Le Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia: Un’Analisi Approfondita delle Ultime Novità e Prospettive

Comunità energetiche rinnovabili analisi approfondita

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) stanno emergendo come un pilastro fondamentale per la transizione energetica italiana, promuovendo un modello di produzione e consumo energetico più sostenibile, decentralizzato e partecipativo.

Il recente Decreto MASE n. 414 del 7 dicembre 2023, noto come “Decreto CER”, unitamente alle Regole Operative pubblicate dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), ha sbloccato un quadro normativo e incentivante robusto, aprendo nuove e significative opportunità per cittadini, imprese ed enti pubblici.

Successivamente, il Decreto MASE n. 127 del 16 maggio 2025 ha introdotto ulteriori modifiche e chiarimenti, in particolare per quanto riguarda i criteri di accesso ai contributi PNRR, estendendo la platea dei beneficiari ai comuni fino a 50.000 abitanti e definendo meglio le spese ammissibili e gli anticipi.  

Farò un’analisi approfondita delle ultime novità relative alle CER in Italia, delineando la loro definizione, gli obiettivi, i vantaggi economici, ambientali e sociali.

Vengono esaminati in dettaglio i meccanismi di incentivazione, inclusa la tariffa incentivante sull’energia condivisa e il contributo a fondo perduto del PNRR, evidenziando la loro cumulabilità e gli ambiziosi obiettivi nazionali di sviluppo.

Illustrerò inoltre i requisiti e le procedure per la costituzione di una CER e l’accesso agli incentivi, sottolineando il ruolo centrale del GSE e gli strumenti di supporto disponibili.

Nonostante il notevole potenziale, il percorso di diffusione delle CER presenta ancora sfide, in particolare legate alle complessità burocratiche e ai costi iniziali. Tuttavia, le prospettive future sono promettenti, con l’opportunità di integrare le CER con le smart grid e i sistemi di accumulo, e di sviluppare nuovi modelli di business abilitati dalla digitalizzazione.

L’analisi si conclude con una panoramica di esempi e casi di successo già operativi in diverse regioni italiane, che dimostrano la replicabilità dei modelli e l’impatto positivo che queste iniziative stanno già generando sul territorio.

L’Italia si sta posizionando come un punto di riferimento nel settore delle energie rinnovabili, dimostrando che innovazione e sostenibilità possono procedere di pari passo verso un futuro energetico più resiliente e inclusivo.

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Infografica comunità energetiche rinnovabili

1. Introduzione alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER)

Introduzione alle CER

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) rappresentano un paradigma innovativo nel panorama energetico, delineando un futuro in cui la produzione e il consumo di energia sono gestiti in modo collaborativo e localizzato. Questo modello mira a ridefinire il rapporto tra i consumatori e la fonte energetica, promuovendo l’autoconsumo e la condivisione dell’energia pulita.

1.1 Definizione e Concetto

Una Comunità Energetica Rinnovabile è formalmente definita come un’aggregazione di diversi utenti locali, tra cui enti pubblici, cittadini privati, piccole e medie imprese (PMI) e altri soggetti del territorio, che si uniscono attraverso la costituzione di un soggetto giuridico autonomo. Il loro obiettivo primario è produrre, condividere e autoconsumare energia generata da fonti rinnovabili, come impianti fotovoltaici, eolici, idroelettrici o a biomasse.  

Il funzionamento di una CER si basa sul principio dell’autoconsumo locale. L’energia prodotta dagli impianti rinnovabili della comunità viene prioritariamente utilizzata dai membri per soddisfare i propri fabbisogni energetici. L’eventuale surplus energetico non immediatamente consumato viene immesso nella rete elettrica nazionale.

Ai fini degli incentivi e della gestione, il bilancio dell’autoconsumo viene calcolato su base oraria, un compromesso pratico tra l’aspetto teorico e la gestione operativa. Questo approccio innovativo segna un punto di rottura rispetto ai modelli tradizionali di produzione e distribuzione dell’energia, favorendo la partecipazione attiva dei cittadini e delle realtà locali e promuovendo un sistema energetico più decentralizzato e collaborativo.  

1.2 Obiettivi e Vantaggi (Economici, Ambientali, Sociali)

Le CER offrono una triplice serie di vantaggi, che spaziano dall’ambito economico a quello ambientale e sociale, contribuendo in modo significativo alla transizione energetica e al benessere delle comunità.

Dal punto di vista economico, i membri delle CER beneficiano di una riduzione dei costi energetici grazie alla condivisione locale e all’autoconsumo collettivo dell’energia rinnovabile. Le comunità hanno inoltre accesso a tariffe incentivanti specifiche per l’energia condivisa e ricavano proventi dalla vendita dell’energia eccedente immessa in rete. Questo approccio collettivo può portare a risparmi considerevoli sulle bollette energetiche per tutti i partecipanti.  

I vantaggi ambientali sono intrinseci alla natura delle CER. Esse promuovono attivamente l’adozione e l’utilizzo diffuso delle fonti energetiche rinnovabili, allineandosi direttamente con gli obiettivi di sostenibilità europei e gli impegni nazionali di decarbonizzazione. L’operatività delle CER si traduce in una tangibile riduzione delle emissioni di CO2 e dell’impatto ambientale complessivo, contribuendo a un’impronta energetica più pulita. Svolgono un ruolo cruciale nell’accelerare la transizione energetica nazionale verso un futuro più sostenibile e resiliente.  

Sul fronte sociale, le CER rafforzano la coesione e promuovono la collaborazione tra i membri della comunità locale, creando un senso condiviso di scopo e beneficio collettivo. Portano a una maggiore consapevolezza e a un coinvolgimento attivo dei consumatori nella gestione della propria energia, conferendo loro un ruolo più incisivo all’interno del sistema energetico.

Riducendo i costi energetici e promuovendo l’accesso locale a energia rinnovabile a prezzi accessibili, le CER possono contribuire efficacemente a contrastare la povertà energetica all’interno delle comunità.

Un aspetto distintivo e di grande rilevanza è l’obbligo di reinvestire l’eventuale importo eccedente delle tariffe incentivanti per finalità sociali o a diretto beneficio dei consumatori non-imprese, garantendo una distribuzione equa dei guadagni e un impatto positivo sul territorio locale.

Questa previsione normativa non è un mero effetto collaterale, ma una componente deliberata della politica, che posiziona le CER non solo come progetti di generazione energetica, ma come strumenti di sviluppo sociale e inclusione, ampliando il loro appeal a un vasto spettro di stakeholder, inclusi enti pubblici e organizzazioni che pongono il benessere collettivo al centro delle loro priorità.  

1.3 Il Contesto Normativo: Direttive Europee e Recezione Italiana

Il concetto di CER ha le sue radici nell’Unione Europea, con la Direttiva RED II (2018/2001/UE) che ne ha gettato le basi. Questa direttiva, elemento chiave del più ampio Pacchetto Energia Pulita, è stata concepita per promuovere un sistema energetico basato sulle fonti rinnovabili che coinvolgesse attivamente cittadini e comunità locali.  

