4 Cose Sorprendenti che Non Sapevi sugli Edifici ‘Intelligenti’ (e sull’Indicatore SRI)

Quanto è intelligente il tuo edificio

Quando pensiamo a un “edificio intelligente“, la mente corre spesso a gadget come termostati smart o sistemi di illuminazione controllabili da un’app. Sebbene queste tecnologie siano parte del quadro, rappresentano solo la punta dell’iceberg.

Ma cosa significa davvero per un edificio essere “intelligente” secondo i nuovi standard europei?

La risposta dell’Unione Europea a questa domanda è lo Smart Readiness Indicator (SRI), un nuovo strumento progettato per misurare la capacità di un edificio di adattarsi non solo per ottimizzare l’efficienza energetica, ma anche per rispondere alle esigenze degli occupanti e interagire con la rete elettrica. L’analisi di questo indicatore, ancora in fase di test in molti Paesi, sta già facendo emergere alcune verità sorprendenti e controintuitive sul futuro delle nostre case e dei nostri uffici.

1. Efficienza Energetica Massima? Non Significa Essere “Smart”

Siamo abituati a valutare la qualità energetica di un immobile attraverso il suo Attestato di Prestazione Energetica (APE in Italia o EPC in Europa). L’idea comune è che un edificio in classe A sia, per definizione, all’avanguardia. Tuttavia, le prime analisi sull’SRI smantellano questa convinzione.

La scoperta più controintuitiva è che un edificio con una classe energetica altissima non avrà necessariamente un punteggio SRI elevato. Questa non è un’ipotesi, ma una conclusione emersa chiaramente dalla fase di test in Bulgaria, dove è stato riscontrato che: “Non è sempre detto che un edificio con un’alta classe di efficienza energetica (nZEB, A) abbia un SRI elevato.”

Il motivo di questa discrepanza è semplice: l’APE si concentra principalmente su aspetti statici come l’isolamento dell’involucro e il consumo energetico di base.

L’SRI, al contrario, valuta aspetti dinamici completamente diversi: la capacità di interagire con la rete elettrica, il comfort degli occupanti, il monitoraggio avanzato e l’automazione dei sistemi. In sostanza, un edificio in Classe APE A è come un thermos ben isolato, progettato per perdere calore lentamente.

Un edificio ‘smart’ secondo l’SRI è invece un hub energetico dinamico, capace di decidere quando riscaldare i propri ambienti in base ai prezzi della rete, alla disponibilità di energia rinnovabile e agli orari dell’utente.

2. Il Tallone d’Achille degli Edifici di Oggi: la Flessibilità Energetica.

Uno dei pilastri dell’SRI è la “flessibilità energetica”, ovvero la capacità di un edificio di modificare il proprio consumo di elettricità in risposta a segnali esterni. Questo significa, ad esempio, poter usare più energia quando le fonti rinnovabili sono abbondanti e a basso costo, o ridurre il carico durante i picchi di domanda della rete. Questa funzione è cruciale per la stabilità delle future reti elettriche, sempre più dipendenti da fonti intermittenti come il sole e il vento.

Ebbene, le analisi dimostrano che proprio questa è l’area in cui gli edifici moderni sono più carenti. I test condotti a Cipro hanno evidenziato che “il punteggio per il terzo pilastro dell’SRI, la flessibilità energetica e l’interazione con la rete, rimane significativamente più basso” rispetto agli altri.

Uno studio dell’associazione IBPSA conferma questa tendenza, riscontrando punteggi molto bassi, intorno al 17-18%, in questa specifica categoria. Questa debolezza rappresenta la più grande sfida, ma anche la più grande opportunità di innovazione e miglioramento per il settore edilizio nei prossimi anni.

