuovi CAM Edilizia 2025
Scarica l’infografica in PDF sui nuovi CAM Edilizia 2025

Costruire il Futuro, non solo Edifici

I nuovi Criteri Ambientali Minimi rappresentano molto più di una semplice lista di regole tecniche.

Delineano una visione radicalmente nuova del settore delle costruzioni, in cui un edificio non è un oggetto isolato, ma un nodo interconnesso con il suo contesto ecologico, sociale ed economico.

L’obiettivo non è più solo “costruire green”, ma “costruire in modo rigenerativo e responsabile”.

Questi CAM sono una vera e propria politica industriale che punta a rafforzare la competitività delle imprese italiane nelle tecnologie verdi, ad attrarre finanza sostenibile e a costruire una resilienza di lungo termine per il nostro Paese.

Queste regole ambiziose ora si applicano al settore pubblico, ma cosa servirà perché questa visione olistica diventi lo standard per ogni nuova casa, ufficio e scuola in Italia?

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Risposte

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  1. Ottimo articolo, complimenti, seguo la materia ambientale da tantissimi anni e credo che l’approccio olistico di noi tutti, coltivando una consapevolezza collettiva globale può essere la strada maestra

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