L’Italia ha recepito formalmente la Direttiva RED II nel proprio ordinamento giuridico attraverso il Decreto Legislativo 199/2021. Questo decreto è stato fondamentale per semplificare i requisiti di costituzione delle CER e introdurre specifici meccanismi di incentivazione volti a stimolarne la crescita.

L’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA) ha svolto un ruolo cruciale attraverso diverse delibere, definendo in modo puntuale le condizioni per l’accesso alle reti di distribuzione e stabilendo i criteri per il calcolo dei costi evitati e delle componenti economiche legate all’energia condivisa.  

A ulteriore perfezionamento del quadro normativo, il “Testo Integrato per l’Autoconsumo Diffuso” (TIAD), allegato alla Delibera ARERA 727/2022/R/eel, ha fornito regolamentazioni dettagliate sui meccanismi operativi e sui contributi di valorizzazione applicabili all’energia autoconsumata nell’ambito delle configurazioni ammesse, comprese le CER.

Questa evoluzione normativa, che include la possibilità di futuri adeguamenti dell’intervallo temporale di riferimento per l’autoconsumo , denota un processo regolatorio dinamico e iterativo. Tale adattabilità riflette un impegno da parte dei legislatori e dei regolatori a ottimizzare il quadro normativo basandosi sull’esperienza pratica di implementazione e sulle mutevoli esigenze del mercato.

Ciò implica che gli stakeholder devono rimanere proattivi nel monitorare i futuri aggiornamenti, poiché il sistema è progettato per un miglioramento continuo, non per una definizione statica. Tale flessibilità è un fattore critico per la sostenibilità a lungo termine, la scalabilità e il successo finale delle CER in Italia.  

2. Le Ultime Novità Normative: Il Decreto CER e le Regole Operative

Regole operative CER

Il panorama normativo delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia ha subito un’accelerazione significativa con l’introduzione di nuove disposizioni che mirano a promuovere ulteriormente la loro diffusione e il loro sviluppo.

2.1 Il Decreto MASE n. 414 del 7 dicembre 2023 (Decreto CER): Contenuti e Tempistiche

Il Decreto MASE n. 414 del 7 dicembre 2023, universalmente conosciuto come “Decreto CER”, ha rappresentato un momento cruciale per le Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia. La sua pubblicazione ufficiale è avvenuta il 23 gennaio 2024, con entrata in vigore il giorno successivo, il 24 gennaio 2024, a seguito della registrazione da parte della Corte dei Conti e dell’approvazione della Commissione Europea.

Successivamente, il Decreto MASE n. 127 del 16 maggio 2025 ha introdotto ulteriori modifiche e chiarimenti, in particolare per quanto riguarda i criteri di accesso ai contributi PNRR e le spese ammissibili.  

L’obiettivo centrale di questo decreto è promuovere con vigore la costituzione e l’espansione delle CER su tutto il territorio nazionale. In particolare, il provvedimento è volto a sostenere la produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili inseriti in configurazioni di autoconsumo per la condivisione dell’energia rinnovabile (CACER), contribuendo direttamente al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione che l’Italia si è prefissata per il 2030.

Il Decreto CER definisce in modo dettagliato i criteri e le modalità per l’assegnazione dei contributi finanziari, in particolare quelli derivanti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nell’ambito della Missione 2, Componente 2, Investimento 1.2. Stabilisce inoltre due percorsi principali per incentivare lo sviluppo delle CER: un significativo contributo in conto capitale a fondo perduto e una tariffa incentivante dedicata all’energia condivisa.  

2.2 Le Regole Operative del GSE: Dettagli e Implicazioni

Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) è stato designato come l’ente gestore centrale per l’implementazione delle misure di incentivazione previste dal Decreto CER. Un passaggio fondamentale è avvenuto con la pubblicazione, da parte del GSE, delle Regole Operative dettagliate per il Decreto CER, avvenuta il 4 marzo 2024.  

Queste regole esaustive disciplinano meticolosamente le procedure per l’accesso sia alle tariffe incentivanti sia ai contributi in conto capitale finanziati dal PNRR. Delineano inoltre le modalità di raccordo di questi nuovi meccanismi con eventuali regimi transitori preesistenti, garantendo una transizione fluida e un’applicazione coerente delle normative. Un traguardo pratico di rilievo è stato il lancio del portale dedicato del GSE per la presentazione delle domande di incentivo. Questo portale è diventato operativo il 22 marzo 2024 e rimarrà aperto per le richieste fino al 31 marzo 2025 o fino all’esaurimento dei fondi stanziati, a seconda di quale condizione si verifichi per prima.  

Per facilitare il processo di candidatura e promuovere un’ampia adozione, il GSE si è impegnato a fornire un’ampia gamma di strumenti di supporto. Questi includono documenti completi, guide informative dettagliate, canali di supporto dedicati sul proprio sito istituzionale e un simulatore di prossima disponibilità, progettato per la valutazione energetica ed economica delle potenziali iniziative. Una mappa interattiva che illustra le cabine primarie su tutto il territorio nazionale è già disponibile, facilitando la valutazione dei requisiti di prossimità geografica.  

2.3 Principali Modifiche e Aggiornamenti (Potenza Impianti, Perimetro Geografico)

Le nuove normative hanno introdotto modifiche sostanziali che mirano a rendere le CER più scalabili e accessibili, superando alcune delle limitazioni precedenti.

Un aggiornamento chiave riguarda l’aumento della potenza massima per un singolo impianto a fonti rinnovabili o per un intervento di potenziamento all’interno di una CER. Questo limite è stato significativamente innalzato da 200 kW a 1 MW, consentendo installazioni più grandi e con un impatto maggiore sulla produzione energetica. Questa modifica non è una semplice regolazione tecnica, ma una decisione strategica volta a favorire una maggiore produzione di energia e, potenzialmente, migliori economie di scala, rendendo le CER più attraenti dal punto di vista finanziario.  

Inoltre, è stato eliminato il precedente vincolo geografico che limitava le CER al perimetro di una singola cabina secondaria. Il perimetro ammissibile è stato esteso all’area coperta da una cabina primaria, che può estendersi per diverse decine di chilometri quadrati. Questa espansione allarga notevolmente l’area potenziale per la formazione e la collaborazione delle CER, permettendo l’integrazione di una gamma più diversificata di partecipanti, inclusi cittadini, PMI ed enti pubblici, e configurazioni più flessibili, superando efficacemente precedenti problemi di frammentazione.

Nonostante l’ampliamento del perimetro, un requisito tecnico fondamentale rimane: tutti gli impianti di produzione e i punti di prelievo che costituiscono una CER devono essere connessi alla rete di distribuzione tramite punti di connessione situati all’interno dell’area servita dalla stessa cabina primaria.  

Questi cambiamenti significativi affrontano direttamente le precedenti limitazioni sulla dimensione e sulla portata delle CER, rendendole più praticabili e attraenti per progetti ambiziosi e per un più ampio coinvolgimento della comunità. Ciò indica un chiaro passaggio da un approccio nascente e su piccola scala a uno che mira a un impatto nazionale sostanziale, facilitando direttamente l’ambizioso obiettivo governativo di sviluppare 5 GW di capacità di energia rinnovabile attraverso le CER entro il 2027. Implica anche il riconoscimento da parte del legislatore che i precedenti limiti restrittivi stavano ostacolando una crescita significativa e un’adozione diffusa.  