3. Il Paradosso della Valutazione: il Metodo “Semplificato” Può Dare un Punteggio Più Alto.

Per calcolare l’SRI, esistono due metodologie ufficiali: il Metodo A, una checklist semplificata pensata per edifici più semplici come le abitazioni unifamiliari, e il Metodo B, una valutazione più dettagliata ed esaustiva progettata per edifici non residenziali complessi. Logica vorrebbe che un’analisi più rigorosa restituisca un quadro più preciso, ma non necessariamente più “generoso”. Eppure, è emerso un paradosso.

Uno studio di valutazione (IBPSA) ha scoperto che, per lo stesso identico edificio, il metodo semplificato (Metodo A) può produrre un punteggio finale fino al 10% più alto rispetto al metodo dettagliato (Metodo B). Questo significa che un’analisi meno approfondita porta, paradossalmente, a un risultato apparentemente migliore.

La sua metodologia semplificata ha mostrato di offrire risultati più favorevoli rispetto alla metodologia dettagliata.

Questa anomalia deriva probabilmente dalla natura stessa della valutazione a checklist: un elenco semplificato offre meno occasioni a un valutatore di identificare servizi mancanti o con funzionalità ridotte, portando involontariamente a un punteggio medio più favorevole. Se non gestita, questa discrepanza potrebbe creare una preferenza per il metodo meno rigoroso, compromettendo la credibilità e la comparabilità del sistema.

4. Il Dilemma dei Proprietari: Consapevoli ma In Attesa.

L’SRI è ancora uno strumento relativamente nuovo, ma la sua notorietà sta crescendo. Un sondaggio condotto tra i proprietari di immobili non residenziali ha rivelato che ben l’83% è già a conoscenza dell’indicatore. Eppure, questa diffusa consapevolezza non si è ancora tradotta in azione.

La maggioranza dei proprietari, infatti, adotta un approccio attendista. Il 26% dichiara che agirà solo quando la legge nazionale renderà obbligatoria la valutazione, e solo una piccola minoranza (9%) ha già iniziato ad adeguarsi. Le principali barriere che frenano l’adozione sono chiare:

  • Incertezza sui costi (44%)
  • Mancanza di informazioni pratiche su come procedere (39%)
  • Ritorno sull’investimento (ROI) poco chiaro (39%)

Queste tre barriere—incertezza sui costi, mancanza di informazioni pratiche e ROI poco chiaro—convergono verso un unico, fondamentale ostacolo: l’assenza di un business case chiaro e convincente per un investimento proattivo. Come riassume l’analisi del sondaggio, l’atteggiamento del mercato è chiaro: “Questo indica un approccio ‘wait-and-see’ – molti proprietari rimangono esitanti ad implementare proattivamente l’SRI senza una pressione normativa o un ROI più chiaro.”

Cosa Significa Davvero “Smart”?

L’analisi di queste scoperte rivela una storia coerente. Il punto debole fondamentale degli edifici odierni è la loro scarsa flessibilità verso la rete (Punto 2), un’area di enorme valore i cui benefici non sono ancora pienamente compresi.

Questa incertezza è amplificata da paradossi metodologici nel calcolo dell’SRI che possono offuscare la reale preparazione di un immobile (Punto 3), contribuendo a un business case poco definito. Non sorprende, quindi, che i proprietari di immobili, pur essendo a conoscenza dell’indicatore, rimangano in una posizione di attesa (Punto 4), non convinti dalle sole metriche tradizionali come la classe energetica che, come abbiamo visto, sono un surrogato inadeguato per definire l’intelligenza di un edificio (Punto 1).

L’SRI, nonostante le sue attuali complessità, ci sta spingendo a guardare gli edifici in un modo nuovo: non più come semplici contenitori passivi, ma come attori dinamici nel sistema energetico e nel nostro benessere quotidiano.

Mentre l’SRI si prepara a diventare obbligatorio per un numero crescente di edifici, siamo pronti a ridefinire il nostro concetto di edificio “di qualità”, guardando oltre la semplice classe energetica verso un futuro di spazi realmente reattivi, confortevoli e integrati?


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