La clausola “fino all’esaurimento dei fondi” per il contributo a fondo perduto del PNRR, con un obiettivo di 2 GW di sviluppo e un budget di 2,2 miliardi di euro , crea un senso di urgenza. Il Decreto MASE del 16 maggio 2025 ha ulteriormente chiarito che, nel calcolo del limite massimo degli incentivi (5 GW), il GSE considererà la potenza prevista nei progetti finanziati dal PNRR e i tempi di completamento dei lavori, e non più solo la data di entrata in esercizio.

Questa dinamica suggerisce che i primi ad agire e i candidati ben preparati avranno un netto vantaggio nell’ottenere gli incentivi più vantaggiosi, in particolare il contributo a fondo perduto. Mentre la tariffa incentivante offre stabilità finanziaria a lungo termine per 20 anni, i fondi PNRR rappresentano un’opportunità di investimento iniziale significativa, sebbene finita. Ciò potrebbe innescare una rapida ondata iniziale di costituzioni di CER, specialmente nei comuni idonei (quelli con meno di 50.000 abitanti, come modificato dal Decreto MASE del 16 maggio 2025 ).

Al contrario, implica che le comunità o le entità che ritardano le loro domande potrebbero perdere questa opportunità di finanziamento altamente attraente e unica. Ciò sottolinea anche il forte imperativo del governo di accelerare lo sviluppo delle CER entro le scadenze rigorose e le allocazioni finanziarie del PNRR.  

3. Incentivi e Agevolazioni per le CER

Incentivi per le CER

Il quadro normativo italiano per le Comunità Energetiche Rinnovabili è stato arricchito da un sistema di incentivi e agevolazioni progettato per stimolare la loro crescita e sostenibilità economica.

3.1 La Tariffa Incentivante sull’Energia Condivisa

Un meccanismo incentivante fondamentale è la tariffa incentivante fissa, riconosciuta per un periodo considerevole di 20 anni. Questa tariffa si applica specificamente alla quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili che viene effettivamente condivisa tra i membri della CER.

La tariffa è strutturata con una componente fissa e una variabile. Sebbene i valori precisi siano soggetti a calcoli dettagliati delineati nell’Allegato 1 del Decreto CER, le indicazioni iniziali includono un incentivo base di 110 €/MWh, più circa 8 €/MWh per il rimborso tariffario dell’energia condivisa. È stato inoltre menzionato un prezzo minimo garantito di 46 €/MWh.

Questa tariffa incentivante è concepita per essere universalmente applicabile su tutto il territorio nazionale, dai piccoli comuni rurali alle grandi aree metropolitane, garantendo un’ampia accessibilità.

L’obiettivo di potenza associato a questo meccanismo tariffario è lo sviluppo cumulativo di 5 GW di capacità di energia rinnovabile all’interno delle CER entro il 31 dicembre 2027, evidenziandone l’importanza strategica per gli obiettivi energetici nazionali.

È importante sottolineare che l’intera quantità di energia prodotta dagli impianti della CER e successivamente immessa nella rete nazionale rimane a piena disposizione del produttore, consentendo una gestione flessibile e la vendita dell’energia in eccesso.

3.2 Il Contributo a Fondo Perduto PNRR per i Comuni Sotto i 50.000 Abitanti

Un significativo impulso finanziario è fornito attraverso un contributo a fondo perduto, che può coprire fino al 40% dei costi ammissibili per la realizzazione di nuovi impianti a fonti rinnovabili o per il potenziamento di quelli esistenti. Questo contributo può estendersi anche ai sistemi di accumulo di energia associati.

Questa misura cruciale è interamente finanziata attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con uno stanziamento considerevole di 2,2 miliardi di euro specificamente destinati a questo scopo.

Il contributo a fondo perduto è strategicamente rivolto alle comunità i cui impianti a fonti rinnovabili sono situati in comuni con una popolazione inferiore a 50.000 abitanti. Questo approccio mirato cerca di favorire lo sviluppo delle CER in aree che potrebbero altrimenti affrontare maggiori barriere finanziarie.

Questi impianti devono essere completati entro il 30 giugno 2026 e diventare operativi entro 24 mesi dal completamento, ma non oltre il 31 dicembre 2027. Per ‘completamento dei lavori si intendono anche le opere necessarie alla connessione alla rete.

Il GSE può ora anticipare fino al 30% del contributo (precedentemente 10%) su richiesta del beneficiario. Le spese devono essere sostenute dopo l’inizio dei lavori, ad eccezione di quelle iniziali previste nell’Allegato 2, e solo le spese pagate entro il 30 giugno 2026 saranno ammissibili.

L’obiettivo di potenza di questa misura finanziata dal PNRR è lo sviluppo di almeno 2 GW di potenza complessiva di energia rinnovabile all’interno di questi comuni più piccoli, contribuendo in modo significativo agli obiettivi nazionali complessivi.

Le domande per questo contributo possono essere presentate tramite il portale GSE dedicato fino al 30 novembre 2025, offrendo una chiara finestra di opportunità per le comunità idonee.

3.3 Cumulabilità degli Incentivi e Obiettivi Nazionali

Una caratteristica fondamentale del nuovo quadro normativo è la potenziale cumulabilità tra la tariffa incentivante e il contributo a fondo perduto del PNRR. Tuttavia, è importante notare che se la tariffa incentivante viene combinata con altri contributi in conto capitale che superano il 40% dei costi ammissibili, l’importo della tariffa sarà proporzionalmente ridotto per evitare una sovra-sovvenzione.

È esplicitamente stabilito che le tariffe incentivanti non si applicano alla quota di energia elettrica condivisa già coperta da impianti fotovoltaici che hanno avuto accesso al Superbonus, aderendo al principio del “divieto di doppio finanziamento”. La deroga per la riduzione dell’incentivo per l’energia condivisa dagli impianti finanziati dal PNRR è stata estesa anche alle persone fisiche, mentre in precedenza era riservata a enti locali, religiosi, del terzo settore e ambientalisti.

L’effetto combinato di questi meccanismi di incentivazione è progettato per facilitare uno sviluppo nazionale complessivo di 5 GW di nuovi impianti a fonti rinnovabili nell’ambito delle CER, un passo cruciale verso l’indipendenza energetica e la decarbonizzazione dell’Italia.

Oltre agli incentivi specifici per le CER, esistono meccanismi di supporto più ampi per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili nelle PMI. Uno sportello separato, gestito da Invitalia, riaprirà dall’8 luglio al 30 settembre 2025. Questa iniziativa offre contributi del 30-40% per impianti solari e mini-eolici, inclusi i componenti di stoccaggio, con circa 178,6 milioni di euro ancora disponibili.

La disponibilità simultanea di una tariffa incentivante a lungo termine (20 anni) applicabile a tutte le CER a livello nazionale e di un sostanzioso contributo iniziale a fondo perduto specificamente destinato ai comuni più piccoli (ora esteso a 50.000 abitanti) rivela una strategia di incentivazione sofisticata e multi-sfaccettata.

La tariffa offre un flusso di entrate prevedibile e sostenuto, favorendo la redditività operativa a lungo termine e incoraggiando un’adozione diffusa in contesti diversi. Al contrario, i fondi PNRR sono strategicamente mirati a una specifica fascia demografica (i piccoli comuni) che potrebbe affrontare maggiori barriere di investimento iniziali o avere meno accesso ai finanziamenti privati convenzionali.

Questo duplice approccio affronta efficacemente sia la sostenibilità a lungo termine delle CER sia gli ostacoli immediati agli investimenti per segmenti critici, spesso meno serviti, della popolazione. Ciò segnala la ferma intenzione del governo di accelerare la transizione energetica rendendo le CER economicamente attraenti e accessibili in tutto il territorio italiano.

I fondi PNRR fungono da potente “avviatore” per le comunità più piccole, riconoscendo il loro ruolo vitale in un sistema energetico decentralizzato e mirando a garantire una partecipazione equa alla transizione.

Nel frattempo, la tariffa a lungo termine garantisce una crescita sostenuta e stabilità operativa per tutte le CER. Ciò implica anche una comprensione sfumata da parte dei responsabili politici delle diverse capacità finanziarie e delle esigenze delle varie regioni e tipi di comunità in Italia.

L’intricata interazione dei vari meccanismi di incentivazione, con la clausola di riduzione per cumulabilità e l’esclusione per il Superbonus, evidenzia il principio fondamentale del “divieto di doppio finanziamento”. Questa complessità intrinseca, pur necessaria per la responsabilità fiscale, rende indispensabile una pianificazione finanziaria meticolosa e, spesso, una consulenza esperta per le potenziali CER.

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Sebbene le opportunità di finanziamento siano considerevoli, una comprensione approfondita delle condizioni specifiche, delle limitazioni e delle combinazioni ottimali di incentivi è fondamentale per massimizzare i benefici ed evitare insidie comuni o la non conformità. Ciò sottolinea l’importanza critica dei servizi di consulenza professionale, come quelli offerti da operatori specializzati, per guidare i richiedenti attraverso il labirinto burocratico e finanziario, garantendo l’adesione alle normative e ottimizzando i rendimenti finanziari. Questa complessità, pur necessaria, contribuisce anche alle “barriere burocratiche” identificate come sfida.

Di seguito, una tabella riassuntiva degli incentivi principali:

Tabella 1: Riepilogo degli Incentivi per le CER

Tipo di IncentivoBeneficiari PrincipaliImporto/PercentualeDurataObiettivo di Potenza NazionaleFonte di FinanziamentoCumulabilitàScadenza Applicazioni
Tariffa Incentivante sull’Energia CondivisaTutte le CEREsempio: 110 €/MWh + ~8 €/MWh (rimborso tariffario), min. 46 €/MWh. Dettagli in Allegato 1 del Decreto CER.20 anni5 GW complessivi GSESì, con riduzione se cumulato con contributi in conto capitale > 40%; No con Superbonus.Entro 120 giorni dall’entrata in esercizio dell’impianto
Contributo a Fondo Perduto PNRRCER in Comuni con meno di 50.000 abitanti Fino al 40% dei costi ammissibili Unico2 GWPNRR (2.2 miliardi €)Sì, con Tariffa Incentivante. Il GSE può anticipare fino al 30% del contributo.Fino al 30 novembre 2025 o esaurimento fondi. Gli impianti devono essere completati entro il 30 giugno 2026 e operativi entro 24 mesi dal completamento, non oltre il 31 dicembre 2027.

4. Come Costituire una CER e Accedere agli Incentivi

Come costituire una comunità energetica rinnovabile

La costituzione di una Comunità Energetica Rinnovabile e l’accesso ai relativi incentivi richiedono il rispetto di specifici requisiti e l’adesione a procedure ben definite, gestite principalmente dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE).

4.1 Requisiti di Ammissibilità e Soggetti Beneficiari

Un’ampia gamma di soggetti è idonea a formare e partecipare alle CER. Questi includono persone fisiche, piccole e medie imprese (PMI), anche partecipate da enti locali, associazioni e aziende pubbliche per l’edilizia residenziale, istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, aziende pubbliche per i servizi alla persona, consorzi di bonifica, enti di ricerca e formazione, enti religiosi, organizzazioni del Terzo Settore e associazioni ambientaliste, e amministrazioni locali elencate dall’ISTAT. Questa inclusività mira a garantire una partecipazione diffusa.

Un prerequisito fondamentale è che una CER debba essere formalmente costituita come soggetto giuridico autonomo. Le forme giuridiche comuni includono associazioni o cooperative, fornendo un quadro strutturato per l’azione collettiva. Un requisito tecnico cruciale impone che sia i produttori che i consumatori di energia all’interno di una CER siano geograficamente situati all’interno della stessa area definita da una singola cabina elettrica primaria. Ciò assicura la condivisione locale dell’energia.

Per quanto riguarda gli impianti, gli incentivi si applicano a nuovi impianti a fonti rinnovabili o a potenziamenti significativi di quelli esistenti. La potenza nominale di un singolo impianto o potenziamento non deve superare 1 MW, un limite recentemente aumentato per incoraggiare progetti più grandi. Gli impianti devono inoltre aderire a specifici standard di prestazione, criteri di protezione ambientale, principi di sostenibilità (incluso il “Do No Significant Harm” – DNSH) e requisiti costruttivi definiti.

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Per l’ammissibilità, le CER devono essere formalmente e regolarmente costituite alla data di presentazione della domanda di accesso agli incentivi. Inoltre, gli impianti stessi devono essere entrati in esercizio commerciale a partire dal 16 dicembre 2021 (il giorno successivo all’entrata in vigore del D.Lgs. 199/2021). Questa tempistica specifica è stata identificata come una potenziale “criticità” dagli operatori del settore.

I benefici generati dalla CER, in particolare gli incentivi economici, devono essere distribuiti tra i membri in modo equo e proporzionale, garantendo una partecipazione equa e un valore condiviso. Una clausola unica e importante richiede che la CER garantisca, tramite le sue disposizioni statutarie o una dichiarazione sostitutiva, che qualsiasi importo della tariffa incentivante che ecceda i costi operativi sia destinato a consumatori diversi dalle imprese e/o utilizzato per scopi sociali che generino impatti positivi nei territori locali. Ciò include la fornitura di informazioni complete e preventive a tutti i consumatori finali sui benefici derivanti dall’accesso alla tariffa incentivante. Non è stata invece approvata la proposta di estendere il contributo del PNRR anche ai “consumatori individuali a distanza”.

La costituzione di una CER implica non solo l’installazione di infrastrutture per l’energia rinnovabile, ma anche la rigorosa formazione legale dell’entità. Questa formazione legale deve aderire strettamente a specifici requisiti tecnici, inclusi il limite di potenza dell’impianto di 1 MW, la prossimità geografica a una cabina primaria e criteri più ampi di prestazione e sostenibilità.

Un punto critico, evidenziato dagli operatori, è che la CER deve essere già costituita alla data di entrata in esercizio dell’impianto. Questa sequenza temporale rappresenta una sfida significativa.

Questa complessa interazione sottolinea una barriera sostanziale per le potenziali CER: l’imperativo di una perfetta coordinazione tra competenze legali e tecniche fin dall’inizio del progetto. Implica che la semplice installazione di pannelli per l’energia rinnovabile non è sufficiente; l’entità legale deve essere adeguatamente formata e pienamente conforme a tutte le normative prima che l’impianto di produzione di energia diventi operativo per qualificarsi agli incentivi.

Questa complessità evidenzia il ruolo inestimabile dei servizi di consulenza professionale, come quelli offerti da operatori specializzati, che possono gestire in modo olistico sia gli aspetti burocratici che quelli tecnici, mitigando così i rischi significativi di rigetto della domanda a causa di non conformità o scadenze mancate. La “criticità” menzionata si riferisce specificamente a questo requisito come potenziale collo di bottiglia per i primi adottanti che potrebbero aver avviato la costruzione dell’impianto prima che il quadro normativo completo fosse chiaramente definito.

4.2 La Procedura di Accesso tramite il Portale GSE

Il processo di domanda per l’accesso alle tariffe incentivanti è gestito esclusivamente attraverso il sito web dedicato del GSE (www.gse.it). Le domande devono essere presentate entro un termine rigoroso di 120 giorni dalla data di entrata in esercizio commerciale dell’impianto.

Il portale specifico del GSE, progettato per la gestione di questi incentivi, è diventato attivo il 22 marzo 2024, segnando l’apertura ufficiale per le domande. I richiedenti sono tenuti a seguire meticolosamente le procedure operative pubblicate dal GSE per la presentazione delle domande, assicurandosi che tutta la documentazione necessaria sia completa e accurata. Il GSE aggiornerà le proprie regole operative entro cinque giorni dall’entrata in vigore del decreto per recepire queste nuove disposizioni.

Un requisito operativo cruciale è l’implementazione di sistemi robusti di misurazione e gestione dell’energia. Questi sistemi sono essenziali per monitorare e verificare accuratamente l’energia condivisa all’interno della comunità, garantendo la conformità ai requisiti tecnici.

Il GSE effettua una revisione approfondita della documentazione presentata per accertarne la completezza e l’aderenza alle normative. In caso di verifica positiva, il GSE procede all’assegnazione della tariffa incentivante, tipicamente entro tre mesi dalla comunicazione dello stato operativo dell’impianto. L’aderenza rigorosa alle scadenze e ai requisiti di documentazione è fondamentale.

La mancata comunicazione entro il termine stabilito comporterà la perdita del diritto a ricevere l’incentivo per il periodo intercorrente tra la data di entrata in esercizio dell’impianto e la data della comunicazione tardiva. Allo stesso modo, la documentazione non conforme porterà a richieste di integrazione o, in ultima analisi, al rigetto della domanda.

4.3 Strumenti di Supporto e Risorse Disponibili (Guide, FAQ, Simulatore)

Per assistere le potenziali CER, il GSE mette a disposizione una vasta gamma di risorse sul proprio sito istituzionale. Queste includono documenti completi, guide informative dettagliate e canali di supporto dedicati, progettati per facilitare la navigazione nel processo di domanda.

Un set di Domande Frequenti (FAQ) è già disponibile online, fungendo da risorsa primaria per orientare cittadini, piccole e medie imprese e altri potenziali stakeholder.

Una mappa interattiva delle cabine primarie è accessibile sul sito web del GSE. Questo strumento è prezioso per identificare e verificare il requisito di prossimità geografica per la formazione delle CER. Uno strumento cruciale è il simulatore per la valutazione energetica ed economica delle iniziative CER, disponibile sul sito web del GSE. Questo consente valutazioni preliminari di fattibilità.

Oltre alle risorse pubbliche, sono disponibili diversi corsi professionali che abbiamo organizzato tra cui l’ultimo che tratta le novità del Decreto 127/2025 corredato di casi pratici di CER, sia sotto il punto di vista tecnico che legale e fiscale.

Il GSE è posizionato non solo come un organismo amministrativo, ma come un facilitatore chiave. Allo stesso tempo, il GSE agisce come il “gatekeeper” finale, responsabile della verifica meticolosa di tutta la documentazione presentata, dell’approvazione delle domande e del potere di revocare gli incentivi in caso di non conformità o dichiarazioni mendaci.

Le regole operative dettagliate e le tempistiche rigorose sottolineano ulteriormente questo duplice ruolo critico. Il ritmo e il successo finale della diffusione delle CER in Italia dipendono in larga misura dall’efficienza, dalla trasparenza e dalla facilità d’uso dei sistemi e dell’infrastruttura di supporto del GSE.

Sebbene la fornitura di ampie risorse sia uno sviluppo positivo, la complessità intrinseca del processo di domanda, come evidenziato dai tempi di risposta di 30 e 10 giorni per le non conformità, significa che la capacità del GSE di elaborare un elevato volume di domande in modo rapido ed efficace sarà un fattore decisivo. Ciò implica anche che il miglioramento continuo delle piattaforme digitali e dei servizi di supporto del GSE sarà assolutamente vitale per semplificare l’intero processo, ridurre l’attrito burocratico e, in ultima analisi, sbloccare il pieno potenziale delle CER, come direttamente implicato dalle “barriere burocratiche” discusse in precedenza.

Di seguito, una tabella riassuntiva dei requisiti chiave per la costituzione e l’accesso agli incentivi:

Tabella 2: Requisiti Chiave per la Costituzione e l’Accesso agli Incentivi CER

RequisitoDettaglio
Soggetti AmmissibiliPersone fisiche, Piccole e medie imprese (PMI), anche partecipate da enti locali, Associazioni e aziende pubbliche per l’edilizia residenziale, Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, Aziende pubbliche per i servizi alla persona, Consorzi di bonifica, Enti di ricerca e formazione, Enti religiosi, Organizzazioni del Terzo Settore e associazioni ambientaliste, Amministrazioni locali elencate dall’ISTAT.
Forma GiuridicaSoggetto giuridico autonomo (es. associazione, cooperativa).
Prossimità GeograficaProduttori e consumatori devono essere situati nella stessa area di riferimento definita dalla cabina primaria.
Potenza Massima ImpiantoLa potenza nominale massima del singolo impianto o dell’intervento di potenziamento non deve superare 1 MW.
Data di Entrata in Esercizio ImpiantiGli impianti devono essere entrati in esercizio a partire dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del D. Lgs. 199/2021 (ovvero dal 16 dicembre 2021).
Costituzione CERLe Comunità Energetiche Rinnovabili devono essere regolarmente costituite alla data di presentazione della domanda di accesso agli incentivi.
Destinazione BeneficiL’eventuale importo della tariffa premio eccedentario deve essere destinato ai soli consumatori diversi dalle imprese e/o utilizzato per finalità sociali con ricadute sui territori.

5. Sfide Attuali e Prospettive Future delle CER in Italia

Ostali e sviluppi futuri delle CER

Nonostante il grande potenziale e gli incentivi significativi, il percorso di implementazione delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia presenta ancora delle sfide, ma offre anche notevoli opportunità di crescita e innovazione.

5.1 Barriere Burocratiche e Costi Iniziali

Nonostante la chiara spinta politica, i processi autorizzativi richiesti per la costituzione delle CER rimangono notevolmente complessi e spesso lunghi. Questa complessità burocratica continua a rappresentare un ostacolo significativo al loro sviluppo rapido e diffuso. Un punto di preoccupazione specifico, evidenziato dagli operatori del settore, è il requisito che le CER siano formalmente costituite prima della data di entrata in esercizio dell’impianto, una tempistica che ha generato “criticità” nella pratica.

La presenza di barriere burocratiche e costi iniziali elevati, nonostante la disponibilità di incentivi finanziari sostanziali, crea una situazione paradossale. Sebbene il governo stia fornendo un supporto finanziario significativo e il Decreto MASE del 16 maggio 2025 abbia introdotto chiarimenti e la possibilità di anticipi maggiori, l’onere amministrativo e la necessità di investimenti iniziali considerevoli rimangono impedimenti importanti per un’adozione diffusa.

La “criticità” specifica relativa alla tempistica di costituzione della CER prima che l’impianto diventi operativo è un esempio lampante di come dettagli burocratici apparentemente minori possano, in pratica, ostacolare progetti altrimenti finanziariamente validi.

Questa situazione suggerisce fortemente che il successo finale e la rapida scalabilità delle CER non dipendono unicamente dalla disponibilità di incentivi finanziari. Dipendono in egual misura, se non di più, dalla semplificazione e dalla razionalizzazione dei processi amministrativi.

A meno che queste complessità burocratiche non vengano efficacemente affrontate e mitigate, il pieno potenziale trasformativo degli incentivi potrebbe non essere realizzato, e il ritmo di adozione delle CER potrebbe non raggiungere gli obiettivi nazionali. Ciò indica un’urgente necessità di continua semplificazione normativa e lo sviluppo di meccanismi di supporto robusti e user-friendly, come quelli offerti dal GSE e dai consulenti privati, per colmare il divario tra l’intento politico e l’implementazione pratica sul campo.

Una sfida persistente è la consapevolezza insufficiente tra una parte significativa di cittadini e imprese riguardo alle opportunità disponibili, ai benefici e agli incentivi specifici associati alla partecipazione alle CER.

Questa lacuna di conoscenza ostacola un’adozione più ampia. Anche con la disponibilità di incentivi sostanziosi, gli investimenti iniziali richiesti per l’implementazione di impianti a fonti rinnovabili possono essere considerevoli. Questi elevati costi iniziali rappresentano una significativa barriera finanziaria per molti potenziali partecipanti, in particolare per le entità più piccole o gli individui.

5.2 Opportunità di Crescita (Integrazione con Smart Grids, Sistemi di Accumulo, Partnership)

Un’opportunità chiave risiede nella più profonda integrazione delle CER con le reti intelligenti o smart grid. Queste reti avanzate possono consentire una gestione significativamente migliore della produzione e del consumo di energia all’interno delle CER, ottimizzando i flussi energetici e facilitando un efficiente scambio di energia peer-to-peer tra i membri.

L’adozione diffusa di sistemi di accumulo di energia, come le batterie per gli impianti fotovoltaici, presenta un’opportunità trasformativa. Questi sistemi possono migliorare sostanzialmente l’efficienza, la stabilità e l’affidabilità delle CER, consentendo l’immagazzinamento dell’energia in eccesso per un successivo autoconsumo differito, massimizzando così l’utilizzo locale. È importante notare che esistono incentivi specifici progettati per supportare l’inclusione di questi componenti di accumulo.

Gli sforzi collaborativi tra enti pubblici e aziende private si stanno dimostrando un potente acceleratore per lo sviluppo delle CER. Partnership con organizzazioni come Enostra, Bryo, Enel, Sorgenia ed altri, possono fornire competenze essenziali, risorse finanziarie e piattaforme tecnologiche avanzate, semplificando notevolmente la costituzione e l’operatività delle CER.

5.3 Il Ruolo della Tecnologia e Nuovi Modelli di Business

La digitalizzazione è considerata un fattore abilitante fondamentale per la futura evoluzione delle comunità energetiche. Tecnologie avanzate come la blockchain e l’Internet of Things (IoT) possiedono un immenso potenziale per garantire una maggiore trasparenza nella gestione dell’energia, ottimizzare complessi flussi energetici e promuovere uno scambio di energia peer-to-peer senza soluzione di continuità tra i membri.

Le CER sono destinate a evolvere oltre la loro funzione primaria di condivisione dell’energia. Hanno il potenziale per trasformarsi in piattaforme versatili che offrono una gamma di servizi aggiuntivi, come la condivisione di veicoli elettrici, servizi completi di efficienza energetica e persino la vendita commerciale di energia in eccesso a terzi, creando nuove fonti di reddito e benefici per la comunità.

L’International Energy Agency (IEA) prevede un futuro significativo per le CER in Italia, stimando che potrebbero soddisfare fino al 20% della domanda energetica nazionale entro il 2030. Le proiezioni del Politecnico di Milano sono ancora più ambiziose, prevedendo l’emergere di circa 40.000 comunità energetiche di varie dimensioni e tipologie in Italia entro il 2025, coinvolgendo circa 1,2 milioni di famiglie, 200 uffici e 10.000 piccole e medie imprese, con il potenziale di crescere fino a oltre 100.000 comunità in totale.

Questa visione lungimirante indica che le CER non sono percepite solo come un mezzo per aumentare la penetrazione delle energie rinnovabili, ma come una componente fondamentale di un sistema energetico nazionale più resiliente, decentralizzato e tecnologicamente avanzato.

L’enfasi sullo “scambio di energia peer-to-peer” rafforza ulteriormente questa prospettiva strategica. Ciò suggerisce che le CER stanno effettivamente diventando laboratori viventi per l’innovazione energetica in Italia. Il loro continuo sviluppo ed espansione guiderà inevitabilmente i progressi in aree critiche come le tecnologie per le smart grid, soluzioni sofisticate per l’accumulo di energia e piattaforme digitali innovative per la gestione dell’energia.

Questo posiziona l’Italia come un potenziale leader nel passaggio globale verso modelli energetici decentralizzati, che a sua volta potrebbe attrarre ulteriori investimenti, favorire un nuovo ecosistema dinamico di servizi energetici e stimolare la creazione di posti di lavoro. Inoltre, le sfide incontrate durante la loro implementazione forniranno preziose lezioni pratiche per la più ampia modernizzazione e decarbonizzazione del sistema energetico nazionale.

6. Esempi e Casi di Successo di Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia

Esempi e casi successo CER in Italia

La rapida diffusione e il successo delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia sono testimoniati da numerosi esempi concreti e casi di studio che emergono da diverse regioni del paese. Questi progetti dimostrano la fattibilità e i benefici tangibili delle CER.

6.1 Panoramica di Progetti Esistenti per Regione

Esempi concreti di CER stanno emergendo rapidamente in tutta la penisola italiana, dal Nord al Sud. Questi diversi progetti dimostrano collettivamente il forte impegno dell’Italia nel promuovere un futuro energetico sostenibile e cooperativo.

In Sardegna, nei comuni di Villanovaforru e Ussaramanna, sono state istituite due CER pionieristiche con il supporto cruciale di Enostra. Queste comunità utilizzano sistemi fotovoltaici e altre fonti rinnovabili per ottenere sia la riduzione dell’impatto ambientale che una maggiore indipendenza energetica locale.

In Sicilia, nel 2021, è stata inaugurata a Ragusa la prima Comunità Energetica Agricola d’Italia, dedicata all’autoconsumo collettivo. Questo progetto innovativo, frutto di una collaborazione tra agricoltori locali e fornitori di energia pulita, utilizza pannelli fotovoltaici installati nelle aziende agricole per generare energia solare.

Il suo successo è stato facilitato da una partnership con Enel, che ha fornito le infrastrutture essenziali e una piattaforma tecnologica per il monitoraggio e la gestione intelligente dell’energia.

A Ferla, un piccolo comune in provincia di Siracusa, è stata istituita con orgoglio la prima comunità energetica siciliana, denominata “CommOn light“. Questa iniziativa, promossa da una comunità di poco più di duemila abitanti, mira a produrre e distribuire elettricità in modo solidale e sostenibile. È stata significativamente agevolata dagli incentivi normativi, inclusa la direttiva europea RED II e il decreto legislativo 199 del 2021. L’amministrazione comunale di Ferla, con il supporto di ricercatori dell’Università di Catania, ha guidato questo progetto, che coinvolge attivamente cittadini, enti pubblici e aziende come coproduttori e consumatori. Una caratteristica chiave è il reinvestimento degli incentivi generati per espandere ulteriormente la capacità energetica della comunità.

In Piemonte, dal 2020, Magliano Alpi in provincia di Cuneo è diventata una fiorente CER attraverso un’iniziativa comunale denominata “Energy City Hall“. Due sistemi fotovoltaici con una capacità totale di 40 kW forniscono energia a edifici pubblici e privati.

La collaborazione con l’Energy Center del Politecnico di Torino è stata vitale, e il comune ha investito in contatori intelligenti e ha adottato la piattaforma Energy4Com per il monitoraggio dei flussi energetici.

A Pinerolo, un condominio residenziale ha implementato con successo un’iniziativa di autoconsumo energetico installando sistemi fotovoltaici, consentendo agli inquilini di produrre e consumare la propria energia rinnovabile. Questo progetto dimostra la fattibilità dell’adozione di energia pulita in aree urbane dense.

Le unioni montane di Valle Maira e Valle Grana, in provincia di Cuneo, hanno creato la prima comunità energetica italiana interamente pubblica e di ampia area. Formalmente costituita come Associazione Temporanea di Scopo senza scopo di lucro, il suo ambizioso obiettivo è promuovere l’efficienza energetica, l’uso delle energie rinnovabili e l’autoconsumo in 22 comuni partecipanti. Questa iniziativa sfrutta abilmente le risorse idriche locali, mirando a utilizzare fonti idroelettriche, fotovoltaiche e a biomasse per una transizione energetica completa.

In Emilia Romagna, la Comunità Energetica di Quartiere “GECO” a Bologna rappresenta un passo significativo verso l’energia sostenibile. Questo progetto coinvolge residenti e autorità locali che collaborano per implementare sistemi di generazione di energia rinnovabile, volti a migliorare l’efficienza energetica e la sostenibilità complessiva del quartiere.

A Imola, un’associazione di piccole e medie imprese (PMI) ha formato la prima Comunità Energetica di PMI d’Italia nel 2021. Questa iniziativa, promossa dagli Assessorati comunali all’Ambiente e allo Sviluppo Economico, insieme a Bryo e al Tavolo delle Imprese, mira a utilizzare l’energia rinnovabile locale, ridurre i costi operativi e abbassare le emissioni di gas serra. Bryo ha inizialmente sostenuto l’investimento, vendendo energia alle aziende partecipanti per 10 anni, dopodiché le aziende acquisiscono la proprietà dell’impianto, realizzando significativi risparmi sui costi energetici.

In Veneto, “Energia Agricola a Km 0”, lanciata nel 2018, è una delle prime comunità energetiche della regione, frutto di una collaborazione tra Coldiretti Veneto e ForGreen. Coinvolge oltre 1.500 partecipanti, tra aziende agricole e utenti domestici, che condividono energia rinnovabile autoprodotta, con un risparmio annuo di 10.514 tonnellate di emissioni di CO2.

L’Associazione Veneziana Albergatori (AVA), in partnership con Infinityhub, sta installando pannelli fotovoltaici negli hotel di Venezia. Questa iniziativa mira a ridurre il consumo energetico e a immettere l’energia in eccesso nella rete, portando a significativi risparmi energetici per il settore dell’ospitalità.

A Ponzano Veneto, il Residence Cicogna ha formato una piccola comunità energetica basata su circa dieci sistemi fotovoltaici. Questa disposizione consente ai membri con un surplus di energia verde di condividerla con i vicini, riducendo efficacemente gli sprechi energetici e generando benefici economici per l’intero residence immettendo l’energia in eccesso nella rete nazionale.

In Lombardia, Solisca a Turano Lodigiano, fondata nel 2020, si distingue come una comunità energetica rinnovabile e solidale esemplare. Presenta un sistema fotovoltaico da 47 kW installato su edifici sportivi locali e una stazione di ricarica per veicoli elettrici collegata a un servizio di car-sharing. La comunità include il Comune come prosumer e 15 consumatori, tra cui una parrocchia e famiglie a basso reddito.

Inaugurata nel gennaio 2022 e pienamente operativa nell’aprile 2022, Solisca è diventata la prima CER in Lombardia, la prima CERS (Comunità Energetica Rinnovabile e Solidale) nel Nord Italia e la prima interamente digitalizzata. Ha prodotto circa 50 MW di energia, evitando 26 tonnellate di CO2.

La Valtellinese SEM Società Cooperativa, fondata nel 1897, ha una lunga storia di produzione di elettricità da 9 mini-centrali idroelettriche in Valtellina/Alto Lario, con una capacità totale di 11 MW. Distribuisce anche elettricità in diversi comuni e si è diversificata in impianti di cogenerazione alimentati a metano e biomassa legnosa, fornendo energia e calore alle aree circostanti con un’elevata efficienza.

La Regione Lombardia, attraverso la legge regionale n. 2 del 23 febbraio 2022, ha promosso attivamente le CER. Ha istituito la Comunità Energetica Regionale Lombarda (CERL) per monitorare e diffondere le migliori pratiche. La legge ha stanziato 20 milioni di euro dal Piano Lombardia specificamente per i comuni a supporto della creazione di CER.

In Puglia, a Biccari (Foggia), la prima comunità energetica cooperativa è emersa dalla cooperativa di comunità locale. Attualmente vanta oltre 30 kW di pannelli fotovoltaici installati su edifici pubblici, con piani ambiziosi per coinvolgere una parte significativa della comunità locale.

L’iniziativa mira a soddisfare le esigenze dei cittadini di aggregazione e partecipazione pubblica, con il supporto finanziario del Comune per un progetto pilota. Promuove la partecipazione volontaria per produrre, scambiare, immagazzinare e vendere energia rinnovabile, a partire da un complesso di alloggi pubblici, offrendo notevoli risparmi sulle bollette energetiche.

In Campania, il progetto Napoli Est mirava a sviluppare un esperimento innovativo nel quartiere periferico di San Giovanni a Teduccio, aspirando a creare una delle prime CER nel Sud Italia. Era previsto che fosse costituita come ETS (Ente del Terzo Settore), coinvolgendo la Fondazione Famiglia di Maria e 40 famiglie svantaggiate. Il cuore del progetto era l’installazione di un sistema fotovoltaico presso la sede della Fondazione, con l’energia in eccesso a beneficio delle famiglie coinvolte e la generazione di incentivi.

In Friuli, il progetto RECOCER, lanciato nel 2021 con oltre 5 milioni di euro di finanziamento dalla Regione Friuli Venezia-Giulia, ha istituito la più grande Comunità Energetica Rinnovabile d’Italia. Coinvolge 15 comuni e fornisce energia a circa 50.000 abitanti. Il progetto mira a sviluppare capacità di progettazione e gestione per le CER, concentrandosi su costi inferiori, valutazioni indipendenti e creazione di valore per la comunità locale.

6.2 Impatto e Replicabilità dei Modelli di Successo

I numerosi esempi in tutta Italia dimostrano un’ampia varietà di modelli di CER, inclusi iniziative a guida comunale, comunità residenziali, cooperative agricole, associazioni basate su PMI e strutture cooperative più ampie. Questa diversità sottolinea l’adattabilità del quadro CER ai diversi contesti e bisogni locali.

I fattori comuni tra le CER di successo includono una forte collaborazione tra enti pubblici e privati (ad esempio, Enel, Enostra, Bryo), lo sfruttamento strategico delle risorse rinnovabili locali (come l’idroelettrico e le biomasse), l’adozione di piattaforme tecnologiche avanzate (come Energy4Com e l’app Bryo) e un solido supporto finanziario (dai fondi PNRR e dalle assegnazioni regionali).

Le storie di successo documentate, in particolare quelle nei comuni più piccoli (ad esempio, Ferla, Biccari, Turano Lodigiano), forniscono prove convincenti di modelli replicabili. Ciò è particolarmente rilevante dato il finanziamento PNRR mirato alle comunità nei comuni con meno di 50.000 abitanti, che può accelerare significativamente la diffusione di questi schemi di successo.

Il potenziale di crescita è immenso. Le analisi del Politecnico di Milano prevedono l’emergere di circa 40.000 comunità energetiche di varie dimensioni e tipologie in tutta Italia entro il 2025. Questa espansione dovrebbe coinvolgere circa 1,2 milioni di famiglie, 200 uffici e 10.000 piccole e medie imprese in progetti di energia autoprodotta, con il numero totale che potrebbe superare le 100.000 comunità.

La diversità degli esempi di CER, dalle comunità agricole di Ragusa alle iniziative comunali di Magliano Alpi, ai progetti residenziali di Pinerolo e ai gruppi incentrati sulle PMI di Imola, indica che le CER non sono una soluzione rigida e unica. Sono invece quadri altamente adattabili che possono essere integrati senza soluzione di continuità nelle economie locali e nelle strutture sociali esistenti.

Progetti come “Energy City Hall” (Magliano Alpi) e la “Comunità Energetica Agricola” (Ragusa) dimostrano come le CER possano diventare componenti integrali della governance locale e di specifici settori industriali, rispettivamente.

Questa adattabilità suggerisce che le CER stanno promuovendo un’innovazione localizzata che va oltre la semplice produzione di energia. Stanno attivamente creando nuove opportunità per le imprese locali, promuovendo nuovi modelli di servizio e hanno il potenziale per diversificare le economie locali.

Ciò posiziona le CER come un potente strumento per migliorare lo sviluppo e la resilienza regionale, andando oltre un’agenda puramente ambientale per abbracciare una visione più ampia di vitalità economica e empowerment locale.

Conclusioni

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) rappresentano una forza trainante per la trasformazione del panorama energetico italiano, offrendo un modello che integra sostenibilità ambientale, benefici economici e coesione sociale. Il recente Decreto CER e le Regole Operative del GSE hanno fornito un quadro normativo e incentivante solido, delineando chiaramente le opportunità e le modalità di accesso.

L’aumento della potenza massima degli impianti a 1 MW e l’estensione del perimetro geografico alla cabina primaria, unitamente alle modifiche introdotte dal Decreto MASE n. 127 del 16 maggio 2025 che amplia la platea dei beneficiari del contributo PNRR ai comuni fino a 50.000 abitanti e chiarisce le spese ammissibili e gli anticipi, sono modifiche strategiche che amplificano la scalabilità e l’accessibilità delle CER, permettendo progetti più ambiziosi e un coinvolgimento più ampio della comunità.

Il sistema di incentivi a doppio livello, con la tariffa incentivante a lungo termine per tutte le CER e il contributo a fondo perduto PNRR ora esteso, dimostra un approccio politico mirato a stimolare la transizione energetica in modo equo e diffuso. Tuttavia, la complessità intrinseca della cumulabilità degli incentivi e il principio del “no doppio finanziamento” sottolineano la necessità di una pianificazione meticolosa e di una consulenza esperta.

Nonostante le notevoli opportunità, permangono sfide significative, in particolare le barriere burocratiche e i costi iniziali elevati. Queste problematiche, se non affrontate con continui sforzi di semplificazione e supporto, potrebbero rallentare il pieno dispiegamento del potenziale delle CER. La tempistica rigorosa per la costituzione delle CER rispetto all’entrata in esercizio degli impianti è un esempio concreto di come le complessità amministrative possano creare ostacoli.

Le prospettive future delle CER sono intrinsecamente legate all’innovazione tecnologica, con l’integrazione di smart grid, sistemi di accumulo e l’applicazione di tecnologie digitali come blockchain e IoT. Questo posiziona le CER come veri e propri laboratori per lo sviluppo di nuovi modelli di business che vanno oltre la semplice condivisione energetica, includendo servizi di efficienza e mobilità sostenibile. La proiezione di decine di migliaia di CER in Italia entro il 2025, con il potenziale di soddisfare una quota significativa della domanda energetica nazionale entro il 2030, evidenzia il loro ruolo cruciale nella decarbonizzazione.

Gli esempi di successo già operativi in diverse regioni italiane dimostrano la replicabilità dei modelli e l’impatto positivo che le CER possono generare a livello locale, sia in termini di risparmio energetico che di rafforzamento della coesione sociale.

Questi casi concreti fungono da catalizzatori, ispirando nuove iniziative e dimostrando che, con la giusta combinazione di supporto normativo, incentivi mirati e impegno comunitario, l’Italia può consolidare la sua leadership nella transizione verso un futuro energetico rinnovabile, decentralizzato e inclusivo.

Per realizzare appieno questo potenziale, sarà fondamentale continuare a semplificare i processi amministrativi, aumentare la consapevolezza pubblica e investire in soluzioni tecnologiche innovative, garantendo che le CER diventino accessibili a tutti i segmenti della società.

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